Blog EllePì – C’era una volta la mascherina

Universalmente riconosciuto, il diritto allo studio è sempre argomento su cui soffermarsi. In tempo di pandemia, sembra che la scuola, perno di questo diritto, occupi e preoccupi tutti, senza distinzione alcuna, concordi nell’affermare che, mai come prima, l’attenzione alla gestione della scuola sia così viva. Di fronte alla crisi pandemica, in una scala delle priorità, il diritto alla salute è più importante del diritto allo studio o al lavoro? Difendere un diritto non può tradursi nel negarne un altro. Camminano insieme e si completano. Osserviamo come nel variegato mondo del lavoro i dispositivi di protezione individuale (DPI) e i dispositivi di protezione collettiva (DPC) rappresentino una conquista.

Mutuando buoni e giusti comportamenti di igiene e profilassi dai settori produttivi per estendere la tutela alla salute dei piccini a scuola, sia il personale che i bimbi portano le mascherine, mantengono le distanze, seguono le opportune indicazioni, si recano a scuola ed intessono relazioni. Cori di dissenso si sono alzati a rimarcare probabili ricadute, che, però, solo in una rilettura postuma si potranno osservare con lucida chiarezza. Resta l’imperativo che un fare approssimativo e superficiale non è perseguibile. Portare la mascherina e mantenere le distanze non sono mere regole, indicazioni, obblighi. Non è un gioco, non un esercizio, non un compito. Non sono armi: è dotarsi di dispositivi di sicurezza sia individuale che collettiva. Del resto, nella relazione educativa “il contesto” è curato nei dettagli affinché avvenga la migliore comunicazione possibile, interessata non solo alla trasmissione di saperi e allo sviluppo di competenze, ma anche alla creazione di legami.

Viene da chiedersi se le mascherine – come la distanza – possano inficiare in qualche maniera la relazione, renderla meno fluida. Sicuramente non la bloccano. Allora si rende necessario trovare il giusto canale per l’interazione agevole tra i protagonisti della comunicazione. I giusti dispositivi che non neghino opportunità di rapporto umano caldo. Il compito è spesso lasciato ai singoli, poiché, in una condizione emergenziale, il tempo per le decisioni è cortissimo. Una responsabilizzazione che, pur manifestandosi come aggravio, ha in sé la valenza di corresponsabilità nella gestione del lavoro. Cambia la dimensione dell’operare, passando da una esecuzione, seppur creativa, dei mandati, ad una nuova ed evoluta partecipazione decisionale. Davanti alle nuove variabili, si sperimenta sul campo e si apportano modifiche in itinere; la capacità di problem solving viene esercitata su più livelli e la valutazione sull’azione è ancor più frequente.

Possiamo far tesoro delle testimonianze di queste ricerche sul campo. Esse sono preziose per la costruzione di migliori prassi: allenarsi a nuovi modi, a nuovi approcci nasce da uno sforzo corale che mette in rete competenze di varia estrazione. Se si impara dall’esperienza, di certo questa pandemia ci insegna che non basta seguire il fluire degli eventi ma intervenire con senso critico e positività.


Sonia Palermo è pedagogista e Educational Program Manager della Fondazione Lavoroperlapersona. Nel suo percorso professionale, diverse sono le partecipazioni con enti pubblici e privati nella progettazione e realizzazione di laboratori, eventi culturali e convegni legati ai temi del lavoro, del gioco e della giocoleria. Per alcuni anni ha collaborato con il quotidiano “Il messaggero” con articoli di cronaca, cultura e spettacolo. Il suo principale interesse è nella pedagogia del lavoro

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