Enciclica “Fratelli tutti”. Un documento per il bene dell’umanità

Firmata il 4 ottobre 2020 ad Assisi la nuova Enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti” è destinata a fare storia e a diventare un riferimento non solo per i fedeli cristiano-cattolici, ma per l’umanità intera. Il documento è un vero e proprio manifesto dei nostri tempi, che mira a “far rinascere un’aspirazione mondiale alla fraternità”. In un mondo attraversato dalla globalizzazione, da un’economia che punta esclusivamente al profitto e da incessanti lotte per l’egemonia e la supremazia socio-politica, l’undicesima Enciclica sociale – la seconda di Papa Francesco dopo la “Laudato sì” del 24 maggio 2015 – sembra indicare alle donne e agli uomini del pianeta una strada diversa, un’alternativa di salvezza laica in cui impegnarsi tutti alla pari, camminando insieme da fratelli e sorelle e rivolgendosi a “tutte le persone di buona volontà, al di là delle loro convinzioni religiose”. Questa lettera enciclica “è uno spazio di riflessione sulla fraternità universale (…) per un futuro “modellato dall’interdipendenza e dalla corresponsabilità nell’intera famiglia umana”.

Letta con uno spirito laico o religioso, questa missiva arriva dritta al cuore e alla coscienza di tutti, perché si pone nell’ottica di includere, riconoscere, abbracciare tutte le persone del mondo. Già durante il periodo della Pandemia Papa Francesco aveva ricordato che “Siamo tutti sulla stessa barca” e che è quindi indispensabile per le donne e gli uomini di buona volontà pensare al benessere, alla crescita e al progresso di ogni persona. Leggendo il documento e le istanze che propone, si ritrovano parole come inclusione, interdipendenza, sviluppo umano, costruzione del noi, organizzazione della società in modo dignitoso. Un segno bello, incoraggiante anche per la Fondazione Lavoroperlapersona, perché conferma e rafforza la nostra convinzione che a tutti i livelli, dalla formazione al management, dalla ricerca alla divulgazione, la centralità deve essere data alla persona umana, tutelandone l’integrità e sostenendone la crescita e le potenzialità.


Quest’idea del “fratello universale” la ritroviamo nei bambini che devono scoprire il mondo attraverso le esperienze, così come la ritroviamo quando pensiamo ai malati cronici, sostenendo la ricerca che punta alla loro tutela e al loro sostegno. Il Pontefice ha un occhio di riguardo anche alle donne sulle cui spalle gravano tante responsabilità, ma che sono doppiamente povere perché spesso subiscono violenze e ingiustizie e devono lavorare e crescere da sole i figli, caricandosi di un impegno enorme.

Dal primo capitolo, intitolato “Le ombre di un mondo chiuso” in cui Papa Francesco fa una fotografia piuttosto triste del difficile momento che l’umanità sta vivendo, si arriva pagina dopo pagina al capitolo conclusivo, intitolato “Dialogo e amicizia sociale”. Una sorta di excursus dall’oscurità alla luce dove le persone si incontrano, si riconoscono nelle rispettive differenze, per condividere il cammino e migliorare insieme il destino dell’umanità.

È particolarmente interessante il contenuto del terzo capitolo, intitolato “Pensare e generare un mondo aperto”, in cui si parla di integrazione, altro concetto molto caro alla Fondazione. Ne riportiamo un breve estratto: “Pensare e generare un mondo aperto (…) La fraternità è far fronte agli effetti distruttori dell’Impero del denaro. La solidarietà, intesa nel suo senso più profondo, è un modo di fare la storia, si tratta di un’altra logica. Se non ci si sforza di entrare in questa logica, le mie parole suoneranno come fantasie. Ma se si accetta il grande principio dei diritti che promanano dal solo fatto di possedere l’inalienabile dignità umana, è possibile desiderare un pianeta che assicuri terra, casa e lavoro a tutti. Questa è la vera via della pace, e non la strategia stolta e miope di seminare timore e diffidenza nei confronti di minacce esterne”.

In tutti e sette i capitoli dell’Enciclica, a partire dal riconoscimento del valore di ogni persona umana, le religioni offrono un prezioso apporto per la costruzione della fraternità e per la difesa della giustizia nella società moderna. In termini più laicali, la fraternità a cui esorta il Pontefice è un invito, un incoraggiamento all’inclusione, all’accoglienza, all’attenzione all’umano. Siamo felici che il nostro motto di sempre, il nostro claim sia scritto con parole che attingono da questo bacino di valori: “Coltivare l’umano nell’economia e nel lavoro” e certamente questo documento ci spinge a continuare a lavorare in questa direzione.    


Asmae Dachan è giornalista professionista e scrittrice italo-siriana, è esperta di Medio Oriente, Siria, Islam, dialogo interreligioso, immigrazione e terrorismo internazionale, iscritta all’Ordine dei Giornalisti delle Marche dal 2010 lavora come freelance per diverse testate nazionali e internazionali. Responsabile Ufficio Stampa Fondazione Lavoroperlapersona.. Attivista per la pace e la non violenza, è stata nominata nel 2013 Ambasciatrice di Pace a vita  dell’Università per la Pace della Svizzera. Il 2 giugno 2019 è stata insignita del titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

  

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