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	<title>OECD &#8211; Lavoroperlapersona</title>
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	<description>Il lavoro è espressione della persona</description>
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		<title>Blog EllePì &#8211; Nulla può superare l&#8217;umano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Asmae Dachan]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Apr 2019 14:20:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2019]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Educazione e apprendimento]]></category>
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		<category><![CDATA[Piero Dominici]]></category>
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					<description><![CDATA[Il pensiero autonomo deve tornare al centro della società]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sentita partecipazione a Roma per il nuovo appuntamento con
#Incontri EllePì sul tema “Discutere, domandare, comprendere. Che ne è del
pensiero critico?” organizzato dalla Fondazione Lavoroperlapersona. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2019/04/0ckOcv3s-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-23383" width="272" height="204" srcset="https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2019/04/0ckOcv3s.jpeg 1024w, https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2019/04/0ckOcv3s-300x225.jpeg 300w, https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2019/04/0ckOcv3s-768x576.jpeg 768w" sizes="(max-width: 272px) 100vw, 272px" /><figcaption>Il presidente Gabriele Gabrielli</figcaption></figure></div>



<p>“Perché questo tema oggi? Per discutere di un bisogno, di
una competenza, di una emergenza, che chiamiamo pensiero critico” ha dichiarato
il presidente della Fondazione Gabriele Gabrielli in apertura dei lavori, dopo
aver presentato la Fondazione stessa. “Siamo in un’epoca complessa dove si
pensa che sia facile disorientarsi, essere spaesati, che la nostra voce non si
senta in mezzo alle urla. Oggi ci domandiamo se possiamo fondare la convivenza
sullo schiamazzo, stare zitti e adeguarci a quello che fanno tutti, educare i
giovani a fare poche domande e adattarsi, a fare buon viso a una cultura
prevalente. Certamente no. Il pensiero critico è quindi una competenza
importante. Dobbiamo rimettere al centro della società, della politica, della
scuola e nei luoghi del lavoro parole come ascolto, dialogo, rispetto, domande,
pensiero autonomo, per farle diventare pratiche educative, una dotazione
civile, un patrimonio di capacità che non ci può essere espropriato perché è
una garanzia che ci appartiene, è un indice del cambiamento sociale a cui tutti
aspiriamo”. </p>



<p>La giornalista e responsabile dell’ufficio stampa della
Fondazione Lavoroperlapersona Asmae Dachan, ha introdotto i due relatori, il
professor Piero Dominici e il dottor Francesco Roma, affermando che alcuni
meccanismi della rete oggi hanno riprodotto l’atmosfera descritta da Platone
nel mito della caverna e che per questo è importante uscire e aprirsi a un
mondo in evoluzione.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright is-resized"><img decoding="async" src="https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2019/04/hQtrWE0-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-23384" width="285" height="214" srcset="https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2019/04/hQtrWE0-1024x768.jpeg 1024w, https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2019/04/hQtrWE0-300x225.jpeg 300w, https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2019/04/hQtrWE0-768x576.jpeg 768w" sizes="(max-width: 285px) 100vw, 285px" /><figcaption>Da sinistra la giornalista Asmae Dachan, il professor Piero Dominici e il dottor Fabio Roma</figcaption></figure></div>



<p>Il professor Piero Dominici, docente di Comunicazione
pubblica, intelligence e sociologia dei fenomeni politici all’Università degli
Studi di Perugia ha affermato che “oggi dobbiamo ripensare a fondo la questione
della cittadinanza, che non è più solo una questione giuridica, ma anche una
questione di altre variabili che appartengono all’ambito sociale e culturale.
Cambiano regole di ingaggio della cittadinanza; ci sono studi che indicano che
la scuola e l’università sono tornate ad essere agenzie di selezione e non più
di emancipazione. L’origine geografica, politica, economica determina le scelte
in termini di percorso scolastico e di formazione e queste sono variabili che
hanno una stretta correlazione con i tassi di abbandono scolastico e
universitario”. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2019/04/koEqIWLU-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-23385" width="382" height="287" srcset="https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2019/04/koEqIWLU-1024x768.jpeg 1024w, https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2019/04/koEqIWLU-300x225.jpeg 300w, https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2019/04/koEqIWLU-768x576.jpeg 768w" sizes="(max-width: 382px) 100vw, 382px" /><figcaption>Roma, IncontriEllepì &#8220;Che ne è del pensiero critico&#8221;</figcaption></figure></div>



<p>A partire da questo presupposto, il professore ha proseguito
affermando che “Il digitale costringe a ridefinire la questione della
cittadinanza, perché viene cancellato ogni confine e limite tra sfera pubblica
e privata, con la perdita di credibilità delle istituzioni e una forte anti-politica
dovuta a un sistema molto tv centrico. Il problema di fondo è la
sottovalutazione del problema che il digitale avrebbe portato alla
fluidificazione dei rapporti sociali, alla semplificazione dei processi e delle
dinamiche. In realtà siamo andati nella dimensione opposta. Il contesto
sottovaluta il fattore umano come fattore scatenante e trainante anche dei
processi economici. Dovremmo provare a mettere in discussione il primato
dell’economia.</p>



<p>Siamo passati da modello di sviluppo costruito sul lavoro a
modello incentrato sul consumo che ha portato a coincidenza tra diritti del
cittadino e del consumatore, ma ciò provoca il fatto che, se si arresta
l’economia, si arresta tutto. Dobbiamo rimettere al centro la persona,
recuperare le dimensioni complesse della complessità educativa; l’educazione
non può essere solo l’estensione dei processi educativi al cambiamento
tecnologico, è qualcosa di più profondo. Ci sono implicazioni epistemiologiche,
cambia il nostro modo disconoscere, rappresentarci e definire la realtà”, ha
concluso Dominici.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2019/04/AC1FA2BQ-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-23386" width="280" height="210" srcset="https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2019/04/AC1FA2BQ-1024x768.jpeg 1024w, https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2019/04/AC1FA2BQ-300x225.jpeg 300w, https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2019/04/AC1FA2BQ-768x576.jpeg 768w" sizes="(max-width: 280px) 100vw, 280px" /><figcaption>Il dottor Fabio Roma</figcaption></figure></div>



<p>C’è uno studio del World Economic Forum secondo cui il 65%
dei bambini della scuola primaria faranno lavori che oggi non esistono.
L’Italia è un Paese con un tasso di disoccupazione molto alto, e tutte le
indagini confermano non c’è incontro tra domanda e offerta di lavoro. Fabio
Roma, dottore di ricerca in psicologia sociale e psicologo del lavoro,
ricercatore all’agenzia Anpal, ha iniziato il suo intervento spiegando il
cambiamento di sguardo sul concetto del lavoro. “Per gli antichi romani il
lavoro era cosa spregevole, lavoravano gli schiavi, non era bello, non era
considerato importante. Il lavoro oggi è importante, anche più del passato”.</p>



<p>“Come Anpal”, ha aggiunto il dottor Roma, “abbiamo deciso di
impegnarci su un’indagine dell’ Ocse che prende in esame un campione tra i 16 e
i 65 anni, e che si concentra sulle competenze fondative. La literacy&nbsp; (la capacità di leggere un testo e trovarci
le info necessarie per fare qualcosa quotidianamente) è una delle tre
competenze fondamentali che l’indagine esamina. Ne emerge che l’Italia è
quartultima, ma migliorerà. I laureati italiani hanno competenze di literacy
più basse dei diplomati giapponesi. È una situazione paradossale, siamo un
Paese con competenze di base basse, ma molte persone 6% non avrebbero le competenze
necessarie per fare il lavoro che fanno, mentre l’11 % fa un lavoro per cui ha
competenze superflue. C’è un mismatch, una discrasia. Più del 40% delle persone
fanno lavori che non corrisponde al percorso di formazione e studio che hanno
fatto”.</p>



<p>Le sfide sono molte e servono risposte urgenti. “Bisognerebbe
creare una base comune a tutti i percorsi di studi”, ha ripreso il professor
Dominici. “Il pensiero critico non va insegnato all’università, ma prima che la
formazione sia già strutturata. Servono figure ibride, i percorsi tattico
formativi, al di là degli ambiti disciplinari, non possono che specializzarsi,
ma devono dialogare tra loro. La ricerca riorienta la teoria. Anche le
decisioni razionali hanno base emotiva. Le figure ibride devono avere una base
comune in termini di formazione epistemiologica e metodologica. Bisogna rieducare
all’empatia e alla libertà, alla responsabilità&nbsp;
in chiave relazionale che presuppone il noi, noi come persone, al posto
dell’io”, ha concluso il professor Dominici. </p>



<p>Il presidente Gabriele Gabrielli ha chiuso i lavori con un
auspicio: “Viviamo in una società in cui siamo interconnessi e c’è non
prevedibilità. Non c’è qualcosa che può superare l’umano. I robot non potranno
mai lavorare sulla complessità perché lavorano su cose edite, non inedite.
Bisogna riportare l’umano negli spazi civili in tutta la sua ricchezza e
potenzialità”. </p>



<p>Il prossimo evento della Fondazione Lavoroperlapersona si
terrà a Roma il 13 giugno con la Fondazione Telethon; sarà un’iniziativa
dedicata al tema delle fragilità a lavoro. Per restare aggiornati consultare il
sito <a href="http://www.lavoroperlapersona.it">www.lavoroperlapersona.it</a></p>



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</div></figure>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2019/04/asmae-dachan-giornalista-e-scrittrice-maxw-1280-1-733x1024-150x150.jpg" alt="" class="wp-image-23391" width="98" height="98"/></figure></div>



<p class="has-small-font-size"><em>﻿Autore: </em><strong><em>Asmae Dachan</em></strong><em> è giornalista freelance e scrittrice, esperta di Medio Oriente, migrazioni e diritti umani, responsabile Ufficio Stampa della Fondazione Lavoroperlapersona, ambasciatrice di Pace dell&#8217;Università della Svizzera per la Pace.</em></p>
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