Tecnologia e Inclusione: un Incontri EllePì dedicato alle Fragilità@Work

Tecnologia e Inclusione: un Incontri EllePì dedicato alle Fragilità@Work

Nel corso degli ultimi anni, l’introduzione di ausili tecnologici sempre più efficienti ha consentito alle persone più fragili di raggiungere un maggior grado di autonomia e di diventare protagonisti della società. Proprio per questo, l’intreccio generativo tra tecnologia e inclusione è stato il tema di Incontri Ellepì del 15 giugno presso la Bacchetta di Bologna. 

La rivoluzione 4.0, secondo le parole del presidente della Fondazione Lavoroperlapersona Gabriele Gabrielli, può essere un’opportunità per creare maggiore distribuzione di valore e ridurre le disuguaglianze all’interno delle imprese. La Fondazione, per questo, si occupa delle Fragilità@Work con il principale intento di farne oggetto di ricerca e riconoscerle per promuovere buone pratiche capaci di accoglierle, argomento già affrontato a Roma nel 2017 con Incontri EllePì Welfare Aziendale e nuove fragilità e nel Maggio di questo anno con Incontri EllePì Lavoro e inclusione: creare valore per tutti ospiti sempre della Fondazione TelethonLe fragilità nel lavoro, infatti, ci sono sempre state – secondo il Presidente – “ogni epoca ha le sue che si incarnano nella storia delle donne e degli uomini che la percorrono. Quella che viviamo, però, è anche l’epoca della distrazione, ove è più facile non accorgersi della loro presenza”.  Per queste ragioni la Fondazione Lavoroperlapersona offre il proprio contributo per non silenziarle, consapevole che la cura delle fragilità insegna a coltivare l’umanità nel lavoro e nell’economia

Una tecnologia è grande se migliora la vita di tutti”. Così ha aperto il suo intervento Valeria Friso, Ricercatrice di Didattica e pedagogia speciale presso l’Università di Bologna, che ha tenuto a precisare come uomini e donne con disabilità non debbano essere considerate come fossero delle persone “rotte”, da dover sistemare così da poter essere incluse nella società: l’inclusione, infatti, non è questa. L’inclusione rappresenta un processo, una filosofia dell’accettazione, che ha lo scopo di fornire una cornice dentro cui le persone possono essere ugualmente valorizzate, trattate con rispetto e fornite di uguali opportunità. L’inclusione, infatti, deve guardare alla disabilità, secondo la professoressa Friso, non come una caratteristica interna dell’individuo, ma come un deficit collocato all’interno dei processi prodotti dai contesti, saperi disciplinati, organizzazioni e politiche incapaci di fornire una risposta adeguata alle differenze delle persone. Alla luce di ciò, risulta necessario osservare, proporre e cambiare i contesti sociali per realizzare ovunque l’inclusione.

Anche se la realtà odierna è piena di contraddizioni – poiché è ancora ampia la forbice tra la pronuncia dei principi di uguaglianza e la loro effettiva conquista da parte di coloro che sono più fragili –  l’Italia risulta essere la nazione più avanzata in Europa nel campo del sociale. Lo ha affermato Franco Bernardi, presidente della Fondazione Asphi, secondo cui “siamo stati i primi a rimuovere le scuole esclusivamente dedicate ai ciechi e ai sordi”, in modo tale da creare già nelle aule scolastiche un nuovo tipo di integrazione. La Fondazione Asphi si occupa, dunque, di estendere questa attenzione anche nei contesti lavorativi, sollecitando ricadute concrete dell’evoluzione tecnologica per le persone più fragili. Le imprese devono valorizzare i disabili e non vederle come un costo sociale. Se un’azienda si impegna ad accogliere persone con handicap, deve avere dei diversity manager in grado di sviluppare delle competenze di gruppo, condividere le idee gli uni con gli altri, andando a creare un contesto e un ambiente favorevole ad ogni individuo.

L’inclusione sociale, proprio per questo, rappresenta la chiave e lo sfondo all’interno dei quali acquista senso il progetto di vita di ogni persona, compresa quella disabile. Le barriere che ostacolano la partecipazione sociale del disabile non sono solamente quelle architettoniche ma anche quelle costruite dai pregiudizi, come lo sono, molto spesso, le mancanze nelle quali la società incorre quando non provvede a far sì che il disabile riceva una adeguata

educazione, istruzione o formazione.

La fragilità, insomma, non deve essere e non può essere un destino o un’identità; attraverso l’inclusione e la tecnologia è possibile salvaguardare la dignità di tutti, creando valore per sé e la società che ci ospita.

 

 

Autore:
Matteo Raimondi, classe 1997, è studente di Scienze della Comunicazione presso l’Università di Macerata e collaboratore della Fondazione Lavoroperlapersona. Tra le sue passioni più grandi c’è il cinema, accanto alla letteratura e alla musica.

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