“Le candeline non si spengono: le teniamo accese”. Le parole di Gabriele Gabrielli, presidente della Fondazione Lavoroperlapersona, al X Seminario sull’Accoglienza
Quando c’è la torta, il festeggiato ha un compito: spegnere le candeline. Gabriele Gabrielli, presidente della Fondazione Lavoroperlapersona, chiudendo il X Seminario Interdisciplinare sull’Accoglienza a Offida ha scelto un’altra strada. Non pensa che le quindici candeline della Fondazione vadano spente: vanno tenute accese. E altre ne vanno accese, a cominciare da tre che arrivano proprio da questi giorni di lavoro.
La prima candelina è il superamento di quella che nella lecture di Rosangela Lodigiani è comparsa come «visione antropologica negativa». La Fondazione nasce da un principio opposto: non siamo solo persone che si muovono perché mosse dall’interesse personale, non siamo soltanto homo oeconomicus, la figura astratta dell’economia classica che agisce per massimizzare la propria utilità. Siamo relazioni e comunità. Lo stanno confermando anche gli studi più recenti di economia comportamentale, richiamati da Lodigiani: l’essere umano è per natura orientato all’altro. Da qui la seconda candelina: il lavoro per gli altri.
La terza è la risignificazione, che si muove in due direzioni. C’è la dimensione individuale e personale, con le sue incertezze esistenziali, e c’è quella organizzativa e aziendale, perché le imprese hanno un grande problema: ridare significato al lavoro. Lo si è sentito da più parti, dalla difficoltà dei giovani a trovare senso in ciò che fanno, ricordata da Padre Sante Pessot, al disallineamento di aspettative che secondo Florianne Formica separa lavoratori e aziende. Il senso del lavoro, ha detto Gabrielli, è un insieme di candeline sulla nostra torta.

Tutto questo accade in un mondo in cui forme e sistemi di intelligenza artificiale suscitano anche paura, come è emerso dagli interventi di Aizhan Tursunbayeva e di Fabrizio d’Aniello. Forse parte della promessa del lavoro sta proprio qui: provare a custodire l’umano, a conservarlo all’interno del lavoro. Nei luoghi di lavoro significa custodire il bisogno degli altri. Nasciamo con un enorme bisogno, perché siamo inermi, e questa condizione non è un limite da superare ma un dato da riconoscere.
Un’altra candelina da accendere bene e forte è quella dei giovani. Maria Cristina Origlia ha chiesto di dare loro più spazio e voce, e altri interventi, dalla scuola alla banca, hanno mostrato quanto i più giovani rispondano quando il lavoro ha un senso. E poi l’intelligenza artigianale, come ricordavano Padre Pessot e Luciana Delle Donne. Padre Pessot con il modello della bottega, dove il sapere passa nella relazione tra maestro e allievo. Delle Donne con Made in Carcere, dove la struttura è orizzontale e ognuno sostiene l’altro. Ce ne sarebbero altre ancora, ha aggiunto Gabrielli, ma non voleva annoiare.
Un’ultima cosa, prima di chiudere. Durante il Seminario si è visto uno spettacolo teatrale intitolato Fondata sul lavoro, che richiama naturalmente il primo articolo della Costituzione: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro». Ma che cosa è fondata sul lavoro? Lo ha detto con incredibile chiarezza Padre Sante nel suo intervento, e prima di lui lo aveva detto Domenico Galasso nello spettacolo: la vita.
Con questa risposta, che ricorda quanto sia in gioco nel lavoro, il X Seminario si è chiuso. La torta è pronta, le candeline sono accese, e il compito ora è non lasciarle spegnere