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Vademecum della democrazia. Un dizionario per tutti, Ave, Roma 2013

di Silvia Pierosara

pierosaraIl Vademecum della democrazia si presenta al lettore come una selezione sapientemente articolata di quarantotto voci fondamentali che restituiscono il senso e lo spessore del lessico politico democratico tanto da un punto di vista storico-concettuale quanto nella prospettiva temporale di un’analisi del presente e del disegno di una dimensione futura abitabile e umana. Il testo, curato da Roberto Gatti, Luca Alici e Ilaria Vellani, si caratterizza per un formato e una veste grafica che rendono agevole la consultazione; il suo obiettivo è riattivare le risorse democratiche di un pubblico ampio senza cedere a scorciatoie o banalizzazioni che incarnano il senso deteriore delle opere di carattere divulgativo.

Tale operazione di elevato valore scientifico e civile – che, grazie anche al coinvolgimento di insigni studiosi e personaggi della vita pubblica, riesce a coniugare in modo esemplare rigore e chiarezza – si traduce in un’opera di respiro plurale il cui tratto comune consiste nella ferma volontà d’intendersi sui termini chiave della vita democratica. Dal punto di vista del contenuto, il retroterra che unifica e cementa le diverse voci redatte da differenti autori si può rintracciare nell’«attaccamento ai principi fondamentali della nostra carta costituzionale» (p. 6) e nella comune preoccupazione per «le sorti della democrazia in questo delicato frangente della sua storia» (ibidem).

dizionarioL’esigenza di chiarificazione terminologica è dunque la cartina di tornasole del volume che, da un lato, ripercorre con precisione e profondità in tutto il loro spessore storico alcuni concetti cardine della democrazia e, dall’altro lato, pone all’attenzione del lettore alcune sfide nuove per il panorama politico contemporaneo, come la relazione tra uomo e ambiente, il dibattito intorno a questioni di bioetica, la finanziarizzazione dell’economia, la laicità. La condivisione dei significati, secondo la prospettiva dei curatori, non è secondaria rispetto alla vita democratica; al contrario, essa ne è un presupposto fondamentale: per poter partecipare al discorso pubblico nell’ottica dell’intesa è necessario parlare la stessa lingua e attingere a un vocabolario unico all’insegna della trasparenza e della coerenza interna del sistema. L’istanza di chiarificazione è tuttavia ben lontana dalla retorica della trasparenza che oggi imperversa nel panorama politico e che non è sempre accompagnata da un’adeguata riflessione sulla fiducia e sulla speranza come cifre politiche fondamentali. Trasparenza e fiducia camminano insieme nell’ottica della tutela dei cosiddetti «beni relazionali». Si può affermare che uno dei pregi del volume consiste nel riuscito equilibrio tra approfondimento storico-concettuale e risposta a sfide nuove e urgenti, proprio perché non si tratta di una mera opera di erudizione, ma piuttosto di uno strumento la cui realizzazione è già di per sé esercizio di cittadinanza democratica.

Nel Vademecum della democrazia trovano adeguata trattazione anche alcuni temi vicini alla sensibilità della Fondazione Lavoroperlapersona, a partire dall’esigenza di restituire centralità e spessore alla dimensione pubblica dell’etica come linfa vitale della democrazia: in particolare, le voci comunità, relazione e lavoro, ciascuna attraverso le proprie lenti e da una propria angolatura, restituiscono l’esigenza di prendere distanza dalla strumentalizzazione della persona e dell’insieme delle sue relazioni. Detto altrimenti, sotto traccia tali voci suggeriscono al lettore l’esigenza che la politica coltivi uno spazio ulteriore rispetto alla gestione strategica della vita comune; allo stesso modo, si fa strada la persuasione che in una democrazia vitale e sana la dimensione lavorativa debba essere al servizio della persona e non viceversa; infine, si profila l’idea per cui la vita personale debba muovere dal riconoscimento di una originaria relazionalità che eccede la contingenza delle storie di vita ricomprendendole entro un’istanza di senso unificante.

Per tali ragioni, un complesso istituzionale autenticamente democratico deve mettere al centro la dimensione relazionale della persona e accogliere su tale base le sfide della convivenza, riattualizzando l’idea, così spesso disattesa nella prassi politica, del bene comune come fondamento e orizzonte dell’agire umano. Contro ogni riduzionismo, l’idea di democrazia che emerge dal Vademecum è quella di una cornice non meramente formale in cui sia possibile promuovere, oltre che tutelare, l’intero volume dei beni relazionali all’interno dei quali la persona possa fiorire senza cedere al cinismo corrosivo e all’egoismo elevato a sistema. Le pratiche democratiche, sembra suggerire in modo corale il volume, non devono limitarsi a incidere in modo formale sulle istituzioni, ma devono piuttosto essere in grado di convertire lo sguardo dei cittadini verso il bene comune, orientare l’agire individuale alle dinamiche partecipative nell’ottica della promozione della relazionalità. In modo altrettanto corale emerge l’esigenza di ripensare la sfera pubblica come un habitat accogliente e inclusivo rispetto alla vita personale.

 

Profilo dell’autore

Silvia Pierosara, dottore di ricerca in Filosofia e teoria delle scienze umane presso l’Università degli Studi di Macerata.

 

Per approfondire

Gatti G., Vellani I., Alici L. (2013), Vademecum della democrazia. Un dizionario per tutti, Editrice AVE, Roma.

 

 

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