Webinar EllePì – Le povertà educative: l’educazione tra scuola, comunità e relazioni

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La vera misura dello sviluppo di un paese è l’efficacia con cui provvede ai propri bambini: alla loro salute e incolumità, alla loro sicurezza materiale, alla loro istruzione e socializzazione, al loro senso di essere amati, stimati e integrati nelle famiglie e nelle società in cui sono nati[1].

Nel 2014, 10 anni fa, Save The Children proponeva la definizione di povertà educativa: privazione da parte dei bambini e degli adolescenti delle possibilità di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni. Una condizione non facilmente riconoscibile, troppo spesso latente e di cui ancora oggi non si ha completa consapevolezza, ma migliorano i dati sulla percezione del fenomeno: da un sondaggio condotto dall’Istituto nazionale di ricerca Demopolis per Con i bambini, nel 2022, quasi il 90% del campione intervistato aveva sentito parlare di povertà educativa e, di questi, solo il 26% non sapeva cosa fosse. Ma una presa di coscienza del fenomeno equivale ad una sua presa in carico? Tra tutte le povertà che siamo chiamati a contrastare, dove collochiamo – quantitativamente e qualitativamente – quella educativa?

La complessità del nostro tempo richiede una analisi più approfondita dei tanti fenomeni che sono concausa della povertà educativa: ciò che siamo chiamati a rilevare e a sanare coinvolge non solo le agenzie educative, ma anche tutti i contesti all’interno dei quali si muovono i minori. In questa complessità e pluralità di fattori, parliamo di povertà educative, tante quante potrebbero essere i contesti analizzati. Nel report già citato di Demopolis è evidenziato come l’85% del campione è convinto che non spetti solo alla scuola la responsabilità della crescita dei minori, ma che richieda il coinvolgimento dell’intera comunità. Non è, quindi, unicamente responsabilità del sistema scuola colmare il divario di competenze ed opportunità per i bambini e le bambine, le adolescenti e gli adolescenti, i giovani e le giovani.

Se la ricerca ha evidenziato il carattere quantitativo dell’emergenza, meno nitide sono le sue componenti qualitative: ogni persona apprende con i suoi tempi e le sue caratteristiche, e non sempre queste risorse sono nitidamente rilevate. Le stesse condizioni di partenza per ogni territorio sono differenti: come si rileva il grado di efficacia di un percorso inteso ad abbattere la povertà educativa? Con quali nuovi strumenti si sostiene? E laddove è grande la difficoltà a garantire le medesime occasioni e i medesimi strumenti per arginare il problema, l’elemento che fa la differenza è la relazione educativa. È nella relazione educativa che ogni singolo individuo – e gli individui in gruppo – partecipano alla reciproca crescita. Ed ogni componente di tale relazione, in qualsiasi contesto ed a maggior ragione in quelli più difficili, deve essere sostenuto. Quali sono, allora, le professionalità chiamate in causa e la responsabilità educativa che viene assegnata loro?

[1]UNICEF, Prospettiva sulla povertà infantile: un quadro comparativo sul benessere dei bambini nei paesi ricchi, Report Card Innocenti n. 7, 2007, UNICEF Centro di Ricerca Innocenti, Firenze. 



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