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Serve una diversa interpretazione dello sviluppo: dalla massimizzazione dell’utilità individuale alla valorizzazione delle persone

di Pietro Spirito La crisi logora non solo l’andamento della produzione industriale, ma anche le parole che interpretano i fenomeni. Questo accade soprattutto quando la crisi stessa non è espressione di un aggiustamento congiunturale. Quando si determina una frattura profonda nella struttura dei modelli produttivi e sociali, si corre il rischio che le chiavi interpretative utilizzate nel passato per  spiegare l’evoluzione dei processi non risultino assolutamente adeguate ad intercettare una dinamica profondamente differente. Accade così anche al concetto di produttività. Gli economisti, nel tempo, si sono abituati a misurare questo indicatore correlandolo all’andamento di due fattori considerati primari per spiegarne l’andamento: il lavoro ed il capitale.

Insolite riflessioni filosofiche sulle infrastrutture

di Carla Danani In quale senso le infrastruture sono un oggetto filosofico? Nel senso, credo, secondo il quale la filosofia offre categorie, scenari concettuali e posture interrogative per comprendere ciò che è, per comprendere l'esistenza, e le condizioni di produzione e riproduzione  dell'esistenza. Laddove comprendere è un movimento duplice: coglie ciò che si dà e, mentre lo coglie, lo riprende e dà forma attraverso il pensiero. In questo senso è prospettico: accoglie e mette in un movimento. La postura interrogativa può essere in primo luogo quella di una chiarificazione delle questioni in campo: provare a chiarire, mentre forse le cose sembrano ovvie, di che cosa stiamo davvero parlando, quando parliamo di una certa cosa, e come ne stiamo parlando, al fine di disambiguare per quanto possibile il discorso. Può essere però anche una postura più esigente: l'interrogazione di una questione intorno al senso, che implica cogliere ciò di cui si parla nell'orizzonte complessivo in cui comprendiamo l'esistenza e la realtà, e ci si prefigura quale vita si vorrebbe vivere.

di Francesco Cherubini Con la decisione 1093/2012/UE, Parlamento europeo e Consiglio hanno proclamato il 2013 “Anno europeo dei cittadini”.  Tale decisione, come recita il suo art. 2, ha l’obiettivo di «rafforzare la consapevolezza e la conoscenza dei diritti e delle responsabilità connessi alla cittadinanza dell’Unione, al fine di permettere ai cittadini di esercitare pienamente il proprio diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri». Come noto, la cittadinanza dell’Unione, introdotta dal Trattato di Maastricht nel 1993, ha caratteristiche nettamente diverse dalla cittadinanza nazionale: intanto, perché essa ha natura ancillare rispetto a quest’ultima, nel senso che si aggiunge a quella nazionale, finendo così per dipendervi. In altre parole, essendo cittadino europeo (soltanto) chiunque sia cittadino nazionale, è chiaro che gli Stati, determinando i criteri per l’acquisto e la perdita della cittadinanza nazionale, determinano, indirettamente, attraverso norme diverse da Stato a Stato, anche l’acquisto e la perdita della cittadinanza europea.

di Pietro Spirito Si avvicina il ventennale dall'avvio del lavoro di Legambiente sull'ecosistema urbano, ed, in vista di questa scadenza, in questi giorni l'associazione ambientalista ha presentato un dossier. È l'occasione per fare il punto sui cambiamenti che si sono determinati nelle città italiane nel corso di questo periodo, ed è anche un modo per costruire una agenda sulle azioni che dovrebbero essere messe in campo per rilanciare la qualità della vita nell'ambiente metropolitano, che costituisce il luogo strategico determinante per definire il futuro della nostra società. Rispetto alle rilevazioni del 1993, si registrano miglioramenti su alcuni aspetti sensibili della vita urbana italiana: la capacità di depurare i reflui è passata dal 70% del 1993 a quasi il 90% del 2011, i consumi idrici si sono ridotti dai 390 litri per abitante del 1993 ai 164,5 del 2011, mentre la raccolta differenziata, che era pari solo al 4,4% nel 1993 è arrivata a pesare per il 37,9% nel 2011. Qui finiscono le buone notizie.