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Rispetto

di Gabriele Gabrielli Rispetto, un termine di uso frequente ma assai complesso. Un ipertesto di stratificazioni teoriche e di pratiche sociali di cui Roberto Mordacci, un filosofo che insegna all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, ricostruisce la geneaologia. Il suo recente saggio sul rispetto, è una lettura piacevole e interessante attraverso cui è possibile rintracciare i molteplici significati e le dinamiche sociali del rispetto nella cultura antica e moderna, in un movimento continuo tra la rilettura di filosofi come Aristotele e Kant e opere della letteratura come l'Odissea di Omero e il King Lear di William Shakespeare.

Caduta l’epoca della vanità, ritorni quella della responsabilità di Gabriele Gabrielli
Dobbiamo aggrapparci da qualche parte. Oggi, quando tutto sembra tremare - come nelle tragiche immagini che continuano a giungere dalle zone terremotate dell'Emilia Romagna - sentiamo il bisogno di ancorare la speranza che ancora nutriamo per tradurla in motivazione a crescere e fondare un nuovo sviluppo. In molti hanno detto e scritto che ogni crisi ha del ‘buono’, perché ci offre l’opportunità di un cambiamento profondo, l’occasione per invertire la rotta o per indirizzarla su un percorso sostenibile. Del resto, non c'e ambito dell'agire umano risparmiato da questa instabilità che, ancor prima che economica e finanziaria, si è pienamente dimostrata morale e culturale. Come un effetto domino si abbattono uno dopo l'altro i modelli e le idee ‘urlate’ negli ultimi anni. Evidentemente non poggiavano su basi solide e rappresentavano - per usare le categorie di Sant'Agostino nel De Civitate Dei- la vanità piuttosto che la verità.

di Davide Nespolo Grazie alla crisi ed alla crescente sfiducia dell’opinione pubblica in un capitalismo sempre piu’ senza freni e senza confini, uno dei dibattiti del momento e’ quello sul “ripensare il capitalismo”, in termini di rapporto tra imprese e societa’ civile. Si tratta di un dibattito non certo nuovo, che ha pero’ registrato negli ultimi dieci anni un interesse crescente, accompagnato dalla progressiva crescita delle attivita’ di “Corporate Social Responsibility” (CSR) nel mondo delle aziende. Secondo molti, nonostante la loro diffusione, le pratiche di responsabilita’ sociale sono pero’ rimaste in questa prima fase ancora troppo marginali e troppo “volontarie” per fare una differenza reale nel comportamento delle imprese. Segnali piu’ recenti, tuttavia, indicano che responsabilita’ sociale e sostenibilita’, oltre a crescere in termini quantitativi, si stanno anche gradualmente spostando in posizione sempre piu’ centrale e strategica.

di Gian Luca Gregori Il sistema imprenditoriale italiano si trova da tempo di fronte ad importanti e difficili sfide, quali la globalizzazione, l'ipercompetizione, la continua e rapida evoluzione tecnologica, le quali hanno innescato un processo di "selezione naturale" delle imprese, escludente soprattutto quelle incapaci di seguire i cambiamenti. Tale processo è stato accelerato ed accresciuto dagli effetti della crisi economico-finanziaria internazionale, i quali, peraltro, hanno comportato la "stretta" creditizia degli istituti bancari, limitando i progetti d'impresa ed alimentando il rischio di estinzione, in certi casi, anche di aziende caratterizzate da un'offerta competitiva ed in possesso di importanti know-how. Lo scenario appare ancora più problematico se si considera l'impatto degli interventi tesi a risanare i debiti pubblici di alcuni Paesi dell'Unione Europea, tra cui l'Italia. Si fa sempre più pressante, quindi, l'esigenza di favorire alcuni cambiamenti utili e necessari per consentire alle imprese di svolgere al meglio il loro rilevante ruolo nello sviluppo socio-economico. In particolare, possono essere rimarcati i seguenti temi prioritari.

di Gabriele Gabrielli
La paura dell’altro è una dimensione che sperimentiamo quotidianamente. Nel quartiere dove viviamo, negli ambienti di lavoro, quando guardiamo la televisione o ascoltiamo la radio, mentre siamo in macchina e ci fermiamo a un semaforo. Proviamo un misto di pudore e vergogna nel confessarlo, ma il timore c’è. Temiamo che l’altro, il diverso da noi, possa farci male e offenderci in qualche modo. Per esempio, non considerando in modo adeguato le nostre capacità, oppure facendo carriera più velocemente di noi; o ancora destabilizzando l’equilibrio costruito e su ci siamo adagiati. Come riescono a fare le nuove generazioni che ci creano profondo disagio. Sono lì che guardano, bussando alla porta di un benessere che si allontana e che costringe a rivedere al ribasso molte aspettative.

di Luigi Alici Nel suo ultimo libro, significativamente intitolato Insieme (Insieme. Rituali, piaceri, politiche della collaborazione, Feltrinelli, 2012), Richard Sennett parla di una dote sociale preziosa, che oggi rischia di essere smarrita: la capacità di collaborare, intendendola come “uno scambio in cui i partecipanti traggono vantaggio dall'essere insieme” (p. 15). La collaborazione suppone sensibilità nei confronti degli altri, capacità di ascolto, applicazione pratica di tale sensibilità nel lavoro e nella collettività. Secondo Sennett, invece, “il desiderio di neutralizzare la differenza, di addomesticarla, nasce... dall'angoscia tutta moderna per la differenza, un'angoscia che si interseca con l'economia della cultura consumistica globalizzata. Uno dei suoi effetti è quello di indebolire l'impulso a collaborare con coloro che rimangono irriducilmente Altro da noi” (p. 19). Il risultato di tale impoverimento relazionale è il tribalismo, che “abbina la solidarietà per l'altro simile a me con l'aggressività contro il diverso da me” (p. 14).