#Blog EllePì – Morti sul lavoro, la sicurezza deve essere una priorità

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La cronaca delle ultime settimane, con nuove vittime tra i lavoratori, riporta drammaticamente al centro del dibattito pubblico il tema della sicurezza. Gli ultimi in ordine di tempo si chiamavano Alessandro Brigo e Andrea Lusini, due operai che hanno perso la vita in un incidente a Villanterio, in provincia di Pavia; prima di loro Federico Regoli, Matteo Leone, Luana D’Orazio, Maurizio Gritti e Christian Martinelli, sono rimasti uccisi in diversi incidenti sui rispettivi posti di lavoro. Questi episodi hanno suscitato grande commozione, ma anche un profondo sgomento per una tragedia che continua a reiterarsi.

Secondo i dati dell’Inail, nei primi tre mesi del 2021 ci sono stati due decessi al giorno sui luoghi di lavoro. Le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Istituto tra gennaio e aprile sono state 171.870 (-0,3% rispetto allo stesso periodo del 2020), 306 delle quali con esito mortale (+9,3%). In aumento le patologie di origine professionale denunciate, che sono state 18.629 (+26,1%). I dati mensili sono fortemente influenzati dall’emergenza Coronavirus.

Come è stato possibile che, nonostante la chiusura totale o parziale di molte attività a causa della pandemia, siano aumentati i morti e i feriti sul lavoro? Anziché investire sulla sicurezza, forse si risparmia? I sindacati hanno indetto diverse mobilitazioni per chiedere maggiori garanzie e tutele. Non basta, infatti, indignarsi, né indire scioperi dopo che le tragedie si sono consumate. Non bastano nemmeno le leggi, se queste non vengono applicate e se non si adottano maggiori attenzioni rispetto all’incolumità dei lavoratori. Risulta evidente che la questione non può essere trattata in modo emergenziale, ma serve un approccio strutturato, che si focalizzi sulla prevenzione e su un maggiore controllo dell’applicazione delle regole. Bisogna prendersi cura dei lavoratori, non pensare solo al profitto, ma al bene più importante, che è la vita di ogni singola persona.

“Fermiamo la strage nei luoghi di lavoro” è lo slogan della campagna di iniziative unitarie che ha avuto inizio il 20 maggio con le assemblee su tutti i luoghi di lavoro. La mobilitazione sostiene le richieste avanzate da Cgil, Cisl, Uil al Governo e intende “imprimere un cambio di rotta in tema di salute e della sicurezza attraverso un piano d’interventi che porti al rispetto della sicurezza e della salute sul lavoro, della regolarità contrattuale e della legalità”, hanno spiegato i rappresentanti sindacali.

Uno sguardo ai dati aiuta a capire meglio le proporzioni di questo dramma. Per quanto riguarda gli infortuni, tra i settori economici si distingue ancora per numerosità degli eventi il settore Ateco “Sanità e assistenza sociale”, che nel primo quadrimestre di quest’anno presenta comunque una diminuzione del 25% degli infortuni avvenuti in occasione di lavoro rispetto al pari periodo del 2020, sintesi di un +162% del primo bimestre e di un -72% del secondo bimestre. Dall’analisi territoriale emerge una diminuzione delle denunce soltanto nel Nord-Ovest (-13,5%), al contrario delle Isole (+8,4%), del Sud (+7,1%), del Centro (+6,5%) e del Nord-Est (+6,3%). Tra le regioni, i maggiori decrementi percentuali sono quelli di Valle d’Aosta, Provincia autonoma di Trento, Piemonte e Lombardia, mentre gli incrementi percentuali più consistenti sono stati rilevati in Molise, Basilicata e Campania.

Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Inail entro il mese di aprile sono state 306, 26 in più rispetto alle 280 registrate nel primo quadrimestre del 2020 (+9,3%) e in linea con quelle del primo quadrimestre 2019 (303 eventi mortali). Il confronto tra il 2020 e il 2021, come detto, richiede però cautela, in quanto i dati delle denunce mortali degli open data mensili, più di quelli delle denunce in complesso, sono provvisori e influenzati fortemente dalla pandemia, con il risultato di non conteggiare un rilevante numero di “tardive” denunce mortali da contagio Covid-19, in particolare del mese di marzo 2020, entrate negli archivi solo nei mesi successivi alla fotografia scattata il 30 aprile 2020. Si fa notare, inoltre, che i decessi causati dal Covid-19 avvengono dopo un più o meno lungo periodo di tempo intercorso dalla data del contagio.

Infine, le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail nel primo quadrimestre del 2021 sono state 18.629, 3.861 in più rispetto allo stesso periodo del 2020 (+26,1%), sintesi di un calo del 26% nel periodo gennaio-febbraio e di un aumento del 154% in quello di marzo-aprile, nel confronto tra i due anni. Le patologie denunciate tornano quindi ad aumentare, dopo un 2020 condizionato fortemente dalla pandemia, con denunce in costante decremento nel confronto con l’anno precedente.

Il grido di dolore di Manuela, sorella di Alessandro Brigo, uno degli operai che hanno perso la vita a Villanterio, è allo stesso tempo un appello e una denuncia che non può restare inascoltata: “Basta, non si può morire per lavorare“.


Asmae Dachan è giornalista professionista e scrittrice italo-siriana, è esperta di Medio Oriente, Siria, Islam, dialogo interreligioso, immigrazione e terrorismo internazionale, iscritta all’Ordine dei Giornalisti delle Marche dal 2010 lavora come freelance per diverse testate nazionali e internazionali. Responsabile Ufficio Stampa Fondazione Lavoroperlapersona.. Attivista per la pace e la non violenza, è stata nominata nel 2013 Ambasciatrice di Pace a vita  dell’Università per la Pace della Svizzera. Il 2 giugno 2019 è stata insignita del titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

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