La fiducia tra incontro e confronto

di Chiara Pesaresi

pesaresiÈ strano ripensare oggi, a distanza di diversi mesi, all’esperienza vissuta a Offida in occasione della Summer School: volti, parole, momenti di quei cinque giorni si riaffacciano alla mente, sotto il comune denominatore del piacere intellettuale ed “estetico”. Il luogo in cui questo evento si è svolto ed i suoi tempi, con l’alternanza di lezioni frontali, riflessione individuale e lavori di gruppo, hanno scandito un ritmo, così diverso dall’abituale quotidianità, che ha reso possibili il pensiero ed il confronto.  Ciò che la Summer School ha rappresentato per me e che mi ha lasciato come impronta è stato il senso forte dell’incontro con l’Altro e cioè, nella fattispecie, con altri giovani ricercatori afferenti a diversi settori disciplinari.

Le iniziali difficoltà di comunicazione, dovute appunto alle differenze di formazione e provenienza, hanno portato alla ricerca preliminare di un terreno comune e di categorie condivise: l’anima interdisciplinare della Summer School, che implicava l’utilizzo di linguaggi tecnici (per esempio quello giuridico, quello filosofico, e quello aziendale ed economico), ha reso necessaria la creazione di un vocabolario e di un quadro concettuale condivisi. Una simile ricerca mi sembra si sia concretizzata nello sforzo di ognuno di uscire dal proprio orizzonte abituale di senso, nel quale spesso l’attività di ricerca tende ad immobilizzarci, al fine di potersi confrontare ed affrontare sul tema della fiducia. Direi dunque che i momenti umanamente più significativi sono stati per me quelli dei lavori di gruppo pomeridiani, durante i quali, da un conflitto costruttivo, sono scaturite riflessioni e idee. Questo ci ricorda che l’incontro è sempre generativo se c’è la volontà e la prontezza di mettersi in discussione e di interpellare l’altro – e ciò non è scontato in un mondo tendenzialmente settoriale e iper-specialistico come quello della ricerca. Mi verrebbe da dire che noi partecipanti alla Summer School non ci siamo limitati a parlare di fiducia, ma abbiamo creato fiducia e ne abbiamo fatto l’esperienza concreta.

Per quanto riguarda le acquisizioni teoriche, queste non sono state solo di tipo contenutistico, ma anche metodologico: nel procedere dialettico del lavoro di gruppo si impara sempre di nuovo a mettersi in gioco e a sottrarre le proprie certezze alla loro fissità, talvolta per smarrirle, talaltra per riaffermarle. In questo senso dico che la fiducia è stato il nostro tema e la nostra pratica, traducendo in tutto e per tutto il senso dell’espressione “bene relazionale”, un bene intangibile e incalcolabile, misurabile solo attraverso l’esperienza concreta. La cosa più interessante è stata, a mio avviso, l’accento che abbiamo posto sul rapporto e sulle differenze tra fiducia interpersonale e fiducia istituzionale o “impersonale”, facendo così emergere il carattere interdisciplinare della questione. Infatti, il tema della fiducia investe sia la dimensione individuale che quella pubblica, e questo ne fa un concetto fondamentale per qualsiasi discorso antropologico-filosofico e per qualsiasi riflessione (di tipo sociologico, economico, politico) sulla comunità, poiché dalla creazione di reti di fiducia dipende il nostro stesso vivere. In questo senso, ho sentito l’esperienza della Summer School in linea col mio percorso di studi filosofici e allo stesso tempo come una contaminazione feconda da parte di ambiti, meno teorici e più pratici, con cui solitamente la filosofia non dialoga. Personalmente, occupandomi di un autore in cui i temi della comunità e del rapporto natura-comunità sono centrali, ho tratto spunti di riflessione e di ricerca importanti da queste giornate; da queste è infatti emerso come la fiducia, nelle sue diverse declinazioni, stia a fondamento di ogni mediazione interpersonale. Essa è contemporaneamente una forma di esistenza necessaria e immediata – non abbiamo altra scelta, nel momento in cui nasciamo, che fidarci dell’accoglienza altrui; la stessa quotidianità richiede un atto di fiducia nei confronti del mondo e di chi vi incontriamo – e l’elemento mediatore dell’esistenza comunitaria all’interno di un sistema di istituzioni.

 

Per approfondire:

J. Patočka, Le Monde naturel et le mouvement de l’existence humaine, trad. Erika Abrams, Dordrecht, Kluwer Academic Publishers, 1988.

N. Luhman, La fiducia, trad. L. Burgazzoli, Il Mulino, Bologna 2002

P. Ricœur, Sé come un altro, Jaca Book, Milano 1996.

 

Profilo dell’autore

Chiara Pesaresi, laureata in Scienze filosofiche attualmente svolge un Dottorato di ricerca in Filosofia, storia della filosofia e scienze umane presso l’Università di Macerata, in co-tutela con l’Institut Catholique de Paris. I suoi interessi di ricerca si muovono tra temi e autori della corrente fenomenologica e al momento si occupa della riflessione di Jan Patočka, filosofo ceco del ‘900, sul concetto di natura e sul rapporto natura-cultura e sulle sue implicazioni storico-antropologiche.

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