Incontri EllePì – Marzo 2014 – Domande per rispondere ai dubbi dell’attualità

Domande per rispondere ai dubbi dell’attualità

Venerdì 14  e sabato 15 marzo si è svolta la prima iniziativa annuale di Spazio EllePì, il contenitore educativo e culturale della Fondazione Lavoroperlapersona a Roma.

Spazio EllePì, alla sua seconda edizione, ha affrontato un tema quanto mai attuale, ovvero il rapporto tra Gratuità Economia e Innovazione,  provando a sviluppare una riflessione a partire dalla domanda volutamente provocatoria inserita nel sottotitolo dell’evento, ovvero: Può l’inutile generare benessere?

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L’economia e la società hanno bisogno di gratuità?
Da sinistra: Susy Zanardo, Luigino Bruni, Luigi Alici

L’incontro del venerdì pomeriggio ha abbracciato una prospettiva teorica: L’economia e la società hanno bisogno di gratuità? Quando il disinteresse crea valore. La gratuità in un contesto di crisi e difficoltà dimostra infatti non solo la sua utilità, ma anche la sua necessità: la condivisione gratuita assume allora un ruolo propulsore, non  solo per preservare e valorizzare le risorse disponibili, ma anche per crearne di nuove. In quest’ottica acquistano vigore concetti come dono, cooperazione, reciprocità, beni comuni ed  economia del noi. Luigino Bruni, professore di Microeconoma dell’Università Lumsa,sottolinea sin da subito come “La gratuità,  non deve confondersi con il gratis, con ciò che è a prezzo zero, è invece interesse di tutti e per tutti, valore intrinseco e uso non strumentale delle persone e delle cose”. Luigi Alici, professore di Filosofia morale dell’Università di Macerata incalza “Una delle cose su cui non possiamo permetterci di essere approssimativi è la gratuità. Occorre fare un’opera di ecologia semantica e capire che la gratuità è un collante, non un solvente, perché veicola appunto la semantica dell’incontro”. Infine Susy Zanardo, professoressa di Filosofia morale all’Università Europea di Roma, sottolinea  come  “Occorre ripartire dalla voglia di futuro della gente, ovvero rilanciando la gratuità, collegata alla reciprocità. Ti do qualcosa perché che tu possa dare ad altri ed eventualmente a me. Il dono acquista valore quando passa dalla seconda alla terza persona e diventa seme per costruire un futuro diverso”.

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La gratuità è anche profittevole.
Da sinistra: Ornella Seca, Anita Valentina Fiorino, Franco Amicucci, Roberta Carlini, Marialuisa Petrucci, Salvatore Stingo

L’incontro del sabato mattina La gratuità è anche profittevole. Genera legami, innovazione, benessere ha avuto come obiettivo quello di mostrare come gratuità e disinteresse assumano grande importanza in diversi contesti organizzativi, profit e no profit, e le modalità attraverso le quali essi generano innovazione e nuovi legami. Innovare significa infatti creare nuove opportunità per l’impresa, capace di abbracciare una prospettiva di lungo termine, che rivaluta la dimensione interpersonale dell’economia, guarda alla qualità delle relazioni e supera il semplice calcolo utilitaristico. Roberta Carlini, condirettrice di pagina99 ha subito richiamato l’attenzione sul valore che, in un momento di crisi, la logica della condivisione e del dono, assume in qualsiasi contesto organizzativo. “Dare attraverso il fare”, come ha ricordato Anita Valentina Fiorino, è il motto dei volontari dell’Associazione Italia Camp, che crede nella partecipazione e nella condivisione di tempo, conoscenza e competenze per colmare la distanza tra la nascita di un’idea e la sua realizzazione. La condivisione della conoscenza è inoltre l’aspetto centrale del progetto “Nutrire di conoscenza” presentato da Franco Amicucci, fondatore di Ax Amicucci Formazione, che ha ricordato  come “la condivisione entra a pieno titolo nella costruzione sociale e diventa il primo fattore di sostenibilità per il futuro delle comunità, delle organizzazioni e degli individui: la donazione e la condivisione garantiscono l’accesso alla conoscenza che, nella società in cui viviamo, rappresenta una nuova forma del diritto alla cittadinanza del singolo”. L’opportunità di accedere a nuove conoscenze e nuovi saperi è anche il frutto dello scambio di tempo che realizzano i correntisti delle Banche del Tempo. Marialuisa Petrucci, Presidente dell’Associazione Nazionale delle Banche del Tempo, ci racconta di una storia nata su valori antichi quali condivisione, reciprocità e rapporti di buon vicinato, grazie ai quali è possibile anteporre il concetto di BIL (Benessere Interno Lordo) a quello di PIL (Prodotto Interno Lordo) e ignorare il logoro refrain secondo cui il tempo è denaro. La “cultura del dare” è il principio fondamentale al quale si ispira anche l’attività imprenditoriale di quanti aderiscono ad AIPEC, l’Associazione Italiana Imprenditori per un’Economia di Comunione. Ornella Seca ne presenta la proposta generativa, che contribuisce a dar vita a imprese sane, orientate al raggiungimento del bene comune, dove ognuno sa di poter essere di aiuto nella risoluzione dei problemi dell’altro, e dove la diffusione della cultura del dare è in grado di offrire sostegno a tutti coloro che collaborano alle attività dell’impresa. Infine Salvatore Stingo, presidente di Agricoltura Sociale Capodarco, porta  la testimonianza di un contesto in cui si cerca di promuovere un modo diverso di stare sul mercato, in cui l’attività d’impresa è avviata per dare centralità e sostenere i valori che hanno ispirato il progetto sociale originario di inclusione delle persone con disagio, attraverso l’integrazione al lavoro.

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I bambini che giocano: un’esperienza inutile?
Da sinistra: Giorgio Tintino, Alberto Busnelli, Pietro Lucisano

L’ultimo incontro del sabato pomeriggio I bambini che giocano: un’esperienza inutile? Allenarsi sin da piccoli alla scoperta dell’altro ha abbracciato invece una prospettiva educativa. L’educazione infatti, nel contesto descritto,  assume un ruolo primario: la gratuità è fonte di legami sociali e un suo presupposto è la crescita armoniosa della personalità dell’individuo.  Il gioco in particolare, che sembra ricordo lontano di infanzie passate, luogo per eccellenza di inutilità, è invece oggi più che mai prezioso, perché palestra di socialità e di scoperta dell’altro, tessuto di gratuità, empatia e sviluppo della personalità. Alberto Busnelli, specialista in Psichiatria dell’Adolescenza risponde subito alla domada “Il gioco è uno spazio nel quale una persona può riconoscersi e scoprire”. Il gioco infatti è importante in quanto momento nel quale il bambino si apre alla relazione e alla collaborazione, iniziando a provare sentimenti di reciprocità e rispetto. Il gioco è quindi una palestra per conoscere se stessi tramite il rapporto con gli altri, dando la stessa importanza alle emozioni e ai desideri di tutti. Pietro Lucisano, professore di Pedagogia sperimentale,  sottolinea inoltre come “Per giocare occorre sentirsi liberi, non bisogna sentire la necessità. Nel gioco abbiamo la possibilità di reinventarci la realtà. Nel gioco non ci si stanca”. Giorgio Tintino, ricercatore dell’Università di Macerata aggiunge: “Giocare è scoprirsi, capire che il nostro essere è un essere assieme”, definendo le parole chiave del gioco stesso: interpretare, comprendere, immaginare, ripetere. L’incontro e la due giorni sono stati chiusi da Pietro Lucisano e dal suo monito: “Facciamo giocare i bambini perché vivano bene, perché siano felici. Senza domandarci se sia utile o meno”.

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