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Una riflessione a margine delle proteste di piazza Taksim

di Gabriele Gabrielli
La città e il territorio sono luoghi privilegiati del nostro vivere.  Le politiche spaziali che li coinvolgono ne costituiscono un po’ l’archivio – come scrive Bernardo Secchi – di “temi, conflitti, soggetti, politiche e progetti che si sono sovrapposti e cumulati nel tempo senza cancellarsi”. Lo spunto per questa riflessione ci viene offerto dalle proteste e dalla violenza che tutto il mondo ha visto esplodere attorno a piazza Taksim, nel “cuore di Istanbul”. Una vicenda che mostra come “gli spazi pubblici hanno ancora un peso simbolico e politico in grado di mobilitare i cittadini”, secondo l’opinione di Michael Kimmelman. Le persone hanno bisogno di spazi liberi, che possono apparire anche un po’ disordinati agli occhi di qualcuno, anziché di progetti efficienti che sostituiscono all’energia e vitalità di spazi inclusivi la fredda e calcolatrice razionalità dei consumi o il controllo.

Serve una diversa interpretazione dello sviluppo: dalla massimizzazione dell’utilità individuale alla valorizzazione delle persone

di Pietro Spirito La crisi logora non solo l’andamento della produzione industriale, ma anche le parole che interpretano i fenomeni. Questo accade soprattutto quando la crisi stessa non è espressione di un aggiustamento congiunturale. Quando si determina una frattura profonda nella struttura dei modelli produttivi e sociali, si corre il rischio che le chiavi interpretative utilizzate nel passato per  spiegare l’evoluzione dei processi non risultino assolutamente adeguate ad intercettare una dinamica profondamente differente. Accade così anche al concetto di produttività. Gli economisti, nel tempo, si sono abituati a misurare questo indicatore correlandolo all’andamento di due fattori considerati primari per spiegarne l’andamento: il lavoro ed il capitale.

Uno sguardo alla condizione infantile in Italia e nei 28 Paesi più ricchi al mondo Lunedì 17 giugno, nella cornice della libreria Mondadori in via Piave a Roma, si è svolto il quarto appuntamento di Linguaggi EllePì, organizzato dalla Fondazione Lavoroperlapersona. L’incontro è stato anche l’occasione...

Insolite riflessioni filosofiche sulle infrastrutture

di Carla Danani In quale senso le infrastruture sono un oggetto filosofico? Nel senso, credo, secondo il quale la filosofia offre categorie, scenari concettuali e posture interrogative per comprendere ciò che è, per comprendere l'esistenza, e le condizioni di produzione e riproduzione  dell'esistenza. Laddove comprendere è un movimento duplice: coglie ciò che si dà e, mentre lo coglie, lo riprende e dà forma attraverso il pensiero. In questo senso è prospettico: accoglie e mette in un movimento. La postura interrogativa può essere in primo luogo quella di una chiarificazione delle questioni in campo: provare a chiarire, mentre forse le cose sembrano ovvie, di che cosa stiamo davvero parlando, quando parliamo di una certa cosa, e come ne stiamo parlando, al fine di disambiguare per quanto possibile il discorso. Può essere però anche una postura più esigente: l'interrogazione di una questione intorno al senso, che implica cogliere ciò di cui si parla nell'orizzonte complessivo in cui comprendiamo l'esistenza e la realtà, e ci si prefigura quale vita si vorrebbe vivere.

Introduzione al Film Festival Offida, 9 maggio 2013 di Gabriele Gabrielli, Presidente Fondazione Lavoroperlapersona [caption id="attachment_4729" align="alignleft" width="154"] Santa Maria della Rocca. Gabriele Gabrielli |Presidente Fondazione Lavoroperlapersona[/caption] Buona sera a tutti e un caloroso benvenuto al Film Festival Offida 2013 da parte della Fondazione Lavoroperlapersona. Grazie per la vostra...