Riconoscere la musica intorno a noi

di Sara D’Angelo

La musica è infinitamente più ampia e ricca di quello che oggi  la società le consente di essere.

Essa non è solo un linguaggio universale capace di mettere in relazione tutti gli esseri umani senza distinzione;  né si riduce al solo intrattenimento e quindi destinata al ristretto mondo del piacere e dell’evasione. La musica è un dono.

Bella, maliziosa, commovente, confortante o appassionata che sia essa è parte essenziale della fisicità dello spirito. Siamo così distratti oggigiorno da non accorgerci, infatti, che la musica convive con noi, dentro e fuori il nostro corpo. La musica è nel nostro battito cardiaco, nel respiro ma anche nella vista di un bel tramonto o nell’infrangersi delle onde. Perché allora sempre meno ci soffermiamo ad ascoltare? Perché abbiamo perso l’abitudine di farlo?  Viviamo in una società iper-stimolante e dispersiva. I nostri sensi sono quotidianamente presi d’assalto da una valanga di informazioni che giungono in maniera violenta, costringendoli a una selezione molto drastica. Pensiamo alle nostre orecchie. Vengono regolarmente allenate, grazie all’uso di musica di sottofondo nei negozi, negli ascensori, nelle hall degli alberghi o ancora nelle stazioni, negli autogrill, a IGNORARE le informazioni sonore che ricevono. In realtà è un procedimento naturale, di sopravvivenza, che il cervello compie automaticamente nell’elaborazione dei dati ma rischia di scadere nella trascuratezza e nella superficialità delle reazioni umane. Dobbiamo riscoprire la bellezza di ascoltare un brano, così come dobbiamo essere in grado di ascoltare e comprendere qualcuno che ci parla, che ci vuol rendere partecipe della sua vita e della sua esistenza.

Il verbo ascoltare, infatti, è molto diverso dal verbo sentire e ancora diverso dal verbo udire. Ognuno di questi ha come punto di riferimento un differente aspetto dell’umanità. Il verbo “udire” indica qualcosa di fisiologico, si riduce al ruolo dell’organo uditivo (l’orecchio in questo caso) e al suo buon funzionamento; il “sentire” implica invece un coinvolgimento emotivo, una sensazione interna che scaturisce in maniera incontrollata  e infine “ascoltare” che  rappresenta il verbo più articolato e complesso. Perchè richiede la combinazione del processo uditivo, del pensiero e della concentrazione ovvero la volontà di penetrare all’interno di una composizione e di farla propria dispiegando anche dedizione, passione e curiosità. Ecco dunque che questa capacità si rivolge anche ai legami con le persone. Sappiamo davvero ascoltare una Sinfonia di Mozart? Sappiamo davvero ascoltare i nostri compagni, i colleghi, gli amici e i parenti? Questo paragone è calzante in quanto le grandi opere musicali non sono altro che l’espressione dell’animo umano a cui il mezzo sonoro ha conferito “fisicità”. Sono idee, opinioni che ci costringono a una riflessione e ad essere PRESENTI.

La musica è totalità, armonia, equilibrio.

Non c’è limite a quello che ci può insegnare e a quello che  può rivelare a noi stessi il suo ascolto. La musica parla direttamente alla parte più remota del nostro cervello, a quella parte che non è in contatto con le altre aree dell’intelletto che sono invece destinate al controllo e all’influenza del pensiero e del il comportamento. Potremmo dire che essa parli all’inconscio ed è per questo che potremmo trovarci commossi alla fine di un ascolto senza un apparente motivo. La musica è intangibile ma può picchiare forte alla dimensione umana ed emozionale, ci permette di capire anche parti segrete di noi stessi. Essa non è mai uguale a se stessa. È irripetibile, come la vita. Questo perché è influenzata da vari parametri esterni come il luogo, la compagnia, lo stato d’animo e quello psico-fisico. Una stessa sinfonia può apparirci drammatica o romantica, violenta o sdolcinata  a seconda della nostra situazione. La musica è un’arte che si trasforma, come le persone. Se pensiamo ai nostri gusti o al nostro aspetto vediamo che con il nel trascorrere degli anni esso si modifica. Così vale anche per la musica poiché essa è parte della vita di ciascuno.

Nel secolo trascorso quest’arte che per molto tempo è stata definita come “la regina delle arti” ha perso la sua sovranità per lasciar sempre più posto a discipline specifiche. E’ cresciuta la parcellizzazione della conoscenza o meglio una sua forte specializzazione. Questa osservazione dettagliata applicata ad un campo sempre più ristretto ha portato l’uomo a meravigliosi risultati nell’ambito tecnico-scientifico, ma allo stesso tempo ha prodotto una dissociazione e distacco tra idee  e fatti ORGANICAMENTE collegati. Nella musica la specializzazione produce effetti disastrosi poiché come la persona la musica ha bisogno di essere vissuta nella sua enormità e totalità.

Credo che la musica sia una componente fondamentale per l’educazione. Ancor più preziosa per quella dei giovani.  Nella nostra società appare ancora isolata dagli altri contesti conoscitivi, ma è utile pensare che essa possa essere integrata nel nostro modo corrente di ragionare e di vivere. Non dobbiamo usare la musica come un prodotto da consumare, bensì come un dono da vivere e abitare. La musica è intorno a noi, dobbiamo solo riconoscerla.

Clicca per ascoltare Symphony No. 25 – Wolfgang Amadeus Mozart

Profilo dell’autore

Sara D’Angelo laureata in Conservazione e Tutela delle Opere d’Arte presso la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell’Università degli Studi di Bologna, sede di Ravenna. Diplomata in violoncello presso il conservatorio ‘Bruno Maderna’ di Cesana. Da sempre interessata alla psicologia sta attualmente seguendo un corso di musicoterapia. Collabora con la Fondazione Lavoroperlapersona per i Progetti di Education del Campus Estivo.

Download PDF
La conoscenza riproducibile: l’invenzione della modernità
Generazioni trasparenti o mute? Operazione sincerità nella “sala verde”