Infanzia, Benessere, Economie Avanzate

Uno sguardo alla condizione infantile in Italia e nei 28 Paesi più ricchi al mondo

Lunedì 17 giugno, nella cornice della libreria Mondadori in via Piave a Roma, si è svolto il quarto appuntamento di Linguaggi EllePì, organizzato dalla Fondazione Lavoroperlapersona. L’incontro è stato anche l’occasione per festeggiare il primo anniversario di questi dialoghi nati per riflettere e discutere di argomenti cari alla Fondazione attraverso una prospettiva multidisciplinare.
La tematica affrontata nell’ultimo incontro “Benessere, Infanzia, Economie avanzate” ha preso spunto dal XI Report Card del Centro di Ricerca Innocenti dell’UNICEF, dal titolo per l’appunto “Il benessere dei bambini nei paesi ricchi”.

‘Come è cambiato il livello di benessere di bambini e adolescenti nel mondo industrializzato? Come proteggere e promuovere degli standard elevati di qualità della vita sin dall’infanzia?’, queste le domande su cui si sono incentrate le riflessioni dei relatori e il dibattito con i presenti.

In senso orario: Antonello Scialdone (ISFOL); Paolo Rozera (UNICEF); i due relatori insieme a Laura Innocenti (LUISS Business School)

Protagonisti dell’appuntamento sono stati Antonello Scialdone, Dirigente Innovazione Sociale ISFOL e membro del Gruppo di Lavoro UNICEF sulla Povertà Minorile e Paolo Rozera, Responsabile Area Risorse Umane e Organizzazione Comitato Italiano per l’UNICEF. A moderare il dialogo è stata Laura Innocenti, Docente LUISS Business School che ha introdotto il tema del benessere, offrendo una panoramica generale a riguardo e  soffermandosi anche sulla relazione tra benessere e lavoro.

“Stare bene significa avere la possibilità di sentirsi rispettati nel proprio ambiente di lavoro, di fidarsi, di esprimere la propria persona pienamente.  Tale sensibilità è talmente radicata che questo aspetto è il fondamento del legame tra individuo e organizzazione” ha osservato Laura Innocenti che ha concluso con un riferimento a Ennio Flaiano il quale ha detto che la civiltà del benessere porta con sé proprio l’infelicità: “In realtà la società del benessere, intesa nella sua accezione positiva, crea non solo felicità per noi, ma anche per i nostri figli”.

L’articolazione del dibattito ha seguito la strutturazione del report. Mentre la prima parte del documento si dedica alla graduatoria del benessere dell’infanzia nelle 29 economie avanzate del mondo, nella seconda sono raccolte le percezioni di adolescenti e bambini per rilevarne il livello di soddisfazione.
Paolo Rozera è partito nelle sue riflessioni mostrando alcune delle principali evidenze emerse dal rapporto Unicef: l’Italia, in riferimento al benessere dell’infanzia e dell’adolescenza, si trova al XXII° posto nella graduatoria stilata (vedi tabella sotto). La ricerca ha preso in esame cinque aree della vita dei bambini: benessere materiale, salute e sicurezza, istruzione, comportamenti e rischi, condizioni abitative e ambientali.

Tab. Classifica 29 Paesi economicamente avanzati secondo il benessere generale dei bambini e adolescenti

XI Report Card del Centro di Ricerca Innocenti dell’UNICEF

Riprendendo le parole di Laura Innocenti, ha sintetizzato il posizionamento della penisola: “Se Flaiano avesse ragione, in Italia saremmo felicissimi, perché il livello di benessere infantile nel nostro paese è piuttosto basso”. Ha proseguito mostrando come l’Italia occupi la parte inferiore della classifica in diversi settori, fra cui anche l’istruzione.

Antonello Scialdone ha puntualizzato che, nonostante dal Report Card emerga come non ci sia una forte correlazione tra PIL pro capite e la condizione di benessere dell’infanzia e dell’adolescenza, non sembra un caso però che i paesi che occupano le posizioni più alte nella classifica sono quelli che, certo avendo un quadro economico tra i più forti,  hanno soprattutto una robusta esperienza di welfare. Ciò suggerisce tra l’altro che prioritario è il tema della ricchezza e della redistribuzione e della riallocazione delle risorse nel nostro paese.

Sempre secondo Scialdone è importante monitorare e comparare nel tempo il grado di benessere dell’infanzia. Ciò per almeno tre motivi: i minori non sono agenti economici autonomi, che possiamo responsabilizzare rispetto al loro destino; sappiamo che i minori che vivono in situazioni di fragilità diventeranno nella maggior parte dei casi adulti fragili; i bisogni primari dell’infanzia hanno una loro specificità, che deve essere protetta e soddisfatta. Proprio per questo motivo occorre partire dai risultati della ricerca  per trovare risposte in termini di politiche sociali ed economiche.

XI Report Card del Centro di Ricerca Innocenti dell’UNICEF

Un elemento che ha destato particolare interesse è stato la Scala di soddisfazione della vita dei bambini, ovvero il dato “soggettivo” (le percezioni dei diretti interessati) che si affianca a quello oggettivo: vista da questa prospettiva la situazione italiana sembra migliorare (vedi grafico 6.0).
Paolo Rozera ha affermato che: “È importante coinvolgere i bambini e i ragazzi quando parliamo del loro futuro. Stimolarli, dare idee. Dobbiamo ascoltare i ragazzi, la mentalità deve cambiare”, aggiungendo il bisogno che le priorità emerse dall’analisi diventino un imperativo pragmatico.
Rispetto alla necessità di intervento Antonello Scialdone ha concluso affermando come ci sia bisogno di un riformismo dai piccoli passi, cercando di cambiare pian piano la durezza del nostro contesto istituzionale.  E ha osservato: “Un moralista del ‘600 francese citato in un libro di storia affermava: ‘’Ci sono delle forme di indulgenza che non bisognerebbe avere’’; a mio parere l’indulgenza che non bisogna avere è nei confronti di chi non si interessa al benessere e ai bisogni dei bambini e degli adolescenti”.

Download PDF
Pensare l'"In-Fra"
Film Festival Offida 2013 - Photogallery