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	<title>Paride Petrocchi &#8211; Lavoroperlapersona</title>
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	<description>Il lavoro è espressione della persona</description>
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	<title>Paride Petrocchi &#8211; Lavoroperlapersona</title>
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		<title>#Blog EllePì &#8211; Il riposo non è una pausa dal lavoro&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paride Petrocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Nov 2022 16:09:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2022]]></category>
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		<category><![CDATA[Innovazione e trasformazione del lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Senso del lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[La società occidentale in cui siamo immersi sta divenendo, giorno dopo giorno, sempre più illeggibile e difficilmente interpretabile. La contemporaneità corre ad una velocità tale che non si concilia affatto con un pensiero alto, con una riflessione meditata. Buona parte delle donne e degli uomini del nostro tempo si sentono confusi, se non spaesati, nostalgici [&#8230;]]]></description>
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<p style="text-align: justify;">La società occidentale in cui siamo immersi sta divenendo, giorno dopo giorno, sempre più illeggibile e difficilmente interpretabile. <strong>La contemporaneità corre ad una velocità tale che non si concilia affatto con un pensiero alto</strong>, con una riflessione meditata. Buona parte delle donne e degli uomini del nostro tempo <strong>si sentono confusi, se non spaesati,</strong> <strong>nostalgici di quel tempo <em>solido</em></strong><a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><strong>[</strong>1]</a> di qualche decennio addietro.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class=" wp-image-30254 alignright" src="https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2022/11/th-300x199.jpg" alt="" width="250" height="166" srcset="https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2022/11/th-300x199.jpg 300w, https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2022/11/th.jpg 474w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" />Un tentativo di lettura di questo tempo complicato e complesso è quello di <strong>Byung-Chul Han</strong>, filosofo ed antropologo, in un suo <strong>saggio </strong><em><strong>La scomparsa dei riti</strong>.  </em>Egli sostiene che si sta assistendo ad <strong>una potente e celere erosione della realtà rituale</strong>, in particolare nelle culture occidentali. <strong>Una ritualità non solo attinente alla sfera religiosa</strong>, ma che tocca e pervade anche altri ambiti, ad esempio <strong>quello artistico</strong>. Ciò che causerebbe la scomparsa dei riti è <strong>una spinta emancipativa dei soggetti rispetto ai sistemi culturali tradizionali di riferimento</strong>; la cultura <em>post–moderna</em> offre dei modelli di evasione, delle forme di emancipazione rispetto al mondo ‘solido’ inteso come coercitivo e claustrofobico.</p>
<p style="text-align: justify;">L’inghippo nasce nel momento in cui <strong>questo processo, invece che sfociare in una liberazione, è vittima di se stesso</strong> e trascina con sé tutti quei singoli che si sentono sempre più soli o rimandati a se stessi. La scomparsa dei riti, così, invece che essere festeggiata come una libertà liberata, viene ad essere una <strong>malattia tipicamente contemporanea</strong>. Han asserisce che <strong>ogni persona ha bisogno di un riconoscimento di sé all’interno di una comunità</strong>, egli afferma ciò partendo dal concetto hegeliano di ‘accasamento’ (<em>einhausung)</em>. <strong>La simbologia rituale ci aiuterebbe, quindi, a riconoscerci in una comunità</strong> e a vivere senza sentirci troppo in balia del caos contemporaneo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma ciò che interessa a noi, più nel dettaglio, è <strong>la riflessione che il filosofo coreano compie sulla relazione, o dialettica, tra lavoro e riposo</strong>, contenuta all’interno del capitolo <em>Festa e religione</em>. Egli, dopo aver introdotto il tema del ‘riposo’ all’interno del contesto ebraico, inteso come “<em>festa di riposo e contemplazione”</em>, asserisce con forza: <em><strong>oggi abbiamo del tutto smarrito il riposo festivo</strong>, <strong>caratterizzato dalla simultaneità di intensità vitale e contemplazione</strong>. È proprio nel momento in cui la </em>vita activa<em>, che nella sua crisi tardo–moderna <strong>degenera in iperattività</strong>, assorbe in sé la vita contemplativa che la vita raggiunge una reale intensità.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class=" wp-image-30255 alignleft" src="https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2022/11/kelly-sikkema-514dv0uzWwk-unsplash-300x204.jpg" alt="" width="249" height="169" srcset="https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2022/11/kelly-sikkema-514dv0uzWwk-unsplash-300x204.jpg 300w, https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2022/11/kelly-sikkema-514dv0uzWwk-unsplash-1024x697.jpg 1024w, https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2022/11/kelly-sikkema-514dv0uzWwk-unsplash-768x523.jpg 768w, https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2022/11/kelly-sikkema-514dv0uzWwk-unsplash-1536x1045.jpg 1536w, https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2022/11/kelly-sikkema-514dv0uzWwk-unsplash-2048x1394.jpg 2048w" sizes="(max-width: 249px) 100vw, 249px" />A questa affermazione, ne affianca un’altra quasi lapidaria per la quale “<em><strong>il riposo e il lavoro rappresentano due forme esistenziali del tutto avulse l’una dall’altra</strong>”.</em> Tra le due vi è netta differenza ontologica, se non teologica. Siamo in un altro contesto, <strong>il riposo non è né ‘ripresa’ dal lavoro precedente né ‘raccoglimento’ in attesa di quello successivo</strong>, non è – per dirla in altri termini – una pausa. <strong>Se si vive il riposo come ‘pausa’, esso perde il suo<em> valore ontologico,</em> divenendo un prodotto del lavoro stesso</strong>. Quale è dunque la risultante di questo lavoro che tutto comprende: “<em><strong>l’odierna coazione a produrre perpetua il lavoro e conduce alla scomparsa di quel sacro riposo</strong>. La vita viene del tutto profanata e dissacrata”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il filosofo, affermato ciò, si dedica ad una descrizione di ciò che invece è o almeno dovrebbe essere il tempo della festa: “<em><strong>La festa, come forma di gioco, è un’auto rappresentazione della vita.</strong> Ha un carattere traboccante che non ha obbiettivi. In questo consiste la sua intensità. […] Il tempo festivo è un tempo che sta in piedi. Non sfiorisce, non si disperde, quindi rende possibile l’indugio”. </em>Dall’altro lato, invece, il lavoro – più volte avvicinato alla coazione a produrre – è un tempo che si disperde e sfiorisce; <strong>la vita stessa rischia di diventare fuggevole se il tempo della stessa va a coincidere con quello del lavoro</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="wp-image-30253 alignright" src="https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2022/11/th1-300x153.jpg" alt="" width="249" height="127" srcset="https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2022/11/th1-300x153.jpg 300w, https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2022/11/th1.jpg 474w" sizes="(max-width: 249px) 100vw, 249px" />Un’ulteriore conseguenza di questo ‘totale profanazione della vita’ è che i<strong>l medesimo riposo viene sequestrato dalla produzione e diviene ‘tempo libero’</strong>. Il quale – fortemente differente dal riposo inteso come festa – per alcuni può divenire un’esperienza angosciante, perché <strong>ai confini di questo ‘tempo libero’ vi è <a href="https://www.lavoroperlapersona.it/2020/03/23/incontriellepi-limpresa-e-la-societa-della-prestazione-come-ritornare-a-vivere/">la pressione sempre più crescente della prestazione</a></strong>. La prestazione diventerebbe, quindi, la nemica del riposo e lo stesso Han, alla luce di ciò, propone <strong>una differenziazione semantica tra essa e il lavoro</strong><a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>: “<em>Il lavoro ha un inizio e una fine, per cui al periodo del lavoro segue il periodo del riposo. <strong>La prestazione, invece, non ha né inizio né fine: non esiste un periodo della prestazione</strong>”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Al termine dell’articolo Han lancia una proposta esortativa, la quale tenta di coinvolgere tutti anche il mondo politico: “<em>Alla luce della crescente coazione a produrre e a performare, fare un uso diverso, giocoso, della vita diventa un compito politico. <strong>La vita riguadagna il proprio lato ludico quando, invece di riferirsi a uno scopo esterno, si riferisce solo a se stessa. Bisogna riconquistare il riposo contemplativo</strong>. Se si sottrae del tutto alla vita il suo elemento di quiete, si soffoca nel proprio agire”. </em>Han chiude così il suo capitolo sulla <em>Festa e religione</em>, ma <strong>mentre ci chiarisce le idee sulla differenza tra riposo sacro e festoso e il ‘tempo libero’, ci rimanda indietro una domanda: <a href="https://ricerca.lavoroperlapersona.it/oltre-il-paradigma-della-performance/">che tipo di lavoro viviamo?</a></strong> Un lavoro che sa auto-limitarsi concedendosi respiro oppure <strong>un imperativo performante che non conosce requie?</strong></p>
<hr />
<p><strong>Bibliografia: <br /></strong><span style="font-size: 10pt;">Franz Rosenzweig, <em>La stella della redenzione</em>, trad. it. di G. Bonola, Marietti, Genova 1998<span style="text-align: justify; color: initial;">.<br /></span>Byung-Chul Han, <em>La società della stanchezza</em>, trad.it di F. Buongiorno, Nottetempo, 2012.</span><br /><span style="font-size: 10pt;">Mary Douglas, <em>Antropologia e simbolismo, </em>Il Mulino, Bologna 1985.</span></p>


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<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile" style="grid-template-columns:22% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="959" src="https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2022/11/275877057_704481344077510_4196595321029272377_n.jpg" alt="" class="wp-image-30252 size-full" srcset="https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2022/11/275877057_704481344077510_4196595321029272377_n.jpg 960w, https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2022/11/275877057_704481344077510_4196595321029272377_n-300x300.jpg 300w, https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2022/11/275877057_704481344077510_4196595321029272377_n-150x150.jpg 150w, https://www.lavoroperlapersona.it/wp-content/uploads/2022/11/275877057_704481344077510_4196595321029272377_n-768x767.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<p class="giustifica"><em><strong>Paride Petrocchi,</strong> missionario per vocazione, filosofo per formazione, insegnante precario per professione, scrittore per passione. Laureato in Filosofia e Scienze Filosofiche all’Università di Macerata, studente in Scienze Religiose all’Università di Urbino. Membro della fraternità redazionale di Le Grain de Blé e dell’equipe di Pastorale giovanile della Diocesi di Ascoli Piceno.</em></p>
</div></div>



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<p><span style="font-size: 10pt;"><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a>Uso il termine ‘solido’ come corrispettivo opposto all’idea di ‘società liquida’ di Bauman.</span><br /><span style="font-size: 10pt;"><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a>A ben vedere, Han non sempre è così attento a differenziare il contenuto preciso del termine lavoro.</span><em> </em></p>]]></content:encoded>
					
		
		
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