Riconoscersi nelle fragilità per incontrare l’altro

di Mario Losito

losito«Fragilità» ha la stessa radice di frangere, che significa rompere. La fragilità di un vetro pregiato di Murano o di un cristallo di Boemia: bello, elegante, ma basta poco perché si frantumi e si trasformi in frammenti inservibili. Conoscendone la natura, si deve avere cura del suo utilizzo, bisogna essere attenti a come lo si conserva: occorre tenerlo lontano da luoghi in cui si compiono azioni d’impeto, perché altrimenti quel vetro pregiato si fa nulla, solo ricordo. «Fragile» significa anche delicato, gracile. Come un fiore: basta un colpo di vento e un petalo si stacca e perde il suo profumo, divelto dalla sua funzione, muore. Il contrario di fragile è resistente, tetragono, indistruttibile. Siamo cresciuti all’interno di una cultura che crede che «grandi» siano coloro che hanno sempre vinto, mentre i «gracili» in un attimo si incrinano, si frantumano in tanti piccoli pezzi che non permettono di venire ricomposti.

In questo solco si pensa che l’educazione debba plasmare un bambino forte, un uomo di coraggio che affronta le lotte e le vince. Se ci sforziamo per un attimo di guardare con uno sguardo più profondo a questa antagonismo forte vs gracile ci accorgiamo che però non è poi così vero che le fragilità della persona sono le sue pietre di inciampo, tutt’altro! Nella fragilità umana invece c’è il bisogno dell’altro, dell’incontro con il prossimo capace di completare le mie imperfezioni, di chi mi possa aiutare a riconoscere i miei limiti e a risollevarmi dalle mie debolezze. Invece, il potente, l’uomo di acciaio, indistruttibile, è freddo, sa avvolgere e legare per sottomettere, per schiavizzare, non per accogliere e andare incontro al prossimo.

In questo viaggio per incontrare l’altro, il diverso da sé, nascono le buone relazioni, che non sono un frutto automatico e magico, ma sono il risultato di una continua conquista, fatta di passione e ragione, attenzione e fatica, di sapiente memoria del passato e di desiderio del futuro. Allo stesso modo, senza comprendere, accogliere e accompagnare le proprie fragilità si rischia di perdere fiducia e speranza che sono fondamento del supporto reciproco tra persone; si perde la capacità di accettare i limiti dell’altro e accoglierlo. Se riflettiamo a fondo, le realtà importanti della vita (bellezza, amore, verità, felicità…) sono proprie della fragilità e nascono come una risposta alle imperfezioni che ci connotano. La percezione della mia fragilità mi porta a cercare la relazione con l’altro. Dunque l’andare incontro al prossimo è la risposta a un bisogno, nato dalla fragilità, dalla percezione che senza l’altro il mio essere è svuotato; e la solitudine dell’uomo è la peggiore delle malattie del vivere.

La fragilità è la percezione del proprio limite. La consapevolezza delle proprie imperfezioni impedisce i deliri di onnipotenza, di vivere per il potere, per accumulare ciò che sarebbe bene fosse diviso e distribuito. Impedisce di avere rancore verso chi sbaglia, poiché l’errore è connaturale alla fragilità, ai limiti umani. Se si avverte la propria fragilità e le proprie imperfezioni, si cerca allora di sanarle con l’altro, che si ricerca e si guarda come la propria forza. La fragilità genera una visione del mondo che tiene conto del bisogno dell’altro. Per la fragilità l’uomo cerca aiuto, cerca dei legami per scambiare fragilità, e appoggiando una fragilità a un’altra si sostiene il mondo. È bellissima l’idea dello scambio di fragilità visto come scambio di forza di vivere.

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La forza è in quella insufficienza, in quella consapevolezza dei propri limiti, di potersi rompere, come un vaso di valore che solo rompendosi può far versare qualcosa di sconosciuto e di prezioso. La fragilità come origine della voglia di legame, di comprensione, di solidarietà e di gratuità. Fidarsi e legarsi all’altro –avere una relazione autentica con il prossimo– vale più di qualsiasi accumulo di oggetti o di ricchezze economiche: sono solo oggetti e niente di realmente vero. La voglia di aiutare l’altro, non di dominarlo, di stare con tutti poiché ti aiutano e tu aiuti loro, e cooperare, collaborare con gli altri è bellissimo. È forse l’azione più significativa che l’uomo può compiere. I sentimenti sono l’essenza e la forza della fragilità e li genera. Per questo possiamo dire che ‘la fragilità rifà l’uomo, mentre la potenza lo distrugge, lo riduce a frammenti che si trasformano in polvere’ (Vittorino Andreoli, 2008).

 

Per approfondire

Bauman Z. (2005), Vite di Scarto, Laterza.

Lizzola I., Tarchini W. (2006) Persone e legami nella vulnerabilità. Iniziativa educativa e attivazioni sociali a partire dalla fragilità. Unicopli.

Parisi V.E. (2012), La fine dell’uguaglianza, Mondadori.

Plutarco di Cheronea, L’arte di ascoltare (De recta ratione audendi), L’educazione, traduzione e note di Giuliano Pisani, Ed. Biblioteca dell’Immagine, Pordenone, 1994.

Andreoli V. (2008), L’uomo di vetro, Rizzoli.

 

Profilo dell’autore

Mario Losito è Post-doc research fellow presso il Dipartimento di Impresa e Management dell’Università LUISS Guido Carli, dove ha conseguito il PhD in Management. È stato Visting Scholar presso il Dept. of Industrial Management del Royal Institute of Technology (KTH) di Stoccolma. I suoi ambiti di attività riguardano la ricerca e educazione nel campo dello sviluppo organizzativo, innovazione e network theory. È referente dell’area Progetti della Fondazione Lavoroperlapersona e collabora con l’Area Executive Education & People Management della LUISS Business School.

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