Apprendiamo dai sogni dei bambini, con stupore e ammirazione. Che futuro ha il lavoro per i più piccoli?

di Gabriele Gabrielli, presidente della Fondazione Lavoroperlapersona

 

Che lavoro vorrei fare e perché? Quali sono le motivazioni che mi sostengono nell’impegno a produrre beni e servizi? E ancora: per chi è bene lavorare? Che spazio devono avere la creatività e l’innovazione nel lavoro? Sono domande importanti e profonde, come è facile comprendere, non le abbiamo lette però scorrendo la presentazione di un workshop interdisciplinare sul lavoro e sul suo senso nell’epoca della trasformazione digitale, né nel programma avanzato di un corso executive organizzato da una business school. No, niente di tutto questo. Quelle riportate, invece, sono le domande su cui hanno riflettuto, giocando e dipingendo, e a cui hanno dato una personale risposta 22 bambini delle scuole primarie di Offida. L’occasione è stata aver partecipato alla quarta edizione di ArtLaB (dal 23 al 26 giugno), una delle iniziative educative che compongono l’articolato palinsesto del Campus estivo della Fondazione Lavoroperlapersona.

Ma come hanno risposto i bambini-artisti alle domande delle insegnanti e educatrici Rossella Di Donato e Vanessa D’Antonio? Sono risposte belle, profonde e per nulla scontate, a volte sorprendenti e inaspettate, ricche di futuro e di speranza. Andiamo però con ordine.

Lo chef, “per far assaggiare le prelibatezze del posto ai turisti” è il sogno di Davide, mentre la parrucchiera,  “per far sentire le persone più soddisfatte e belle” è la visione che ha di questo lavoro Marta, professione che piace anche a Isabella e Dalia.

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Ma i progetti professionali sono numerosi e variegati, si va dal giardiniere – che è importante secondo l’idea ecologica di Angelo perché “mettere le piante nel terreno fa aumentare l’ossigeno” – alla stilista che piace a Gaia perché vuole “far diventare più alla moda la gente”, prendendosi così cura che le persone non si sentano fuori luogo – sembra auspicare – e partecipino invece alla vita sociale senza timore che gli altri le emarginino a causa di gusti o stili inadeguati.

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Ci sono tanti altri mestieri però nei sogni di futuro dei bambini: dal poliziotto, “per portare la pace” scrive Alessio, al rappresentante che Vincenzo ritiene utile per suggerire alle persone di acquistare prodotti nuovi; da Ludovico che gli piace fare il portiere di calcio “per buttarsi a terra” al muratore, un lavoro che serve – è la visione di Giorgio – per “costruire le case così le persone possono dormire” tracciando le basi di una politica sociale essenziale. E che dire ancora di Tommaso che sogna di fare il chimico, perché “il lavoro serve per vivere” e il suo lavoro “servirà per scoprire cose nuove”, potendo contribuire così – sembra dire – al progresso della civiltà e dell’umanità. Solido e pieno di responsabilità è il progetto di Giovanni che vuole fare l’ingegnere perché, si sa, “l’ingegnere costruisce case, ponti, dighe e grattacieli”.

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Lavori tutto sommato tradizionali, si potrebbe osservare, che sembrano far emergere poco spazio nell’immaginario dei bambini all’innovazione e alla tecnologia, senza dubbio cifre di quest’epoca. In verità non è così. Ci sono due bambini, per esempio, che vogliono impegnarsi nel lavoro di youtuber come l’hanno chiamato davanti agli occhi increduli e curiosi delle educatrici che li ascoltavano. Anche se le motivazioni sono diverse. Lorenzo infatti è affascinato da quello che nelle università e nelle scuole di management si chiama “modello di business”. Ha le idee molto chiare al riguardo perché scrive: “lo youtuber deve avere molti mi piace per guadagnare ed è lavoro difficile perché deve far tanta pubblicità”. Marco Stefano, invece, che sogna anche lui un futuro da youtuber, sottolinea la funzione sociale di questa nuova professione del digitale che è “un lavoro che serve per divertire le persone”.

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I bambini di ArtLaB, poi, sembrano prestare particolare attenzione alla creatività del lavoro e alla sua capacità di innovare, migliorando così la vita e aumentando il benessere. In questa cornice troviamo professioni più conosciute, come quella della pasticciera che piace a Noa perchè “è un lavoro molto creativo e fantasioso” o come l’insegnante che per missione, da sempre, secondo Benedetta, deve insegnare ai bambini “cose nuove”, sollecitando così il corpo docente di ogni ordine e grado – sembra di capire – a guardare avanti, a ricercare e sperimentare nuovi modelli didattici e forme di apprendimento supportate dalla tecnologia. E che dire del “legolista”? Una professione nuova che ci è parso di capire dalle parole di Roberto, il suo inventore, ha a che fare con il Lego e che essenzialmente combina, forma, configura. Quale funzione avrebbe? Viene descritta così: “il mio futuro lavoro serve a far stupire i bambini”, sottolineando così un atteggiamento e volontà di servizio verso altri bambini, suoi pari, che ripudia – sembra ammonire – qualunque approccio improntato alla superbia e al sentirsi superiore agli altri. Una professione per stupire. Una funzione importante, questa, a cui l’epoca che viviamo sembra prestare meno cura che nel passato; lo stupore, proprio quel sentimento che avvolge dalla prima all’ultima ogni pagina Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupery. E’ proprio vero! Dai bambini s’imparano cose che i grandi non potrebbero mai apprendere senza di loro, senza la loro spontanea e gratuita creatività che apre spazi impossibili, consente il sogno e la realizzazione di progetti impensabili. I bambini, con la loro speranza che sa di sacro, ci insegnano il futuro, un dono meraviglioso di cui prendersi cura ora, con dedizione e concentrazione.

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E a proposito di doni, i bambini di ArtLaB quest’anno ne hanno fatto uno davvero straordinario alla Fondazione Lavoroperlapersona. Hanno realizzato, pensate, il Libro dei mestieri nell’arte, una raccolta di acquarelli fatti durante i laboratori che ripropongono altrettanti dipinti famosi che parlano di lavoro e di professioni. Un vero e proprio capolavoro che andrà a impreziosire la biblioteca dei volumi d’arte della Fondazione Lavoroperlapersona e che speriamo voglia essere sfogliato, quasi con devozione, dai cittadini, dai genitori e dagli amici. Per visualizzarlo clicca qui>>

Scopri inoltre il Diario ArtLaB Offida 2016>>

Grazie bambini!

 

 

 

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