#Oltreilwebinar – Conversazioni sul lavoro – L’epoca della grande sfiducia
L’epoca della grande sfiducia
Come ricostruire i legami nel lavoro e nella società?
Oltre il webinar – Conversazioni sul lavoro
I webinar EllePì sono un momento di confronto che non si esaurisce con la chiusura dell’incontro.
Nella rubrica “Oltre il webinar – Conversazioni sul lavoro” del blog EllePì raccogliamo le idee emerse durante i nostri appuntamenti in una sintesi accessibile anche a chi non ha potuto partecipare. Si tratta di qualche riga per mettere a fuoco i concetti chiave e offrire spunti di riflessione utili a chi lavora nelle organizzazioni, si occupa di persone o si interessa delle trasformazioni del mondo del lavoro.
Le registrazioni dei webinar EllePì sono disponibili sul canale YouTube della Fondazione al seguente link: https://www.youtube.com/@Lavoroperlapersona.
A febbraio 2026 si è tenuto il webinar “La grande sfiducia. Come ricostruire i legami nel lavoro e nella società?”, con lo scopo di dare una forma ad un fenomeno sociale che influenza molte sfere dello scenario attuale: la crisi della fiducia. L’epoca contemporanea è caratterizzata da volatilità, incertezza, complessità, ambiguità e vulnerabilità[1]: le logiche causa-effetto sono messe in discussione da cambiamenti repentini; l’esito delle decisioni è sempre più difficile da prevedere; le interconnessioni tra gli eventi sono in aumento; e le informazioni a cui si ha accesso sono sempre più parziali e suscettibili di interpretazioni molteplici. Inoltre, la storia e la contemporaneità mettono in luce la vulnerabilità umana, accentuata dal sommarsi di queste dinamiche. Questo scenario mette in discussione le modalità di relazione tra gli individui nei contesti sociali, rendendo necessario ridefinire il concetto di progresso sociale nelle sue declinazioni individuale e collettiva.
Luca Alici, Professore Associato di Filosofia Politica presso l’Università degli Studi di Perugia, ha aperto l’intervento con una riflessione filosofico-sociologica sul rapporto tra fiducia e umano. Il Professor Alici ha posto l’interrogativo di come stiamo scegliendo di interpretare il progresso umano, evidenziando che la società contemporanea cerca di far coincidere il potenziamento umano con l’eliminazione del fallimento. Il tentativo di ridurre i margini di rischio è qualcosa che, laddove portato agli estremi, si scontra con la necessità di avere fiducia, poiché avere fiducia significa essere capaci di affidarsi all’altro e accettare anche il non-conosciuto, il non-prevedibile e il diverso da noi. La fiducia è qualcosa dalla quale possiamo prescindere?
Il Professore ricorda che la fiducia è la condizione originaria della relazionalità umana: noi nasciamo e moriamo nelle mani di qualcun altro. Eppure, alcuni fenomeni contengono indizi che raccontano di come la società stia investendo nella superfluità della fiducia: si pensi all’iper-trasparenza, che elimina il negativo; all’iper-personalizzazione, che ci chiude in bolle costituite da sistemi di pensiero analoghi al proprio, annullando il contraddittorio e la sua potenzialità generativa; e si pensi alla singolarizzazione, un nuovo stadio dell’individualismo in cui non si accetta che una credenza individuale venga messa in discussione proprio in quanto individuale, ostacolando eventuali opportunità di confronto. Senza l’esercizio della fiducia, non sappiamo cosa l’umano diventi. Questa crisi antropologica si ripercuote anche nel lavoro, perché si fa fatica a definire cosa si crea tra le persone quando lavorano e, di conseguenza, a gestirlo.
Le Professoresse Mara Gorli e Valeria Cantoni hanno analizzato i sintomi dell’incrinarsi dei rapporti di fiducia in un gruppo di lavoro e hanno presentato alcuni strumenti che possono essere implementati per ricostruire la fiducia nei contesti organizzativi.
Mara Gorli – Professoressa Ordinaria di Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni all’Università Cattolica del Sacro Cuore e ricercatrice, formatrice e consulente del Centro di Ricerche e Studi sul Management Sanitario (CERISMAS) – evidenzia che i sintomi di fratture nei legami di fiducia sono individuabili in: una riduzione delle comunicazioni, dovuta alla scarsità di tempo e di risorse che le persone hanno a disposizione per svolgere il proprio lavoro; un utilizzo degli strumenti a scopo formale anziché di confronto produttivo (si pensi alle e-mail difensive per tenere traccia scritta o alle riunioni formali); e alla tendenza costante alla ricerca del colpevole di fronte ad errori o ostacoli. Questi fattori fanno sì che i contesti di lavoro siano caratterizzati da minori informazioni disponibili, una conseguente maggiore probabilità di errore, una scarsa sicurezza psicologica che incentiva a fare il minimo per evitare di esporsi, una tendenza ad evitare il dissenso che si traduce in una riduzione di creatività e da un eccesso di formalismi che aumentano il carico lavorativo. Ne deriva una disgregazione del gruppo di lavoro, in cui si formano dei sottogruppi, e la persona, nonostante lavori “tra” e “con” gli altri, diventa ancora più singola.
Valeria Cantoni – CEO di Leading by Heart, una società di consulenza in formazione manageriale e progetti culturali, e Fondatrice di The Why Way, una scuola di pratiche filosofiche per imprese – identifica due componenti fondamentali del doppio asse persona-collettività, sia nel contesto organizzativo sia nel contesto sociale. La prima, fondamentale affinché la persona possa avere fiducia nell’organizzazione in cui lavora, è il riconoscimento della persona in quanto tale e non subordinatamente alla mansione che svolge. Se questo riconoscimento viene a mancare, nascono atteggiamenti di passività (come il quiet quitting) oppure comportamenti antisociali controproduttivi. Viceversa, laddove questo riconoscimento è presente, può consentire anche il riconoscimento della vulnerabilità propria e altrui. La seconda componente funge da ponte tra individuo e collettività e rende possibile far diventare la vulnerabilità un problema collettivo e non più solamente individuale: il dialogo. Valeria Cantoni evidenzia come il dialogo implichi “la possibilità di uscire da sé per incontrare l’altro”.
Qui gli interventi di Mara Gorli e Valeria Cantoni convergono: in questi spazi di dialogo, di riflessività collettiva. Spazi di vuoto non produttivo in cui si fa debriefing, si analizzano casi e incidenti accaduti affinché si co-costruisca il senso, che non rimane un’esperienza individuale ma diventa patrimonio conoscitivo del gruppo di lavoro. Le Professoresse hanno portato due esempi di questo tipo di spazio: il progetto SAVE – Stand by Me: Addressing Social Workers’ Vulnerability to Support Youth from Social Exclusion – e Soul – Festival della Spiritualità.
SAVE è un progetto di ricerca che si pone l’obiettivo di tutelare gli operatori sociali che lavorano con i minori in condizioni di vulnerabilità, attraverso la raccolta di dati quantitativi e qualitativi (un questionario, focus group e interviste) che aiutino a costruire strumenti per migliorare il benessere lavorativo di queste categorie professionali. Lo scopo è creare uno spazio di dialogo per sviluppare uno strumento di autovalutazione che le organizzazioni e le comunità potranno utilizzare per monitorare e implementare iniziative volte al benessere del personale. Soul è una rassegna di eventi diffusi che anima la città di Milano per una settimana, giungendo quest’anno alla sua terza edizione. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di riscoprire e dare voce ad una Milano meno frenetica, uno spazio in cui sia possibile rallentare e costruire collettivamente un dialogo sui temi della contemporaneità attraverso il linguaggio delle arti. Dopo aver dedicato la seconda edizione (nel 2025) proprio al tema del recupero della fiducia nella società contemporanea, Soul esplora di anno in anno temi che attraversano il nostro tempo e che meritano di essere riletti e ri-significati.
Dunque, in un contesto di incertezza, la soluzione non è negare quest’ultima simulando una certezza, ma imparare a navigarla trovando in essa degli appigli, che emergono se si ha la capacità di lasciare degli spazi incolti e vedere cosa ne può nascere[2].
[1] Cantoni Mamiani, Valeria. 2021. Leadership di Cura. Dal controllo alle relazioni. Milano: Vita e Pensiero.
[2] Clément, Gilles. 2005. Manifesto del Terzo paesaggio. Macerata: Quodlibet.
