Blog

di Enzo Rullani Viviamo nella società della conoscenza, se non altro perché tutto o quasi tutto, nel nostro mondo, dipende dal modo con cui le conoscenze vengono prodotte, usate, segregate o dimenticate. Ma, proprio perché la conoscenza è ovunque, come l’aria che respiriamo, è difficile dire che cosa davvero significhi un termine come “società della conoscenza”, e immaginare che cosa implichi per ciascuno di noi l’essere immersi in un ambiente del genere. Se non c’è società senza conoscenza, in che senso il secondo termine (conoscenza) aggiunge qualcosa al primo (società)?  

di Silvia Profili Qualche giorno fa ho festeggiato il mio compleanno. E inevitabilmente (come accade oramai da qualche tempo) mi sono ritrovata senza volerlo a farmi alcune domande. Anche perché di età si sta parlando molto in questi giorni, con la riforma pensionistica che ha ringiovanito tanti uomini e donne che pensavano fino a qualche giorno prima di essere alla fine della loro carriera lavorativa e si sono ritrovati invece a dover cambiare programma. Se ne parla soprattutto con riferimento agli ‘anziani’, perché rappresentano la categoria più rappresentativa nel nostro Paese e nelle nostre aziende; ma anche ai giovani, per evidenziare il tradimento dei sogni di una generazione che paga troppo cari gli errori di chi è venuto prima.

di Franco Amicucci Fermiamoci un momento a riflettere sugli incontri e sui rapporti più importanti della nostra vita, quelli che giorno dopo giorno ci hanno condotto ad essere quelli che siamo, nel bene e nel male. Riemergeranno immagini, volti, emozioni vissute nei diversi contesti della nostra storia familiare, scolastica, relazionale, lavorativa, sportiva. Momenti brevi, ma così intensi che hanno segnato la nostra vita, relazioni prolungate che ha hanno inciso sul nostro carattere, sulla nostra visione del mondo. Lo zio che sdrammatizzava ogni situazione creando con una battuta una nuova visione della situazione, l’allenatore che ci  insegnava a rialzarci senza lamentarci, quel capo che ci insegnava, più con il comportamento che con le parole, come relazionarsi e muoversi all’interno di  situazioni complicate, l’amico che con il suo entusiasmo ci trascinava in avventure che da soli non ci saremmo mai permessi. Certo, molte volte e in diversi contesti i modelli di leadership sono stati e sono anche modelli di leadership negativa!

di Gabriele Gabrielli
L’economia sta male in più parti. E’ una sofferenza che tocca nuovi soggetti e scrive storie dolorose che diventano drammi della quotidianità. Per rendersene conto basta leggere le lettere di tanti piccoli imprenditori pubblicate da Il Sole 24 Ore nei giorni scorsi. Sono soffocati e senza ossigeno, perché non hanno più finanziamenti dal mercato del credito le cui condizioni si fanno sempre più proibitive (credit crunch). Soffrono, non sanno più cosa fare e appaiono mortificati in tutto. Molti stanno uscendo dal ciclo produttivo. I dati della Banca d’Italia confermano la frenata dei finanziamenti, è un trend che accomuna un po’ tutti i Paesi in Europa, ma noi stiamo peggio.

di Pier Luigi Celli Il tema del lavoro, con i problemi connessi in ingresso e in uscita, sta monopolizzando l’attenzione generale, con un rilievo inusitato sui media e dibattiti infiniti. Meglio così, se solo si pensa che appena poco più di due anni fa, avendo provocato l’attenzione distratta del Paese sullo stesso tema, ero andato incontro a una vera bufera di contestazioni e di controversie. Che già allora il problema esistesse tutto, e le prospettive, per chi voleva riflettere, fossero drammaticamente chiare, non si può certo nascondere. Non era solo la crisi, che si stava aggravando rapidamente, ma la deriva, di origine lontana, che faceva scontare a un mercato ormai asfittico e privo di sussulti, tutta l’arretratezza di un paese ormai senza più una politica industriale, approssimativo nelle regole e nelle soluzioni sempre già abborracciate; fermo nella crescita e devastato nella politica.

di Andrea Granelli «La materia e i pensieri dell'artigiano si trasformano insieme, cambiando gradualmente, fino al momento in cui la mente è in quiete e la materia ha trovato la sua forma … Immagino che questa si possa chiamare personalità. Ogni macchina ha la sua, che probabilmente potrebbe definirsi la somma percepibile di tutto ciò che di essa si sa o si sente. [...] E' questa personalità l'oggetto vero della manutenzione della motocicletta» (Robert M.Pirsig, Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta, 1974). Con questo famoso libro cult, Pirsig anticipa il recupero della cultura artigiana nell'era della tecnica. Condannato a ruoli marginali per la sua rilevanza economica, disprezzato per il suo legame con la tradizione, per la sua visione eroica, anti-tayloristica del lavoro, e per il suo antagonismo naturale all'economia della crescita, l'artigiano sta oggi ritornando protagonista del pensiero economico.