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di Gabriele Gabrielli
Il lavoro non c’è e, quando c’è, troppo spesso piace poco o per nulla. Ci stiamo abituando a questa mancanza di corrispondenza tra ciò che è offerto e ricercato e ciò che si vorrebbe fare. L’elenco delle possibili cause e concause del fenomeno è lungo, variamente articolato e argomentato. Ma è giusta e “moderna” questa disattenzione verso la soggettività, i sogni delle persone, le vocazioni che ciascuno ha? La reazione più plausibile a questa domanda in una normale conversazione tra amici sarebbe: “stai dando i numeri? E’ un po’ da sconsiderati parlare delle aspirazioni delle persone in un momento come questo dove tutto sembra precario e il lavoro non si trova, non ti pare?”.

di Gaia Moretti Lingua, cultura, casa, costumi, religione; il dialogo interculturale è un cocktail di tanti elementi, non tutti conosciuti e non tutti evidenti (Malizia, 2007).  La necessità di parlare, di dialogare (rispettando le regole) con le diverse culture, la necessità di integrare le culture “ospitate” facendo loro comprendere i nostri meccanismi conoscitivi e regolatori, sono tutte caratteristiche dei discorsi ripetuti da diverse Amministrazioni cittadine, in diverse città, con gli stessi fondamenti. Queste “chiacchierate”, che esaltano l’intercultura senza mai definirla, finiscono per non sortire alcun effetto, perchè mancano della fondazione necessaria alla comprensione stessa del concetto.

di Maria Rosaria Nava James A. Banks (2003) scrisse:- “Unity without diversity results in cultural repression and hegemony. Diversity without unity leads to the fracturing of the nation. Diversity and unity should coexist in a delicate balance in democratic, multicultural nations”. Tale affermazione conserva in sé tutte le caratteristiche salienti dei concetti di interculturalità e comunicazione interculturale. Nell’era dell’internazionalizzazione e della globalizzazione, la comunicazione e le relazioni interculturali assumono un’importanza sempre maggiore.

di Fabrizio Maimone 20.000…è il numero di ordigni nucleari ancora disponibili negli armamenti di USA, Russia, Cina, India, Pakistan, Nord-Corea e Israele (dati Brookings Institution) . Le statistiche, ovviamente, si riferiscono solo ai paesi che (più o meno ufficialmente) posseggono armamenti nucleari. E escludono le testate che potrebbero essere nascoste negli arsenali di governi che, formalmente, negano di possedere armi atomiche. In ogni caso, nel mondo è ancora funzionante un numero di testate nucleari sufficiente ad avverare la famosa profezia di Albert Einstein: “Non so con quali armi verrà combattuta la Terza guerra mondiale, ma la Quarta verrà combattuta con clave e pietre”.

di Gabriele Gabrielli
Lavoroperlapersona è un progetto che nasce dalla passione per la persona e per il lavoro che ne è sua espressione. Vuole valorizzare entrambi, ma assegna loro posti diversi. La verità sulla persona, infatti, va oltre il lavoro. Lo supera ed è altrove. "Guai all'uomo che appartiene al lavoro", ha scritto Rabinadrath Tagore, premio nobel per la letteratura. L'uno, il lavoro, deve essere a servizio dell'altra, la persona. E’ indubbio, però, che il lavoro “appartiene all’uomo” e ne costituisce parte rilevante. Per questo è irrinunciabile e diventa motivo di attenzione e tutela, fondamento di democrazia e civiltà. Contribuisce, infatti, alla sua realizzazione, perché dà voce ai progetti di ciascuno assecondando vocazioni e talenti personali.