Incontri EllePì – Maggio 2014 – Saper riconoscere le fragilità per riscoprire l’esperienza dell’accogliere

Saper riconoscere le fragilità per riscoprire l’esperienza dell’accogliere

Venerdì 9 e sabato 10 maggio si è svolta la seconda iniziativa annuale di Spazio EllePì, il contenitore educativo e culturale della Fondazione Lavoroperlapersona a Roma. Con la terza edizione di Spazio EllePì ‘Creare legami per accogliere fragilità. Tornare persone attraverso il lavoro’ abbiamo voluto andare a posare il nostro sguardo attento sulle occasioni in cui le fragilità umane diventano opportunità. Possibilità di incontro e di scambio con l’altro e con il prossimo. Corriamo un rischio grave: quello di non saper più “vedere”, di non saper più riconoscere l’autenticità della persona. Come ha sottolineato Claudio Mennini, project leader della Fondazione Lavoroperlapersona, ‘Bisogna saper riconoscere le storie di cui le persone sono portatrici, perché l’economia è scambio. Soprattutto scambio di umanità.’ La nuova economia che vogliamo contribuire a costruire dovrà centrarsi su un nuovo stile, in cui i più fragili, gli esclusi, gli ultimi tornano a essere una risorsa centrale, perché portano con loro il vuoto capace di accogliere. Di ascoltare la fragilità che diventa riscatto verso il futuro.

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Il Prof. Baccarini insieme a Silvia Landa e Andrea Vecchia

Siamo partiti da questa nuova coscienza con l’incontro di venerdì pomeriggio: ‘Accogliere fragilità coltivando fiducia nel futuro e nelle persone’, appuntamento valorizzato dalla proiezione del film di Giovanni Panozzo ‘Il lavoro è dignità’, prodotto dalla Fondazione Lavoroperlapersona. Lo stesso regista nel presentare il suo film si è voluto soffermare su questa immagine: “Il lavoro regala dignità, è una possibilità di farti sentire vivo sotto molti aspetti”. Proprio in quest’ottica è necessario riscoprire la persona, nella sua azione creatrice: questa è la dignità del lavoro. Riprendendo questo filo Emilio Baccarini, Professore di Antropologia Filosofica presso l’Università di Roma Tor Vergata, ha così ribadito la centralità del lavoro enfatizzando come ‘attraverso il lavoro si realizza la propria qualità esistenziale’ e solo attraverso il lavoro ‘l’essere umano entra nella relazione con l’altro, nessuno è in grado di realizzarsi da solo’. Anche Andrea Vecchia, consulente per progetti di imprenditoria sociale, ha proseguito su questo solco rimarcando la centralità che deve assumere la persona come soggetto in relazione con: ‘Dobbiamo tendere allo sviluppo della persona attraverso il principio della solidarietà.’ Per questo conclude Vecchia ‘L’economia è a servizio della società, è sana quando produce ricchezza finalizzata al benessere generale.’ La riflessione sul binomio lavoro e fragilità è stata approfondita dall’ intervento di Silvia Landra, Presidente della Fondazione Casa della Carità, che sottolinea il contrasto che può venirsi a creare tra emarginazione e lavoro ‘Perché nel luogo dell’emarginazione c’è la distorsione più alta del lavoro’ occorrono allora esperienze che sappiano rimettere al centro la persona, che diventa motore del suo riscatto, accogliere le fragilità –dice Silvia Landra- ‘è  un’avventura che parte dall’infondere fiducia nel futuro a chi carico di speranza arriva nel nostro Paese ma vede quella speranza nel futuro frustrata dalla quotidianità’. L’incontro è stato arricchito dalla presenza nel pubblico di Luciana Delle Donne, ideatrice e fondatrice di Made in Carcere, che ci ha fatto riflettere -con la sua solita forza e ironia- sulla necessità di ‘riuscirci sempre a emozionare della preziosità del nostro essere noi stessi, solo così possiamo cambiare gli scenari della vita’.

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La EllePì Band

Nessuna persona merita di essere esclusa perché con l’esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenenza alla società in cui si vive, dal momento che non si sta nei bassifondi, nella periferia o senza potere, bensì si sta fuori. Gli esclusi non sono “sfruttati”, ma rifiutati, “avanzi!”. Gli esclusi e i più fragili si trovano nella condizione di dover affrontare una strada tortuosa, che dal rifiuto dovrebbe portare al reintegro in una società che spesso non è in grado di dare delle alternative inclusive. Le parole da cui è necessario ripartire sono infatti accoglienza e nuove opportunità, anche grazie al lavoro. La performance della EllePì Band, composta da Antonella Ciabattoni (al clarinetto), Sara D’angelo (violoncello) e Silvia Premici (pianoforte), ha regalato al pubblico un racconto musicale del percorso che dal rifiuto porta all’accoglienza attraverso il linguaggio emozionante delle sette note. Tra i pezzi suonati sono stati particolarmente apprezzati dal pubblico le colonne sonore del cartoon Walt Disney ‘La bella e la bestia’ e del film: ‘Forrest Gump’.

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In ordine da sinistra: Enrico Sanchi, Gianluca Schinaia, Marco Berardo Di Stefano, Giuseppina Di Bari

Il discorso è proseguito sabato mattina nell’incontro “Il lavoro degli esclusi: dal rifiuto all’accoglienza”. Negli ultimi tempi una rinnovata cultura sociale ha saputo dare nuove e importanti risposte, sebbene occorra fare uno sforzo aggiuntivo, sperimentando nuove forme di collaborazione tra profit e no profit. Proprio questo sottolinea Enrico Sanchi di Virtus Italia Onlus. “Sta avvenendo un cambiamento nel terzo settore, che forse non abbiamo ancora compreso”. Gianluca Schinaia, fondatore di Fps Media, mette però in guardia dalla facile euforia di nuove occasioni; bisogna stare attenti perché “la nascita di nuove opportunità non deve voler dire iniziare come prima, ciò significherebbe  non aver capito niente”. La scelta di intervenire attraverso la creazione di lavoro è una scelta adatta per offrire ai soggetti che vivono ai margini un messaggio non solo di speranza, ma dell’esistenza concreta di una seconda possibilità. Giuseppina Di Bari, del Servizio promozione e inclusione sociale del Comune di Venezia racconta il progetto “Venezia Lecce andata e ritorno” in collaborazione con Luciana Delle Donne di Made In Carcere. Un’esperienza educativa nella quale “si innescano meccanismi virtuosi, creando sinergia e dando delle risposte concrete”. Altra esperienza significativa quella di Marco Berardo Di Stefano, della Bio-Fattoria Solidale del Circeo, una realtà in cui si pratica “un’economia sociale, dove l’agricoltura è sinonimo di solidarietà, un sistema di welfare che riesce a ottenere risultati”.

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Gianluca Schinaia al centro, alla sua destra don Roberto Guernieri e a sinistra fratel Enrico Muller

Ci sono esperienze in cui il lavoro è la cifra specifica del riscatto, in cui il lavoro è lo spazio in cui si ricostruiscono l’umanità e le motivazioni. È l’esempio del progetto “Lavoro in rosa” della Cooperativa Occhi Aperti di Scampia, raccontato dal Presidente Enrico Müller, che ha ricordato che “a Scampia in 30 anni la percentuale di laureati è passato dallo 0,5% al 25%, dunque anche qui c’è ricchezza”. Ha raccontato come il progetto “Lavoro in rosa” sia uno di quei tentativi di investire sulla persona, nello specifico “investire sul lavoro delle donne per puntare sulla figura femminile, ricchezza incredibile. Lavorando per le donne si investe sul futuro”. Enrico ci ha raccontato di come con il “progetto Lavoro in rosa le donne di Scampia si sono riscoperte persone” e che “avere un lavoro significa rifiorire e ora a Scampia ci sono dei fiori bellissimi”. Accogliere è parte dell’essere umano e con questa convinzione don Roberto Guernieri, cappellano del carcere di Rebibbia ha raccontato il suo delicato lavoro. Ha ricordato di come “il carcere è per eccellenza il luogo in cui non c’è rispetto per la fragilità, quindi per le persone”. In un luogo così “prima di progettare bisogna accogliere” perché “questo è il fondamento per accompagnare l’umano”.

 

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