Patologie croniche, la ricerca dell’equilibrio perfetto

“Quel giorno, non so proprio perché decisi di andare a correre un po’, perciò corsi fino alla fine della strada, e una volta lì pensai di correre fino la fine della città, e una volta lì pensai di correre attraverso la contea di Greenbow. Poi mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui tanto vale correre attraverso il bellissimo stato dell’Alabama, e cosi feci. Corsi attraverso tutto l’Alabama, e non so perché continuai ad andare. Corsi fino all’oceano e, una volta lì mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui tanto vale girarmi e continuare a correre. Quando arrivai a un altro oceano, mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui, tanto vale girarmi di nuovo e continuare a correre!”

Correre, correre, correre. Le gambe portano lontano, gli spazi sembrano immensi. Sembra che i muri si mettano da parte e persino gli alberi facciano un passo indietro. Correre nel vento, lanciare il cuore oltre l’ostacolo e sentirsi liberi. Forrest Gump corre ogni volta che vuole sentirsi vivo, libero da quelle trappole in cui tante volte la mente ci fa sentire prigionieri. Il protagonista del libro di Winstom Groom, che ha ispirato il film di Robert Zemeckis, è  un uomo diverso, speciale, una di quelle figure che la società spesso tende a sminuire, a escludere perché non sa come comportarsi e relazionarcisi. Forrest trova, grazie a sua madre, la sua forza, il suo dono e indica agli altri la via.

Negli ambienti lavorativi, come in ogni contesto sociale, la gestione della diversità non è mai facile. Non si tratta solo del bagaglio umano, esperienzale e storico della persona, ma anche delle sue abilità psico-fisiche. Ci sono malattie invalidanti, altre, invece, con le quali la persona convive, cercando un giusto equilibrio che le permetta di continuare a lavorare, avere una vita sociale, essere libera e autonoma.

La storia dell’umanità è costellata di personaggi che avevano patologie fisiche e/o psichiche che con le loro peculiarità hanno saputo distinguersi, brillare, diventare geni immortali, nonostante in passato non ci fosse l’attenzione e la ricerca che, invece, ci sono oggi.

Van Gogh non sarebbe stato Van Gogh se non avesse avuto quel corpo, quella mente, quella sensibilità che lo hanno reso il maestro che è stato. Un giorno scrisse: “Più mi decompongo, più sono malato e frammentato, più divento artista”. Oggi che c’è maggiore sensibilità rispetto al tema delle malattie croniche, dovremmo far tesoro delle esperienze e degli esempi del passato per riuscire a creare le condizioni migliori per far emergere e fiorire le capacità e le attitudini di tutti.

Secondo l’annuario Istat 2017, il 39% degli italiani è affetto da una malattia cronica. Un recente focus di Osservasalute , l’osservatorio regionale sulla salute nelle regioni italiane, sono ben 24 milioni le persone che soffrono di una malattia cronica ed entro il 2028, complice la maggiore aspettativa di vita, saranno un milione in più.

Con il Centro di Ricerca EllePì la Fondazione Lavoroperlapersona è impegnata a studiare, monitorare e proporre soluzioni in questo ambito. Presentiamo la ricerca MACRO@Work, http://bit.ly/2ZBgUbD realizzata in una multinazionale italiana attraverso metodologie di ricerca qualitative e quantitative e che ha coinvolto un ampio campione di malati cronici, di loro capi e colleghi, di manager e professionisti della Funzione HR e People Care.

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Campus Educativo EllePì - Edizione 2019
Successo a Offida per la sesta edizione della Summer School