Scienza, robot e uomo. Tre domande a Giorgio Metta

Scienza, robot e uomo. Tre domande a Giorgio Metta

L’introduzione di tecnologie e innovazioni sempre più perfezionate e che simulano il comportamento degli esseri umani è, ormai, una realtà alla nostra portata. La ricerca scientifica sta spingendo fortemente in questa direzione tanto che, in un futuro che non ha più il sapore della fantascienza, avremo robot come “compagni di viaggio”, partner indispensabili per rendere migliore la nostra quotidianità. Uno scenario cui non siamo ancora abituati, ma che ci auguriamo riservi a noi tutti una molteplicità di soluzioni ancora inedite e positive.

D’altro canto, non sono ancora del tutto chiare le numerose implicazioni di questa innovazione con la quale, però, si è aperto uno spazio di dialogo che dobbiamo rendere ancora più generativo. La tecnologia, infatti, può davvero trasformarsi in “alleato” dell’uomo e risorsa a servizio del percorso di umanizzazione della vita, dell’economia e del lavoro, a patto di dirigerla verso la salvaguardia della dignità della persona, rispettando la condizione umana ed evitando così di rincorrere un cieco sviluppo “a tutti i costi” a servizio della “tecnica”.

La rivoluzione 4.0 e l’economia dei robot, per questo, pongono una sfida a tutto campo alla nostra umanità, una sfida non solo economica ed organizzativa ma, soprattutto, antropologica. Questa nuova trasformazione potrà essere l’occasione – con l’aiuto della scienza – per elaborare una nuova declinazione dell’umanesimo, capace di costruire una società più a misura della nostra umanità?

Su questi temi abbiamo avviato una conversazione con Giorgio Metta, Vice-Direttore Scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e Direttore di iCub che continueremo al VI Seminario Interdisciplinare sull’Accoglienza Persona, Lavoro e Innovazione: con o contro l’economia dei robot? in programma dal 14 al 16 settembre a Offida (AP). Ne anticipiamo alcuni passaggi.

 

 Coltiviamo la speranza che i robot possano non solo sostituire l’uomo nei lavori più faticosi e pericolosi, ma anche supportarlo in attività domestiche, nell’assistenza degli anziani e così via. È possibile davvero immaginare robot che siano “compagni dei cittadini”?
Assolutamente sì: noi dell’IIT lo immaginiamo tutti i giorni e lavoriamo proprio in questa direzione. Immaginiamo robot che ci aiutino nella vita di tutti i giorni, che lavorino negli spazi pubblici per sorvegliare, aiutare, fornire informazioni e supportare, per esempio, gli operatori sanitari. Una vera e propria necessità, ormai, per una popolazione sempre più anziana che, dunque, non lavorerà e avrà bisogno di assistenza. Vista la progressiva mancanza di “braccia umane”, avremo necessariamente bisogno di “braccia robotiche”.

La “socialità” che i robot saranno in grado di esprimere, intrattenendo rapporti diretti con gli umani, potrà arrivare anche a sviluppare con loro qualche cosa di sentimentale ed emozionale?
Se pensiamo a come diventiamo dipendenti dai nostri dispositivi – come auto o smartphone – è facilmente immaginabile anche un “attaccamento” ai futuri robot sociali. Il robot avrà a bordo tutta la storia dell’interazione con noi e potrà, tramite la sua IA, utilizzare questa storia per generare comportamenti personalizzati alle nostre esigenze e adeguarsi al nostro modo di interagire, parlare e lavorare. Non un vezzo, dunque, ma funzionalità indispensabili per garantire l’utilità dei robot in ogni momento e in ogni contesto operativo.

In un futuro prossimo abiteremo insieme a milioni di robot: il mondo sarà sempre più popolato da “umani e umanoidi”. Avremo una nuova questione di sostenibilità?
È importante pensare all’impatto delle nuove tecnologie sull’ambiente fin da ora. Abbiamo già la capacità di realizzare polimeri biodegradabili partendo da scarti alimentari e siamo in grado di cambiare le proprietà meccaniche, elettriche o termiche di questi materiali per adattarli alle necessità della robotica. Stiamo immaginando, quindi, robot che utilizzeranno poco metallo e molte plastiche biodegradabili ingegnerizzate: smaltirli, per questo, sarà relativamente semplice.

 

La Fondazione Lavoroperlapersona faciliterà la discussione sulle implicazioni di questa trasformazione sul lavoro e la sua organizzazione, su occupazione e giustizia sociale, sulla condizione dell’uomo e sui fabbisogni di leadership durante le tre giornate del seminario di settembre cui vi invitiamo a registrarvi. L’epoca che viviamo richiede infatti una riflessione profonda e aperta che conduca – è il nostro auspicio – a mettere al primo posto la persona e la ricerca del bene comune. E questo non dipende dai robot, ma solo da noi e dal futuro che vogliamo.

 

Conversazione a cura di:

Gabriele Gabrielli, Presidente della Fondazione Lavoroperlapersona. Executive Coach e Consulente, insegna HRM alla LUISS ed è Professor of Practice alla LUISS Business School in People management, HRM & Organisation, Organisational Behaviour.

 

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