Trasformare l’economia. E’ possibile?

Un incontro per cambiare prospettiva riflettendo sui percorsi della modernità

 di Gabriele Gabrielli

gabrielliQuesto il titolo del primo incontro Estate EllePì, ideato e organizzato dalla Fondazione Lavoroperlapersona a Offida. Una serata intensa, realizzata in collaborazione con la Consulta Giovanile di Offida e con il Patrocinio del Comune della cittadina picena, che ha messo al centro della discussione il complesso tema dell’economia, sollecitata dalle riflessioni proposte dal prof. Roberto Mancini, ordinario di Filosofia Teoretica all’Università di Macerata. Perché questa iniziativa e quali le aspettative?  Le ha ricordate il Presidente della Fondazione, Gabriele Gabrielli, nel saluto introduttivo dando il benvenuto al buon numero di cittadini che ha partecipato all’evento culturale nel Parco Pablo Neruda, allestito per l’occasione in un piccolo e accogliente salotto nel verde.

La locandina dell'evento culturale

La locandina dell’evento culturale

Un ringraziamento particolare è stato rivolto all’Amministrazione Comunale e al Vice Sindaco e Assessore alla cultura, avv. Isabella Bosano, presente all’incontro. “Vogliamo tessere con i cittadini un dialogo sui temi che caratterizzano l’impegno della Fondazione Lavoroperlapersona e facilitare soprattutto una conoscenza più diretta dei giovani” – ha sottolineato il Presidente – “per condividere uno spazio comune di crescita di consapevolezza su alcuni temi decisivi per la nostra vita, e l’economia certamente è uno di questi”. L’idea che c’è dietro a questi incontri è soprattutto quella  – ha aggiunto il Presidente ricordando alcune delle domande che cittadini sempre più disorientati si pongono vivendo il fluire incerto degli eventi e delle scelte in campo economico – di sollecitare l’ascolto e il confronto con prospettive diverse, per poter indossare lenti capaci di farci vedere il mondo in modo diverso creando lo spazio per la responsabile azione di ciascuno”.

Uno spunto ripreso da Alessandra Premici, Presidente della Consulta Giovanile di Offida, che ha sottolineato il significato dell’epigrafe che si legge aprendo l’ultimo libro scritto dal prof. Mancini (Trasformare l’economia, Franco Angeli, Milano, 2014 ospitato nella collana di volumi della Fondazione Lavoroperlapersona). John M. Keynes scriveva che “la difficoltà non sta nelle idee nuove, ma nell’affrancarsi dalle idee vecchie, le quali, per coloro che sono stati educati come lo è stata la maggioranza di noi, si ramificano in tutti gli angoli della mente”. Per questo è necessario allenarsi al nuovo, “promuovendo e praticando iniziative come questa” – ha aggiunto Alessandra Premici – collocando in questa chiave la partecipazione della Consulta Giovanile.

Parco Pablo Neruda. Uno sguardo d’insieme dell’incontro

Parco Pablo Neruda. Uno sguardo d’insieme dell’incontro

Partendo proprio da questi aspetti il prof. Mancini ha sviluppato le sue articolate riflessioni ripercorrendo la mappa del suo libro. A cominciare dal falso mito del “crollo delle ideologie”. Non è vero che le ideologie sono crollate, perché ce n’è una – il liberismo – che ci sta governando e che riesce ad alterare anche la realtà. Le sue idee, le categorie ideologiche che ha forgiato nel tempo ci stanno facendo credere che nasciamo per competere, per superare qualcun altro, per vincere. Questa però – secondo Roberto Mancini – è una falsità antropologica perché “stiamo al mondo per cooperazione, non certo per competizione”. Siamo al mondo per la cura delle madri, per l’accoglienza della terra, per il calore delle relazioni. Questa ideologia si è trasformata così in una vera e propria “cultura del mercato” che fuoriesce dal campo più strettamente economico per diventare ideologia dell’intera società.

 

Non parliamo più solo, infatti, di “economia di mercato”, ma di “società di mercato” nel falso senso attribuitogli dall’ideologia liberista. In realtà il significato originario di mercato è diverso e altrove; individua relazioni, incontri, contaminazioni, apertura e convivenza. Il rischio che stiamo correndo è di rimanere ingabbiati nelle logiche di questa cultura che ci induce anche a pensare che “il capitalismo sia un sistema insuperabile”. “Ma chi l’ha detto?”, interroga con forza Mancini; “arriverà un momento in cui qualcuno riderà di questa convinzione” che ci avvolge come una camicia di forza prodotta dalla cultura. Cosa fare allora? Non c’è solo una leva per intraprendere quello che Mancini chiama il “cammino della trasformazione” necessario per destarci da quest’assopimento. Non basta certo l’economia, né la filosofia, né la scienza, né l’educazione. Non possiamo d’altro canto aspettarci niente dalla politica che è prigioniera della sua cultura fondata sulla conservazione del potere e non sulla ricerca della convivenza dove non ci sono vinti e vincitori, cittadini ed esclusi. Occorre allora – è l’invito dello studioso dell’Università di Macerata – un lavoro integrato su più piani che metta comunque al centro il risveglio spirituale ed etico di ciascuno di noi.

Un momento della lezione del prof. Roberto Mancini

Un momento della lezione del prof. Roberto Mancini

Non c’è trasformazione – che non significa mero riformismo né rivoluzione violenta contro qualcuno – senza il protagonismo attivo della nostra coscienza individuale. E’ da qui che può ripartire la “responsabilità” della trasformazione di un modello di vita disumano e che non possiamo subire. Questa sudditanza all’ideologia di un mercato costruita per alleviare le pene di molti (che concede qualche aiuto ai milioni di poveri) e arricchire solo pochi eletti non appartiene alle sapienze antropologiche del mondo e all’esperienza dell’umano.  Non appartiene alla migliore tradizione occidentale, né alla tradizione cristiana, né alla sapienza indiana, islamica, né alla tradizione africana ecc. (alla ricostruzione dei tratti dell’umanità propri delle varie sapienze antropologiche e tradizioni Roberto Mancini dedica un intero capitolo del suo libro).

 

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C’è un gran lavoro da fare, dunque, per imboccare un’altra via, quella di un agire economico responsabile e liberato dalla cultura del mercato come ideologia. Molto dipende comunque dall’educazione – il campo di azione scelto dalla Fondazione Lavoroperlapersona per il suo impegno – perché senza questa qualunque azione tecnica o politica volta al cambiamento mancherebbe “di radici e di respiro”. Altrettanto importante però  “è l’incontro tra le generazioni”. Da soli non si combina nulla o poco, dunque c’è solo da sperimentare nella concretezza della vita la costruzione di spazi comunitari per il bene comune, una sorta di “zone franche” dove la persona è al centro. Non possiamo continuare a convivere con un’ideologia disumana che ci fa soffrire e non ci porta da nessuna parte.

 

Profilo dell’autore

Gabriele Gabrielli è Presidente della Fondazione Lavoroperlapersona e docente di Organizzazione e gestione delle risorse umane all’Università LUISS Guido Carli e all’Università Politecnica delle Marche (sede di San Benedetto del Tronto) E’ Direttore del programma Executive MBA della Luiss Business School. Giornalista pubblicista, formatore e coach, i suoi ambiti di attività riguardano la consulenza, ricerca e educazione nel campo dello sviluppo organizzativo, leadership e risorse umane. Tra i suoi volumi più recenti ci sono (con Profili S.),Organizzazione e gestione delle risorse umane, Isedi, Torino, 2012;  Post–it per ripensare il lavoro, Franco Angeli, Milano 2012; People management, Franco Angeli, Milano 2010.

 

 

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