L’etica come cura del tempo

di Melissa Vallesi

m_vallesi“And did you exchange
a walk on part in the war for a lead role in a cage?”

Pink Floyd, Wish you were here

 

L’abitare non si esaurisce nel godimento del mondo, nell’occupare uno spazio o nel presiedere una posizione sociale, religiosa, politica. Il suo senso più profondo sta nell’essere in relazione con chi e con ciò che ci circonda. Quotidianamente solchiamo il terreno della condivisione delle esperienze e delle idee. Ci contaminiamo, ci confrontiamo con il familiare, il collega, lo straniero, con eventi prossimi e lontani. Oscilliamo tra le precomprensioni e l’incertezza dell’Altro, il rischio del diverso, di colui che non ci aspettiamo e per questo può metterci in questione.

Lucia, Marco, Giovanna, godono del mondo! Non i soggetti giuridici, gli avatar o i profili social! La messa in questione ci riguarda nella nostra unicità e spazza via ogni maschera. Quando ci imbattiamo nella sofferenza, nell’ingiustizia, in un atto di carità, nella bellezza di un volto, nell’innocenza di un bambino, nella forza di un’idea o di un valore, siamo feriti, distolti dalla routine, siamo vivi. In quel preciso istante, il presente si dilata fino a diventare spazio abitabile. Questa è la durata del tempo che non ci è dato quantificare né possedere. È qui che l’egoismo va in perdita, si contrae, per cedere spazio alla pazienza dell’ascolto. Senza esercitare alcun potere deduttivo o di anticipazione, la coscienza scova in se stessa la traccia di un passato immemorabile, senza tempo, infinito: non siamo responsabili degli altri perché abbiamo fatto qualcosa, perché siamo cittadini sottoposti alla legge o perché ci conviene. Siamo responsabili semplicemente perché siamo unici, esseri umani. E come lo siamo noi, lo sono stati gli antenati e lo saranno i posteri. Da tempo infinito, la responsabilità ci riguarda, ci costituisce, ancor prima del godimento del mondo.

L’incontro con il volto dell’altro porta la traccia dell’Infinito. Ciò che credevamo perdita, cioè la messa in questione del nostro potere, si fa ricchezza: siamo più di quel che possediamo, siamo da tempo immemorabile esseri umani, al di là di ogni concettualizzazione, di ogni cultura, credo, etnia e condizione sociale. Rispondere alla voce del prossimo inaugura il dialogo infinito come ricerca congiunta del comune e del diverso, mutua fecondazione con ciò che ciascuno apporta. Dialogando riconosciamo implicitamente ed esplicitamente che non siamo autosufficienti. Proprio perché l’Io non si annulla ma si contrae evitando di totalizzare l’esistenza nostra e altrui, possiamo abitare la socialità. Qui è possibile dirsi, donare il proprio tempo, stare in ascolto, esporsi all’altro come atto di responsabilità nel presente stesso e verso il presente dell’altro, che può sederci vicino, abitare lontano o non essere ancora nato.

Se l’appello alla responsabilità è rivolto ad esseri unici come nomi propri, non dobbiamo rispondere attraverso la maschera. Occorre fare molta attenzione alla standardizzazione e all’omologazione. Quando è chiamata in causa la nostra umanità, non possiamo rispondere in base a ciò che tutti dicono, hanno sempre detto e direbbero. Nel dialogo non siamo soltanto responsabili dell’altro ma anche di noi stessi, della ricchezza che custodiamo. Dirsi e disdirsi dunque. Essere capaci di guardare il mondo da prospettive diverse, confrontarsi. Non relativismo, ma esporsi lasciando che l’altro si affacci, senza invaderlo.

Oggi abbiamo davvero poco tempo per parlare e ci dis-abituiamo sempre più all’esperienza della pazienza come prossimità, silenzio etico, di relazione. In questa soglia siamo invitati a diffidare da tutte le derive utilitaristiche, razionaliste ed estremamente individualistiche del nostro tempo storico: nessuna fusione o riduzione dell’altro ad oggetto, ma Noi come incontro che rispetta le differenze, fonte della vera ricchezza! L’essere umano che si approccia all’altro solo per conoscerlo, studiarlo, analizzarlo, anticiparlo, possederlo, sfruttarlo, vuole evitare di essere messo in discussione. Riduce tutto e tutti al tempo astratto degli orologi, ovvero della coscienza. Eliminando ogni durata, preferisce la quantità alla qualità.

L’esercizio del potere sull’altro si riflette nel rapporto malato e fittizio con il tempo, che diventa nemico da combattere, qualcosa da cui fuggire, da riempire, da inseguire o da strumentalizzare. Pensiamo all’angoscia del futuro, all’apatia del presente e alla nostalgia del passato che troppo spesso si affacciano nei volti. Riflettere allora sul modo di percepire e vivere (o forse, non vivere) il tempo, ci aiuterebbe a capire il tipo di relazione o non-relazione con gli altri. L’etica può essere una cura del tempo in quanto educa infinitamente alla cura del Noi. Educa la libertà di essere, di dire e di fare di fronte ad altri, mantenendo lo spazio del mistero non ponderabile e non afferrabile. Educa il modo di porsi verso se stessi nell’abitare il mondo e nel godere di esso. Lontana da ogni relativismo, l’etica grida l’urgenza di un patto antico col Bene che orienta il pensiero, finalmente capace di approcciare il prossimo in un tempo umano. Non autosufficienza, ma affidamento ad altri, esposizione, stare sulla traccia dell’Altro di fronte ad altri.

 

 

Per approfondire

E. Lévinas, Totalité et infini, Paris, M. Nijhoff, The Hague, 1971; tr. it. di A. Dell’Asta, Totalità e infinito, Milano, Jaka Book, 1977.

E. Lévinas, Ethique et infini. Dialogues avec Philippe Nemo, Paris, Librairie Arthème Fayard et Radio-France, 1982.

H. Bergson, L’évolution créatrice, Paris, Prasses Universitaries de France, 1941; tr. it. di F. Polidori, L’evoluzione creatrice, Milano, Cortina Editore, 2002.

P. Freire, Educaçâo come pràtica de liberdade, 1973; a cura di L. Bimbi, Milano, Arnoldo Mondadori, 1973.

R. Panikkar, L’altro come esperienza di rivelazione. Dialogo con Achille Rossi, Cooperativa L’Altrapagina, 2008.

 

Profilo dell’autore

Melissa Vallesi ha conseguito la Laurea Magistrale in Scienze Filosofiche, presso il Dipartimento di Filosofia e Scienze Umane dell’Università degli Studi di Macerata, approfondendo i temi della filosofia teoretica, dell’etica e dell’antropologia e della filosofia dei diritti e delle culture. Attualmente, lavora nell’ambito del marketing e della comunicazione presso Amicucci Formazione srl.

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