Blog

di Gabriele Gabrielli
Abbiamo molta difficoltà, non c’è dubbio. Manca la serenità necessaria nei loro confronti, dobbiamo ammetterlo. Non riusciamo così a guardare in faccia i giovani senza proiettare nelle discussioni il nostro malessere e disagio. C’è un tale guazzabuglio di sentimenti in cuor nostro, a riguardo, che ci fa dire di tutto e di più. Per alcuni, i giovani sarebbero una generazione perduta e svogliata, per altri invece una generazione di generosi e straordinari ragazzi veloci nell’apprendere, innovativi e attenti a coltivare relazioni di benessere con il mondo. Privi di idee e di carattere, per taluni, ma anche i più creativi e ingegnosi per altri.  I giovani poi sono incapaci di alzare i pugni e di farsi sentire, per Federico Fubini, perché non hanno ancora deciso l’atteggiamento, e quindi il comportamento da adottare, nei confronti del sistema.

di Enzo Rullani Da quando la propagazione della conoscenza replicabile ha superato certe soglie, è cambiato tutto: gli investimenti in conoscenza (generativa) sono, infatti, diventati convenienti grazie alla continua espansione del bacino di uso delle conoscenze replicabili. I paesi più dinamici hanno così accresciuto di molto la loro dotazione di conoscenza generativa (scienziati, imprenditori, lavoratori creativi, ambienti aperti e sperimentali), grazie ai redditi derivanti dalle applicazioni in conoscenza replicabile.

di Chiara Forieri A Venezia per asciugare la biancheria si usa appendere i panni su una corda all'aria aperta. A volte la corda è sistemata con discrezione appena sotto i balconi, parallela ai muri delle case, sopra i giardini, corti interne e, perchè no, canali. Altre volte, nelle zone popolari, di periferia, le corde sono agganciate con delle carrucole da una casa all'altra e attraversano calli, campielli, salizzade, così i panni stesi a mo' di gran pavese, fanno bella mostra di sè.

di Fabrizio Maimone Il fenomeno della “fuga dei cervelli” è da tempo al centro del dibattito mediale. Gli analisti e gli opinion maker fanno a gara nel denunciare il rischio associato all’emigrazione delle nostre risorse più qualificate, che priverebbe il nostro Paese dei migliori talenti. Il mantra, recitato con ossessiva insistenza in tutti i talk show televisivi, è: -“dobbiamo fermare la fuga dei cervelli”. In realtà, le cose sono un po’ più complicate di quanto appaiano. E’ necessario analizzare il fenomeno con metodo, separando i fatti dagli slogan. Non sono disponibili studi sistematici sul fenomeno della fuga dei cervelli. Abbiamo solo dei dati parziali, provenienti da fonti diverse. Secondo l’ISTAT (Giovannini, 2011), il numero di italiani emigrati all’estero è compreso tra i 3,9 e i 4,2 milioni. La percentuale dei laureati sul totale degli espatriati è raddoppiata (dall’8,3% al 15,9%), nel decennio 2001 - 2010. Più della metà dei laureati italiani emigrati all’estero svolge un’attività di tipo manageriale o di elevata specializzazione.