Webinar EllePì – Costruire la parità di genere nel lavoro
Costruire la parità di genere nel lavoro
Quali i passi già fatti e quanta strada ancora da fare?
giovedì 20 novembre – ore 18:00
Una mattina come tante, Ludovica accompagna il figlio all’asilo e la figlia a scuola; torna a casa, finisce di sistemare la cucina e accende il pc alle 9. Un’ora dopo squilla il telefono; è la maestra dell’asilo: suo figlio sta male. Ludovica va a prenderlo, lo porta a casa e ricomincia a lavorare. Risponde a qualche mail e di tanto in tanto va a vedere come sta, cercando di dividersi come meglio può. Ed ecco che un duplice senso di colpa si fa avanti: si sente una lavoratrice non totalmente concentrata e improduttiva, e si sente una madre non abbastanza attenta e di supporto per il figlio. Eppure, Ludovica sta mettendo anima e cuore in entrambi i mondi.
Ludovica è una donna che ha scelto di raccontare su Instagram le difficoltà di una quotidianità in cui i molteplici ruoli che ricopre, gli stessi ruoli che la rendono felice, la fanno sentire inadeguata. Questo racconto non rappresenta un caso individuale, ma una condizione collettiva: il modo in cui le donne abitano il mondo del lavoro conosce sfide che chiedono di essere affrontate a livello sociale, non lasciate a gravare sulla sfera personale. Secondo una stima del World Economic Forum, mantenendo l’andamento attuale, a livello globale sarebbero necessari circa 135 anni per raggiungere la piena parità di genere nel mercato del lavoro[1].
Tra le quattro dimensioni incluse dal World Economic Forum nell’indice globale di divario di genere, la “partecipazione all’economia e opportunità” è una delle aree in cui sono stati fatti maggiori progressi verso la parità di genere; tuttavia, è ancora uno degli ambiti dove il divario è tra i maggiori (il sottoindice relativo è pari al 61%, dove il 100% rappresenta la parità di genere). Se il sottoindice globale relativo al livello di istruzione sta raggiungendo buoni livelli, non sempre l’accesso al sistema educativo si traduce in un ingresso o in una permanenza equi nel mercato del lavoro. Nella classifica mondiale, l’Italia si trova al 117° posto, con un sottoindice di partecipazione all’economia e opportunità pari a 0,599 (dove 1 rappresenta la parità di genere)[2].
Le principali aree critiche sono:
- il tasso di occupazione femminile, che “nel (…) 2024 risulta inferiore di 12,6 punti alla media UE (…), rimanendo il valore più basso tra i ventisette paesi dell’Unione europea”[3];
- il divario retributivo per lavori a parità di mansioni e qualifiche. Particolarmente importante è la Direttiva UE sulla trasparenza retributiva[4], che consente di chiedere al datore di lavoro i livelli retributivi medi classificati per genere delle categorie che svolgono lavori di pari valore e i criteri utilizzati per determinare la progressione della retribuzione;
- la stabilità occupazionale (frequente è l’utilizzo di contratti precari e part-time involontari, nonché l’interruzione lavorativa);
- le opportunità di avanzamento di carriera e di accesso a posizioni di leadership.
La mattinata di Ludovica è un esempio semplice ma emblematico di come la parità di genere sia una tematica che abbraccia tutte le sfere della vita e dell’identità delle donne, poiché la complessità delle casistiche quotidiane richiede di attraversare dinamicamente la “barriera” tra vita personale e lavoro, bilanciando responsabilità ed energie.
In questo quadro, come il sistema culturale impatta sulla costruzione di un ambiente più o meno equo? Come il ruolo sociale delle donne incide sulle modalità di gestione del loro tempo? Quali sono i settori, le funzioni e i ruoli dove il divario di genere è maggiore e perché? Il divario ha un peso diverso a seconda della fascia di reddito? Quali sono gli ostacoli invisibili che influenzano la vita lavorativa di una donna? Quali strumenti, sia a livello sociale sia organizzativo, agevolano concretamente la parità di genere e quali interventi hanno uno scarso impatto oltre la superficie? È importante considerare che l’obiettivo della parità di genere nel lavoro, che trova fondamento nell’articolo 37 della Costituzione italiana, ha una forte rilevanza sia sociale sia economica: promuoverla “potrebbe stabilizzare il rapporto occupazione/popolazione nella maggior parte dei paesi dell’OCSE”[5].
Non si tratta di una meta da raggiungere, ma di un obiettivo da costruire e ricostruire costantemente in relazione all’evoluzione del contesto economico-sociale nel corso del tempo e nelle diverse geografie. La mappa che può fungere da guida in questo percorso va tracciata man mano, seguendo due indicazioni imprescindibili segnalate dall’OIL: “analizzare e affrontare (…) le specifiche esigenze di donne e uomini e promuovere interventi mirati per consentire loro di partecipare in egual misura al mercato del lavoro”[6]; occorre partire dall’analisi dei bisogni per giungere alla progettazione di soluzioni rispondenti alle necessità intercettate.
[1] La stima si basa su una proiezione dell’incremento percentuale dell’Economic Participation and Opportunity Gap registrato dal 2006 al 2025.Global Gender Gap Report 2025, insight report, giugno 2025, World Economic Forum.
[2] Global Gender Gap Report 2025, insight report, giugno 2025, World Economic Forum.
[3] Il lavoro delle donne tra ostacoli e opportunità, documento di sintesi, 6 marzo 2025, CNEL-ISTAT.
[4] Direttiva UE 2023/970
[5] Prospettive dell’occupazione OCSE 2025: Italia, 2025, OECD.
[6] Parità di genere nel mondo del lavoro, n.d., Organizzazione Internazionale del Lavoro. https://www.ilo.org/it/aree-tematiche/parita-di-genere-nel-mondo-del-lavoro

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