Giocare il gioco della fiducia

di Giorgio Tintino

tintinoÈ ormai passato un anno dalla prima edizione della Summer School della Fondazione Lavoroperlapersona di Offida dedicata alla fiducia ma, come spesso accade, l’eco di quella esperienza ancora oggi non smette di far fiorire riflessioni, pensieri e parole. Svoltasi a fine luglio, infatti, la Summer School è stata l’occasione per un confronto – e, perché no, anche uno scontro – tra prospettive diverse per formazione e linguaggi sul tema della fiducia, elemento fondamentale dell’agire umano e così colpevolmente passato sotto silenzio. Non accade spesso, infatti, di imbattersi in riflessioni organiche sul concetto di fiducia e sulla pratica del fidarsi poiché o essa è data per scontata o, al contrario, essa ci appare pericolosa; nel primo caso, quindi, sarebbe inutile parlarne, nel secondo addirittura impossibile.

La fiducia, invece, è un elemento che deve essere coscientemente analizzato, compreso e vissuto proprio per infrangere questo pensiero che ottiene, come effetto, una deresponsabilizzazione essenziale: la conclusione implicata, infatti, è che non è possibile prendere in carico la scommessa della fiducia se quest’ultima è automaticamente vinta o persa. Fidarsi, invece, significa scommettere su di sé e sull’altro: su di sé perché dobbiamo confidare nella nostra capacità di analisi, e sull’altro, sulla speranza che esso non ci tradisca. Esporsi al fallimento e perdere la scommessa è dunque il rischio della fiducia, un rischio che non sempre siamo in grado di poterci e di volerci prendere. Eppure, la nostra vita già sempre è all’interno di un intrico di cui la fiducia è l’elemento catalizzante, in cui il fidarsi è l’atteggiamento stesso del nostro essere-assieme come uomini. Far emergere la tela della fiducia significa dunque responsabilizzarsi in tale scelta, affinché si possano saldare con maggior forza i fili che ci sostengono e riparare, semmai, quelli che sembravano irrimediabilmente recisi. Fidarsi significa sì esporsi al rischio del tradimento e dell’errore, ma significa anche poter abbassare la complessità del mondo, poiché nel potersi fidare disinneschiamo la pericolosità e il caos della realtà.

In questo senso, allora, la fiducia assomiglia ad un gioco. Giocare il gioco della fiducia è l’attività in cui, ogni giorno, siamo chiamati a sporcarci le mani. Fidarsi significa mettersi ad un tavolo ed offrire la propria posta, accogliere quella degli altri e credere che tutti coloro che sono seduti con noi siano disposi ad accettare le regole, senza barare. Non sempre accade, ovviamente, ma la particolarità di questo gioco è che non possiamo fare altrimenti, se davvero giocare significa vivere con gli altri. Giocare il gioco della fiducia significa predisporre il tavolo in cui la nostra posta si trasforma in progetto e in azione ed in cui ogni rilancio porta ogni giocatore un passo in avanti, alla conquista di un piatto sempre più ricco.  Un gioco in cui a vincere, al netto del rispetto delle regole, sono tutti i giocatori. Per questo, come abbiamo già detto, giocare tale gioco significa assumere la responsabilità delle proprie scelte, dei propri limiti e delle proprie possibilità. La responsabilità del mettersi in gioco, del fidarsi e dell’essere depositario della fiducia altrui crea un cammino di crescita che, al netto degli inciampi, può essere davvero la strada verso una ripresa del nostro essere uomini.

Un obiettivo forse troppo ambizioso o altisonante, e forse è proprio questa convinzione che ci si pone davanti come ostacolo nel nostro fidarci quotidiano. Trasformare tale diffidenza in una sfida a viso aperto contro le nostre paure e le nostre insicurezze, contro la paura del fallire e dell’essere traditi, contro l’incapacità di assumere la nostra e l’altri posta, può essere l’antidoto adeguato per prendersi cura di una realtà troppo spesso segnata dalla sfiducia.

 

Per approfondire

L. Alici, Fidarsi. All’origine del legame sociale, Meudon, Portogruaro 2012.

C. Carzan, S. Scalco, Economia felice. Educare i bambini a uno stile di vita consapevole, La meridiana, Molfetta 2012.

R. W. Emerson, Società e solitudine, Diabasis, Reggio Emilia, 2008.

J. Huzinga, Homo ludens, Einaudi, Torino 2002.

M. Marzano, Avere fiducia: perché è necessario credere negli altri, Mondadori, Milano 2012.

 

Profilo dell’autore

Giorgio Tintino nato a Fabriano (AN) nel 1984, è Dottore di Ricerca in Filosofia e Teoria delle Scienze con una tesi dal titolo Tra umano e postumano. Dalla questione della tecnica alla tecnica come questione. I suoi interessi si rivolgono al postumanesimo, alla filosofia della biologia, all’antropologia, alle forme dell’abitare umano e al gioco come attività di educazione e formazione. Oltre all’impegno accademico, lavora presso un’azienda marchigiana ad alto valore tecnologico nell’ambito della comunicazione, della progettazione e della R&S.

 

 

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