Che senso ha festeggiare il primo maggio?

di Mario Losito

Che senso ha festeggiare il primo maggio? Una domanda che ha riecheggiato da più parti nella giornata appena trascorsa. Una giornata, il primo maggio, ‘Per il Lavoro’ in cui è concesso fermarsi a riflettere sul suo vero senso. Trovare la risposta alla domanda non è affare da poco! E non è l’intento naturalmente di queste brevi note. Attraverso il significato profondo di questa giornata, vogliamo spingere a riflettere sul reale valore del lavoro. Forse un po’ traditi dall’orientamento alle cose della società e alle sue trappole, le persone s’interrogano con più fatica sul reale valore del lavoro. Il lavoro.

Non solo mezzo di sostentamento, ma soprattutto strumento che permette di realizzare le vocazioni dello spirito umano. Ciò che dovrebbe dare voce alle proprie vocazioni e ai talenti personali, troppo spesso viene degradato a strumento di sola produzione di reddito e ricchezza. Per fare del lavoro un’ideologia che alimenta falsi miti e una realtà illusoria, troppo spesso osservata da prospettive ingannevoli. Stretti dalla morsa delle fragilità e incertezze che avvolgono la nostra vita, il lavoro finisce per essere svuotato di valori. Apatia e indifferenza prendono il loro posto. Può essere utile riflettere su un passo scritto da Antonio Gramsci che mi è capitato di rileggere solo qualche giorno fa.

‘[… ] e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch’io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo?’.

Il coraggio di mettersi in gioco e rischiare il proprio progetto in nome di un futuro migliore, non soltanto per sé ma per tutta la società, richiede un cambiamento culturale e del modo di pensare radicali. Basta guardare allora agli esempi di chi con la propria opera testimonia che si può sperare ancora in un futuro ancorato su una realtà originale fondata su valori veri e genuini.

Il lavoro allora diventa, in questa prospettiva, una loro espressione concreta, fondata su relazioni autentiche che consentono di realizzare la nostra progettualità, di crescere e imparare cooperando con gli altri, di leggere e superare le situazioni complesse che la vita spesso ci pone di fronte. Il lavoro è inoltre dignità, una società che non è in grado di garantirlo non è una società giusta, l’ha ricordato proprio ieri, in modo accorato, Papa Francesco. Il lavoro aiuta anche ad affinare i talenti personali, a leggere e usare con saggezza le emozioni. Senza lavoro si diventa più poveri. Sappiamo però che i nodi sul lavoro sono tanti, per questo è necessaria la collaborazione di tutte le parti per valorizzarlo.

Queste riflessioni vanno soprattutto a chi oggi si scontra con una realtà difficile per trovare lavoro, a chi l’ha perso, a chi non è garantito. Vanno a chi, nonostante le enormi e spesso insopportabili difficoltà, sa che la propria esistenza e quella altrui hanno un valore immenso, che oltrepassa il lavoro perché il lavoro ne è soltanto una -seppur importante- espressione. Sono pensieri indirizzati a chi, scoraggiato, chiede sinceramente aiuto e non si lascia andare a gesti disperati. Sono pensieri che vanno a chi per amore del proprio lavoro, in un momento in cui scopriamo sempre più quanto il lavoro sia un bene prezioso, si mette in gioco quotidianamente cercando di costruire un mondo più giusto e accogliente delle progettualità di ciascuno.

 

Riferimenti

Gabrielli G. (2012), Post-it per ripensare il lavoro. Franco Angeli, Milano

Goleman D. (1996), Intelligenza emotiva. Rizzoli, Milano.

Gramsci A. (1917), La città futura.

 

Profilo dell’autore

Mario Losito è referente dell’area Progetti della Fondazione Lavoroperlapersona e Post-doc research fellow presso il Dipartimento di Impresa e Management dell’Università LUISS Guido Carli, dove ha conseguito il PhD in Management. È stato Visting Scholar presso il Dept. of Industrial Management del Royal Institute of Technology di Stoccolma. I suoi ambiti di attività riguardano la ricerca e educazione nel campo dello sviluppo organizzativo, innovazione e network analysis. Collabora con l’Area Executive Education & People Management della LUISS Business School

 

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