Fiducia sistemica e interpersonale

di Alessandro Colella

colellaQualche tempo fa, ho avuto il piacere di partecipare con altri giovani ricercatori italiani a una Summer School sui Beni Relazionali, organizzata a Offida dalla Fondazione Lavoroperlapersona. Il tema sul quale ci siamo concentrati è stato la fiducia. Un tema di estrema attualità che la Fondazione ha pensato, per l’appunto, di “affidare” a un gruppo di Docenti provenienti da diversi campi del sapere: filosofico, giuridico, organizzativo, economico e sociologico. La multidisciplinarietà dei Docenti e dei ricercatori, anch’essi provenienti da ambiti di studio diversi, è stata, almeno per quanto mi riguarda, il valore aggiunto delle giornate di studio trascorse a Offida.

Giornate intense e faticose: l’interdisciplinarietà vissuta e non soltanto pronunciata è tanto indispensabile quanto ostica; essa, infatti, illumina i limiti di ogni tentativo di autoreferenzialità disciplinare, da quelli più escludenti a quelli più mascheratamente includenti, costringendo al dialogo, a una costante critica e autocritica, all’assunzione della prospettiva linguistica e concettuale della disciplina con cui ci si confronta. Un vero e proprio lavoro su se stessi e sulle categorie con le quali si è abituati a leggere e raccontare il mondo, che richiede tanta pazienza e tanto coraggio nell’accettare il rischio di fraintendersi, non capirsi, sbagliarsi. Un rischio che, se vissuto in un contesto di sincero rispetto della diversità, non è poi così “penoso” correre. E, infatti, così è stato.

Sono state giornate di qualità, umana e scientifica, in una cornice estetica davvero unica per accoglienza e ospitalità: Offida, la sede della Fondazione in cui abbiamo avuto il piacere di lavorare e l’albergo in cui abbiamo pernottato sono stati quanto di migliore ci si potesse aspettare per stimolare lo studio in comune, l’ascolto reciproco, la ricerca, in un clima di profondo rispetto professionale e interpersonale. Con una dicotomia molto usata in quei giorni, direi che durante la Summer School hanno regnato in modo armonioso tanto la fiducia sistemica, rivolta al contesto istituzionale, ai ruoli, alle funzioni, quanto quella interpersonale, un vero e proprio bene relazionale alimentato dal modo di essere dei singoli. Ed è intorno a questa dicotomia che si sono concentrate con più insistenza le mie riflessioni; in essa ho ritrovato autori conosciuti, libri letti, svariati tentativi di concettualizzare quella porzione di mondo che durante il dottorato di ricerca con più facilità tendeva a sfuggirmi e, a dire la verità, continua a farlo. Incontrare di nuovo tale difficoltà, in quell’ambiente e con quella profondità, è stato, quindi, un modo per tornare indietro, riannodare i pensieri sfilacciati del passato e, al tempo stesso, gettare un ponte verso riflessioni future.

C’è un nesso essenziale tra fiducia e comunicazione, e anche quest’ultima (tema della mio lavoro di dottorato nel Dipartimento di Filosofia di Macerata), come la fiducia, tende a presentarsi con un “volto” sistemico e uno interpersonale. Tendenzialmente, al crescere della fiducia verso il sistema, diminuisce quella verso le persone, e viceversa; l’andamento negativo della fiducia interpersonale si intreccia con l’aumentare della propensione a “comunicare con i sistemi” oppure a comunicare con le persone come se fossero sistemi o funzioni di un sistema. Persone che divengono importanti soltanto per il ruolo che hanno, per le prestazioni che possono garantire. Una comunicazione di questo genere è più prevedibile, misurabile, calcolabile, tracciabile e quantificabile in informazioni, dati, numeri e, quindi, sfruttabile e manipolabile per fini che esulano dal consenso dei partecipanti e, più in generale, da principi di tipo etico. Quando, invece, come abbiamo cercato di fare a Offida, si comunica per condividere senso ed esperienze e non soltanto per tramettere informazioni, la fiducia nel sistema è riequilibrata (non annullata) dalla fiducia nelle persone, dall’incertezza e dalla libertà che essa comporta, anche al prezzo di una trasformazione del sistema stesso. L’ambiente diviene meno prevedibile, più aperto alla fantasia, all’immaginazione, alla creatività, all’innovazione, poiché aperto alla singolarità irripetibile di ogni persona che lo abita e all’imprevedibilità prodotta dalla relazione di fiducia tra singoli: la fiducia come bene relazionale. Alimentare questo volto interpersonale e generativo della fiducia grazie a una comunicazione virtuosa significa vivere con spirito critico la fiducia nel sistema, rifiutando la sua tendenza a ridurre ogni esperienza comunicativa in un’informazione codificabile, calcolabile o quantificabile piuttosto che in un’interazione reale tra individui svuotati della loro personalità, disposti, in cerca di prestazioni, a produrre o consumare informazioni, invece di comprenderle.

Questa Summer School mi ha permesso di ricordare, nella teoria e nella pratica, quanto un certo modo di fidarsi delle persone sia indispensabile per comunicare in modo veramente fecondo con esse, senza affidarsi all’illusione che un sistema impersonale, di qualsiasi tipo, più o meno informatizzato, debba produrre, a livello comunicativo, ciò che soltanto una relazione autentica, inclusiva e non violenta tra pari può generare. Un ricordo che, nel tempo in cui la comunicazione, distorta, spettacolarizzata e banalizzata, ha assunto tante sfumature (politiche, economiche, mediatiche, ecc.) che la allontanano dal senso più umanizzante del mettere in comune, sento il piacere di condividere, con sincera gratitudine verso coloro che l’hanno reso possibile.

 

Per approfondire:

H. Arendt, The human condition, Chicago, The University of Chicago Press, 1958; trad. it. di Sergio Finzi, Vita activa – La condizione umana, Bompiani, Milano, 2011.

J. Habermas, Theorie des kommunikativen Handelns, Frankfurt am Main, Suhrkamp Verlag, 1981; trad. it. di Paola Rinaudo, Teoria dell’agire comunicativo, Il Mulino, Bologna, 1997.

N. Luhmann, Vertrauen. Ein Mechanismus der Reduktion sozialer Komplexität, Stuttgart, Lucius & Lucius, 2000; trad. it di Luca Burgazzoli, La fiducia, il Mulino, Bologna, 2002.

N. Luhmann, Die Realität del Massenmedien, Westdeutscher Verlag, Opladen, 1996; trad. it. di Elena Esposito, La realtà dei mass media, FrancoAngeli, Milano, 2000.

N. Luhmann, Soziale Systeme. Grundriβ einer allgemeinen Theorie, Frankfurt am Main, Suhrkamp Verlag, 1984; trad. it. di Alberto Febbrajo e Reinhard Schmidt, Sistemi sociali. Fondamenti di una teoria generale, Il Mulino, Bologna, 1990.

 

Profilo dell’autore

Alessandro Colella ha svolto un Dottorato di Ricerca, presso il Dipartimento di Filosofia e Scienze Umane dell’Università degli Studi di Macerata, su vari temi legati alla comunicazione sociale. Attualmente, lavora nell’ambito della progettazione europea come Ricercatore e Project Manager.

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