#Webinar EllePì – Giovani e mercato del lavoro: speranza o disillusione?
Negli ultimi anni, sempre più spesso si descrive il rapporto tra mondo della formazione (scolastica, universitaria, post-universitaria) e mercato del lavoro nei termini di una frattura. Uno squarcio che, al netto degli antidoti storicamente prescritti, non è mai stato sanato. Nel definire le cause di tale fenomeno si fronteggiano due paradigmi differenti. Il primo evidenzia l’inadeguatezza dell’offerta: il mismatch di competenze da parte dei giovani rispetto alle richieste del mercato, causato talvolta da un’offerta formativa superiore, universitaria e post-universitaria avulsa dai processi produttivi contemporanei. Il secondo, invece, denuncia il dominio mortifero del mercato sulla vita delle persone, la perversione della domanda: qualsiasi contromisura (flessibilità, formazione continua, career planning e career development, personal branding, etc…) il lavoratore possa adottare, è destinata all’obsolescenza. Anzi, nell’assumere tali contromisure, il soggetto stesso condurrebbe una costante autoalienazione dalla propria umanità.
Ovviamente, la questione è da analizzare nel segno della complessità, quella per cui è impossibile pervenire a risposte semplici, semplicistiche, semplificate. Tentare di interpretare, allora, i dati dei più autorevoli istituti di sondaggio, anche se doloroso, è necessario per pervenire ad un’immagine fedele del fenomeno. Ovviamente, informazioni da cui partire e non su cui arrestarsi. Parlare di mondo della formazione, nella società globalizzata attuale, non vuol dire, però, alludere automaticamente ai giovani. Come già accennato, i percorsi di ristrutturazione e adeguamento del percorso e profilo professionali, di aumento e miglioramento delle competenze, nel segno del lifelong learning, fan sì che si destrutturi la tipica coppia formazione-giovani e si debba prendere atto di un “ritorno alla formazione” di generazioni tipicamente “oltre”.
Si è scelto, però, in questo caso, di concentrarsi sulla “categoria” dei giovani. Ovvero, su quell’insieme eterogeneo di cui spesso si parla, ma a cui raramente si da parola. Nel segno del “non su di noi senza di noi”, infatti, la volontà del webinar, contro il rischio di sprofondare nell’impersonalità (pur fondamentale) del dato, è quello di coniugare un’analitica politico-pedagogica del fenomeno a testimonianze personali che non siano solo sui giovani, ma dei giovani. Perché è necessario, per riprendere il titolo del webinar, capire se la frattura di cui sopra è destinata a causare incessantemente sentimenti di disillusione, rabbia, scontento, oppure se è possibile risignificarla nell’ordine della speranza, dell’entusiasmo, della possibilità di vedere esauditi i propri desideri professionali.
Non si tratta qui di caldeggiare una supposta rivoluzione, inneggiare a necessarie riforme o prescrivere una lenta decrescita, come non si tratta di sostenere, difendere o amplificare l’attuale sistema. Ciò che interessa è capire se il “contagio” della testimonianza fresca, giovane, interessata possa significare ancora qualcosa, se l’esperienza e la voce dei giovani possano avere un’importanza.

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