Gestire il patrimonio culturale: sfida e necessità per la comunità

La cultura – come si recita spesso – rappresenta l’identità e la storia di una comunità, le sue radici più profonde e, proprio per questo, ne disegna le sue prospettive e il suo futuro. Nello stesso tempo, però, non c’è altrettanta attenzione in Italia per la promozione e valorizzazione di questo immenso patrimonio culturale. Un problema di gestione e di organizzazione, dunque, che non sviluppa appieno la potenziale generatività che la cultura può esprimere per la comunità.

La Fondazione Lavoroperlapersona ha promosso e realizzato nel 2019 – con il sostegno della Fondazione Cariverona e in collaborazione con ISTAO e Fondazione Colocci – la prima edizione del Master in Cultural Heritage Manager. Un percorso formativo full-time – della durata complessiva di 9 mesi – volto alla creazione di un professionista nella progettazione e nella gestione di progetti complessi a carattere culturale. Una vera e propria figura manageriale, dunque, con doti gestionali e relazionali, in grado di leggere contesti, identificarne fabbisogni e lavorare per obiettivi.

Il percorso formativo si è articolato – nella prima parte – in quattro mesi di lezioni in cui sono state affrontate diverse tematiche: una analisi del “Sistema Cultura” in Italia, volto a comprenderne caratteristiche, qualità, problematiche, reti e convergenze; lo studio degli strumenti idonei per le progettualità culturali: digital marketing, gestione del budget e progettazione europea; e, infine, le modalità attraverso cui coniugare organizzazione e cultura: modelli organizzativi, leadership, knowledge management e comunicazione.

Al termine delle lezioni, si è svolto un Team Project Work finalizzato alla realizzazione del progetto di promozione della mostra Angelo Colocci e Raffaello. I numeri della Bellezza in cantiere a Jesi nel 2020. Il progetto, poi, è stato presentato venerdì 28 Giugno presso la Fondazione Colocci di Jesi alla presenza delle istituzioni e dei vari partner del progetto.

In questo momento, i 19 studenti del Master stanno compiendo il loro periodo di stage – della durata di 4 mesi – presso istituzioni, organizzazioni e imprese impegnate, a vario titolo, nella promozione della cultura. Oggi abbiamo deciso di intervistare Veronica Trasarti, studentessa del Master che sta realizzando il suo periodo di stage presso la Fondazione Lavoroperlapersona.

1) Veronica, cosa ti ha spinto a partecipare ad un Master per “Manager del Patrimonio culturale?”

Dopo gli studi in Filosofia e un’esperienza di un anno alla Biblioteca Salaborsa di Bologna sentivo la necessità di completare la mia formazione. Avevo acquisito un modo di pensare e sperimentato dall’interno un ambiente culturale molto vivo, ma mi mancavano alcune competenze tecnico-gestionali per poter incidere davvero sulla realtà che mi circondava.

2) Perché hai deciso di compiere il tuo periodo di stage nella Fondazione Lavoroperlapersona?

Ho sentito un’affinità con la sua mission. Uno degli obiettivi della Fondazione è quello di dare una chiave di lettura alla complessa società contemporanea, cercando di rigenerare i legami tra le persone e tra le generazioni, sia nel mondo del lavoro che nella società civile in genere. Contribuire a creare una società aperta, solidale e accogliente è anche per me il miglior modo di fare cultura.

3) Quale è, secondo te, l’importanza di una figura come quella del Cultural Heritage Manager all’interno di una organizzazione (sia essa pubblica o privata)?

La nuova frontiera dello sviluppo socioeconomico è la progettazione partecipata, svolta in sinergia da organizzazioni, imprese e istituzioni. Quella del CH Manager è una figura sufficientemente ibrida da costituire un ponte tra mondi diversi.

4) Alla conclusione delle lezioni, avete avuto modo di esercitarvi con il Team Project Work relativo al piano di promozione e comunicazione della mostra Angelo Colocci e Raffaello. I numeri della Bellezza. In che modo il percorso formativo del Master può aiutare nella promozione, gestione e realizzazione di eventi culturali di questo tipo?

Con i colleghi del Master abbiamo spesso riflettuto sulla deriva autoreferenziale della cultura in Italia. Questo percorso ci ha insegnato che non bisogna mai perdere la relazione con il mondo esterno. Le prime domande che dobbiamo porci sono: “A chi ci stiamo rivolgendo? Quali sono i linguaggi e i mezzi più adatti a comunicare con queste persone?” Il settore culturale ha bisogno di strategie innovative ed efficaci sia nella gestione che nella comunicazione.

5) Per concludere: cosa ti aspetti di aver imparato al termine di questo percorso?

Spero di riuscire a far sedimentare quanto appreso dai molti docenti e professionisti durante le lezioni frontali e di poterlo restituire al territorio. Nel concreto, gestire in autonomia e con professionalità progetti e attività culturali.


Download PDF
GENERAZIONI AL CINEMA… SOTTO LE STELLE