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di Gabriele Gabrielli L’arte è espressione della persona, emoziona e produce sensazioni forti, sviluppa capacità di sintonizzarci l’uno con l’altro e con il mondo che ci ospita. Per questo è una risorsa che aiuta a crescere, perché contribuisce a costruire cittadini sensibili e una società umana fondata sull’accoglienza, l’ascolto e il riconoscimento dell’altro, presupposti per migliorare la vita insieme.  E’ in questa cornice di valori e idee che il prof. Stefano Papetti ha tenuto, nella serata di domenica 18 agosto, una lezione d’arte nel salotto di Largo della Musica a Offida. L’occasione è stata offerta dall’iniziativa educativa ideata e organizzata dalla Fondazione Lavoroperlapersona, intitolata Sergiacomi in piazza. Cultura e arte a servizio dei cittadini: tesori nascosti d'Offida.

di Giannandrea Eroli Gli Idea  Store sono una rete  di centri polivalenti “con servizi bibliotecari, corsi di formazione e per il tempo libero per adulti e famiglie, servizio informazioni, caffetterie e gallerie d’arte”. Il concetto che li ispira è quindi quello di intercettare gli interessi di più persone attraverso una rosa di servizi integrata offerta in contenitori unici: chi ad esempio entra  per prendere in prestito un libro, ha la possibilità di conoscere altri servizi, come quelli formativi, finendo spesso per diventarne fruitore. Allo stesso modo chi entra per un corso può ritrovarsi a chiedere in prestito un libo o a partecipare ad un altro evento culturale. Istituiti dal Comune di Tower  Hamlets, uno dei trentadue boroughs di Londra, nell’ East End, gli Idea Stores sono al momento cinque, ma ne sono previsti in tutto sette.

di Giorgio Fabbri “Vorrei insegnare alle persone la musica, la fisica, la filosofia; ma soprattutto la musica, perché nel modello della musica sono contenute le chiavi dell’apprendimento”. Così si esprimeva Platone più di duemila anni orsono. Le più recenti ricerche delle neuroscienze in merito ai rapporti tra musica e cervello, evidenziano come l’ascolto e la pratica musicale siano in grado di incidere significativamente sulle modalità adottate dal cervello mentre apprende e lavora. L’essere umano è fatto per rispondere alla musica. Siamo “fatti di musica”, afferma Daniel Levitin, nel suo saggio dal titolo omonimo1.  “La musica è pane per le neuroscienze” - sottolinea Robert Zatorre -

di Giorgio Fabbri “Vorrei insegnare alle persone la musica, la fisica, la filosofia; ma soprattutto la musica, perché nel modello della musica sono contenute le chiavi dell’apprendimento”. Così si esprimeva Platone più di duemila anni orsono. Le più recenti ricerche delle neuroscienze in merito ai rapporti tra musica e cervello, evidenziano come l’ascolto e la pratica musicale siano in grado di incidere significativamente sulle modalità adottate dal cervello mentre apprende e lavora. L’essere umano è fatto per rispondere alla musica. Siamo “fatti di musica”, afferma Daniel Levitin, nel suo saggio dal titolo omonimo1.  “La musica è pane per le neuroscienze” - sottolinea Robert Zatorre - “Essa tocca quasi ogni abilità cognitiva a cui i neuroscienziati sono interessati: non solo gli ovvi sistemi uditivi e motori coinvolti nella percezione e nella produzione musicale, ma anche le interazioni multisensoriali, la memoria, l’apprendimento, l’attenzione, la progettualità, la creatività e le emozioni”2.

Riconoscere le relazioni come motore delle organizzazioni

di Mario Losito L'attuale configurazione degli scenari socio-economici e delle nuove emergenze sociali pone le organizzazioni nella condizione di dover ripensare e ridisegnare i propri assetti organizzativi, di attivare percorsi formativi mirati allo sviluppo e alla valorizzazione delle competenze, di avviare percorsi di sviluppo delle risorse umane. In tale contesto ciò che sembra apparire decisivo per le organizzazioni maggiormente esposte alla competizione è la capacità di innovarsi e di trasformarsi (Crozier, 1990; Hatch, 1999). La comunità di lavoro orientata all'innovazione può essere definita anche come una achieving community (McFarlane, Cook, 2002) che connette le caratteristiche dell'organizzazione 'naturale' (cioè emergente dalla dinamica dei gruppi sociali) con quelle dell'organizzazione 'razionale' (cioè un sistema aperto di regole razionali frutto di progettazione intenzionale) (Bonazzi, 1999).

Una riflessione a margine delle proteste di piazza Taksim

di Gabriele Gabrielli
La città e il territorio sono luoghi privilegiati del nostro vivere.  Le politiche spaziali che li coinvolgono ne costituiscono un po’ l’archivio – come scrive Bernardo Secchi – di “temi, conflitti, soggetti, politiche e progetti che si sono sovrapposti e cumulati nel tempo senza cancellarsi”. Lo spunto per questa riflessione ci viene offerto dalle proteste e dalla violenza che tutto il mondo ha visto esplodere attorno a piazza Taksim, nel “cuore di Istanbul”. Una vicenda che mostra come “gli spazi pubblici hanno ancora un peso simbolico e politico in grado di mobilitare i cittadini”, secondo l’opinione di Michael Kimmelman. Le persone hanno bisogno di spazi liberi, che possono apparire anche un po’ disordinati agli occhi di qualcuno, anziché di progetti efficienti che sostituiscono all’energia e vitalità di spazi inclusivi la fredda e calcolatrice razionalità dei consumi o il controllo.