Guidati dai dati: lavoro e umanità del futuro

Nell’economia odierna un termine che va molto di moda è “Data-driven”. Ma di che cosa si parla quando si parla di “una società guidata dai dati”? Cosa sono i Big Data?

Letteralmente, “Big Data” significa “grandi dati”; il termine, però, indica la capacità di estrapolare, analizzare e mettere in relazione un enorme quantità di dati eterogenei, strutturati e non, per scoprire i legami tra fenomeni diversi e prevedere quelli futuri. Un sistema diventa “Big” quando aumenta il volume dei dati e la velocità di informazioni che il sistema deve poter acquisire e gestire al secondo. Giusto per dare un’idea, si stima che tutte le informazioni accumulate nel mondo nel corso degli ultimi due anni hanno superato l’ordine del Zettabyte (10 alla ventunesima byte). L’immagine più chiara per comprendere il concetto di “Big Data” la offre Dave Menninger, Head of Business Development & Strategy di Greenplum (Divisione DELL-EMC): “il pianeta è diventato un organismo vivente, che comunica continuamente e internet ne rappresenta il sistema nervoso”.

Di fronte a questo cambiamento epocale, anche le imprese investono sempre nella raccolta e nell’utilizzo dei dati. Possiamo parlare di vere e proprie data-driven company, nelle quali ogni persona può utilizzare i dati a disposizione per prendere decisioni migliori grazie allo studio di questa mole immensa di informazioni. Ma raccogliere i dati, ovviamente, ancora non basta: la vera ricchezza sta nella capacità di saper analizzare i Big Data, sia attraverso computer sempre più potenti, sia attraverso il machine learning, cioè grazie alla autonoma capacità di imparare che stanno acquisendo i software di indagine.

Le aziende hanno dirottato forti investimenti nella loro abilità di saper raccogliere ed analizzare i dati perché, grazie a questi ultimi, hanno la possibilità di generare notevoli vantaggi competitivi. I dati, perciò, devono essere considerati non più come semplici numeri ma come un asset fondamentale per garantire il successo dell’impresa sul mercato. Non a caso oggi si parla del concetto di Industria 4.0 che pone l’azienda al centro di un ecosistema auto-adattivo connesso al proprio interno e con il mondo esterno, il tutto attraverso il ricorso a tecnologie digitali e l’utilizzo di sistemi per la gestione e l’analisi di dati.

Quali implicazioni può avere tutto ciò sul mondo del lavoro?

Non è difficile capire come il mondo del lavoro stia rispondendo a questa nuova esigenza. La storia insegna che necessità fa virtù e che l’uomo è sempre stato in grado di superare le sfide che si è trovato ad affrontare. La digital transformation ha portato, infatti, alla nascita di nuove figure professionali che sono sempre più richieste dalle organizzazioni che fanno uso di dati ovvero:

  • Data scientist o Data analyst: colui che raccoglie ed elabora i dati che circolano in rete analizzando i linguaggi di programmazione e dandogli un senso compiuto;
  • Data engineer o Data architect: colui che è in grado di estrarre le informazioni dai dati;
  • Data translator: colui che una volta estrapolati i dati riesce a fare le domande giuste allo scientist per trovare poi una soluzione.

Altre figure sono gli specialisti di cloud computing, della cyber security, del service strategy, i tecnici dell’hardware e del software, del system engineer ma l’elenco potrebbe ancora continuare. L’avvento di queste nuove figure è stato quanto mai rapido e ha provocato un trade-off tra domanda e offerta: le aziende hanno sempre più necessità di figure specializzate nell’ICT (information and comunication tecnology) e la domanda cresce, ma l’offerta stenta a soddisfare le esigenze.

Questo dimostra quanto la digital trasformation non sia, semplicemente, un ostacolo per l’uomo. Nel processo volto a migliorare l’efficienza, infatti, alcune funzioni possono essere cancellate ma altre se ne creano, ed è l’uomo stesso che deve saper cogliere queste nuove opportunità. Il punto, infatti, rimane saper sempre mettere al centro dell’economia e del lavoro la persona, affinché essa sia la protagonista del processo di trasformazione e non una semplice appendice di quest’ultima. La ricchezza dei dati dipende dalla ricchezza dell’uomo.  

 

 

 

Francesco Saverio Calvario è uno studente di Economia della Libera Università Internazionale degli Studi Sociali “Guido Carli” di Roma, all’ultimo anno magistrale. Nel corso dei suoi studi ha dirottato i suoi interessi alla consulenza strategica per le imprese, approfondendo le tematiche della gestione delle risorse umane.

 

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