Blog EllePì – Leadership plurali, leadership molteplici, leadership risonanti

di Franco Amicucci

Fermiamoci un momento a riflettere sugli incontri e sui rapporti più importanti della nostra vita, quelli che giorno dopo giorno ci hanno condotto ad essere quelli che siamo, nel bene e nel male. Riemergeranno immagini, volti, emozioni vissute nei diversi contesti della nostra storia familiare, scolastica, relazionale, lavorativa, sportiva. Momenti brevi, ma così intensi che hanno segnato la nostra vita, relazioni prolungate che ha hanno inciso sul nostro carattere, sulla nostra visione del mondo. Lo zio che sdrammatizzava ogni situazione creando con una battuta una nuova visione della situazione, l’allenatore che ci  insegnava a rialzarci senza lamentarci, quel capo che ci insegnava, più con il comportamento che con le parole, come relazionarsi e muoversi all’interno di  situazioni complicate, l’amico che con il suo entusiasmo ci trascinava in avventure che da soli non ci saremmo mai permessi. Certo, molte volte e in diversi contesti i modelli di leadership sono stati e sono anche modelli di leadership negativa!

Tante diverse leadership, leadership plurali, che giorno dopo giorno si sono piano piano incarnate in noi, ci hanno trasformato e che ora, il più delle volte senza accorgercene, riproduciamo nei comportamenti, nel manifestare il nostro stile di  leadership nei diversi contesti del nostro agire.

Durante questo viaggio di esplorazione delle leadership incontrate,  saranno emerse, prima  piano poi sempre più frequentemente, tante situazioni dove noi abbiamo esercitato la nostra leadership, abbiamo influito, in modo consapevole e il più delle volte inconsapevole, le scelte e la vita delle altre persone.

La riflessione parte proprio da qui: tutte le persone esercitano leadership, la esercitano di fatto, in forme e contesti diversi, ma siamo riusciti a narrare la leadership esclusivamente come forma elitaria, identificata con le posizioni apicali di organizzazioni, gruppi, associazioni.

La vastissima letteratura sulla leadership si è  centrata su questo concetto elitario, quasi eroico, che propone modelli e personaggi sempre mitici e famosi, per questo percepiti dalla maggior parte delle persone come lontani e irraggiungibili. E’ facile prendere come modello di leadership e  ammirare Kennedy, Gandhi, Madre Teresa di Calcutta, il campione olimpionico, il grande scienziato arrivato al Nobel. Libri e corsi di formazione manageriale normalmente fanno riferimento a queste tipologie di leadership. Con un effetto non sempre positivo. Chi può contestare l’assoluta leadership di questi personaggi? Nessuno naturalmente, quindi, gioco facile per l’autore e per il docente di leadership.

Chi può imitarli nella quotidianità? Nessuno! La conseguenza è che la quasi totalità delle persone si percepisce come “non leader”, al massimo si domanda quale leader seguire, a quale cordata aggregarsi, come ripararsi dai fulmini di qualche “Giove” di passaggio,  ridefinendo così la propria identità nell’appartenere, nell’essere seguace di qualcosa e di qualcuno o nel ribellarsi e lamentarsi, forme che rientrano sempre nell’autopercezione della subalternità.

Forse occorre una definizione di rottura rispetto alle concezioni  più classiche e scontate: “tutti sono leader, quindi tutte le persone hanno il diritto di essere leader, hanno il dovere di essere leader”. Perché non esiste persona che nel suo ambito personale, affettivo, lavorativo, in molteplici occasioni della sua vita, non eserciti leadership! In  forme e dosi diverse, con frequenza e intensità certo diversa l’un l’altro. Ma è di queste diversità e pluralità di leadership che dobbiamo parlare, riflettere, fare programmi di sviluppo e formazione, con una visione che non divide il mondo tra grandi leader e seguaci, ma pone ogni persona di fronte alla responsabilità di  esercitare la propria leadership  in ogni momento della sua vita, perché ha già in sé questa potenzialità.

C’è uno spazio di riflessione ampia da riempire allora sulle diverse forme di leadership che ogni persona esercita, qualunque sia il suo ruolo “formale” nella società, come  rileggere la letteratura della leadership in questa ottica, come scoprire l’effetto “risonante” delle nostre decisioni, delle nostre parole, delle nostre azioni nelle persone vicine, nell’ambiente, nel futuro.

Se riprendiamo la famosa frase: “Non chiederti che cosa può fare il tuo paese per te, ma chiediti che cosa puoi fare tu per il tuo paese!” (J.F. Kennedy discorso inaugurale del proprio mandato, 20 gennaio 1961) e sostituiamo alla parola “paese” i diversi contesti della nostra vita, dal micro familiare, ai gruppi locali a cui partecipiamo, al lavoro, allo stato, sarà subito più chiaro l’ambito di esercizio della nostra leadership!

Iniziamo.

 

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