Un incontro per comprendere la fioritura dell’umano e la sfida della innovazione

Un incontro per comprendere la fioritura dell’umano e la sfida della innovazione

Venerdì 16 Febbraio si è svolto presso la prestigiosa sede di Gi Group di Via Nazionale, il primo di una serie di incontri dedicati al tema dell’innovazione tecnologica e delle sue implicazioni, che la Fondazione ha deciso di affrontare nel corso del 2018. Gli interrogativi da cui partire, in questo incontro dal titolo: Far fiore l’umano nell’economia e nel lavoro: le sfide dell’innovazione tecnologica e che ci invitano ad una riflessione sono: “le macchine possono realmente sostituire l’uomo?”, “che relazione c’è tra uomo e tecnologia?” e “come sta cambiando il mondo del lavoro?”

All’interno di questi interrogativi, si inserisce ciò che Paolo Benanti – docente della Pontifica Università Gregoriana di Roma ed esperto di bioetica, etica delle tecnologie e human adaptation – definisce la Condizione Tecno-Umana, ovvero la condizione cognitiva unica dell’essere umano di abitare nel mondo. Benanti sostiene che ciò che nelle altre specie animali è affidato alle competenze del codice genetico (teorie dell’evoluzione) nell’uomo è mediato dalla sua capacità di creare artefatti tecnologici. È una condizione per cui le abilità cognitive, che si vedono nell’essere umano, fanno sì che l’uomo sia riuscito a bypassare le strettoie dell’evoluzione genetica e biologica attraverso l’innovazione tecnologica.

Quello a cui oggi assistiamo è l’evoluzione di una macchina che possiamo definire “sapiens”, come nuovo concorrente nel mondo del lavoro, una macchina in grado di elaborare grandi dati ed analizzarli in tempi record seguendo il nuovo paradigma del “if this than that” (se succede questo fai quest’altro).

La pervasività della tecnologia digitale, dell’informatica e dell’informazione, infatti, ha reso concreta la possibilità che le macchine, da alleate, possano diventare una minaccia per l’uomo. Questo perché oggi la materia prima da trattare è il “dato”: basti pensare che il 70% del PIL dei Paesi del G7 è connesso all’informazione e quindi ai dati da cui l’informazione è prodotta. Il lavoro si sta datificando e più il lavoro si datifica, più la macchina sapiens è performante, economica e funzionale rispetto all’homo sapiens che l’ha creata.

Oggi la speranza è quella di poter riassumere il rapporto tra uomo e macchina secondo un’equazione: homo + macchina = sapiens, una nuova condizione dove macchina e uomo si contaminano a vicenda in un rapporto di competizione e cooperazione. Non necessariamente il rapporto tra macchina e uomo è competitivo, non necessariamente uno preclude l’altro. Se dovessimo riassumere il tutto secondo una prospettiva esclusivamente darwiniana, potremmo affermare che l’uomo è destinato ad estinguersi e a lasciare il passo alla macchina. Al contrario, l’uomo è presente e continuerà ad esserlo poiché ha un elemento non riproducibile o programmabile che la macchina non possiede: un’anima, in quanto portatore di valore e di senso. Ecco, allora, la contaminazione: la macchina aumenta la conoscenza e la cognizione dell’uomo, mentre quest’ultimo opera sull’emotività ed eticità della seconda.

Una macchina che dubita di sé stessa, quindi, è l’orizzonte etico minimo da perseguire. Necessita, perciò, di un certo grado di incertezza ed è proprio per questo che sia Google che Facebook, i più grandi investitori nell’intelligenza artificiale, stanno introducendo delle raccolte di dati sul grado di incertezza delle macchine, che fanno spostare il patrimonio dell’automazione sulla probabilità.

A questa riflessione antropologica ha fatto seguito l’intervento di Roberto Ciccarelli, giornalista de Il Manifesto e autore di testi quali La furia dei cervelli, Il quinto stato, Fuga dal precariato, Forza Lavoro. L’intervento ha posto l’accento su un ulteriore aspetto dell’economia digitale, la taskificazione ovvero la riduzione delle forme di lavoro al cottimo, un nuovo cottimo digitale, per l’esattezza, che in realtà ripropone un sistema remunerativo esistente già nel 1700. Ed è proprio a questo punto che sorge un problema: l’invisibilizzazione.

Grazie alla digitalizzazione le opportunità lavorative si moltiplicano, o comunque si trasformano, cambia la tassonomia del lavoro,  e compaiono nuove figure professionali legate all’informazione, al web e ai social; potremmo distinguere ad esempio tra labelling workers, data workers, crowd workers e così via…. Ma cosa vuol dire, davvero, essere dipendenti di un algoritmo?

Nell’era della digitalizzazione si parla di Gig Economy, un modello economico dove non esistono più le prestazioni lavorative continuative (il posto fisso, con contratto a tempo indeterminato) ma si lavora on demand, cioè solo quando c’è richiesta per i propri servizi, prodotti o competenze. Nella Gig Economy i lavoratori sono tutti self-employed e svolgono attività temporanee, interinali, part-time, saltuarie, provvisorie. L’ecosistema aziendale non si basa più su un patto employee-owned ma su di una partnership temporale dove scompare in parte il concetto di single employer.

Un lavoro talmente “saltuario” da divenire per molti invisibile e, quindi, non meritevole di una disciplina che possa regolarlo, una specie di “statuto dei lavori digitali”; e tanto più il processo è automatizzato e digitale, tanto più il lavoro è invisibile e pagato sempre meno.

La tecnologia ed il progresso possono talvolta essere guardati con sospetto, possono far paura ma non possiamo affermare a priori che siano un qualcosa di negativo. La tecnologia, se bene utilizzata, può essere un valido aiuto soprattutto nel mondo del lavoro: la tecnologia non si ammala, non va in vacanza, non prende sonno, non risente degli aspetti emotivi, sensoriali come gli umani e progredisce continuamente. La tecnologia semplifica il lavoro dell’uomo ma, nonostante tutto, non potrà sostituirlo: la motivazione, la voglia, la capacità di mettersi in gioco, il senso proprio del lavoratore. L’uomo è una “macchina” di senso costruita sui valori.

La Fondazione Lavoroperlapersona intende proseguire la riflessione sul tema, questa volta affrontando il rapporto tra occupazione e tecnologia, nel prossimo Incontri Ellepì intitolato: Industria 4.0 e Occupazione: più o meno lavoro” in programma venerdì 23 Marzo alle ore 18:00, sempre presso la sede GiGroup di Via Nazionale 39, Roma.

No Comments

Post A Comment