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di Gabriele Gabrielli
gabrielliSono in molti a pensare che il dialogo tra generazioni si sia interrotto: genitori e figli, cittadini e studiosi. La sua profonda crisi, anzi, è il “nervo scoperto della società neocapitalista”[1]. Le generazioni nate e cresciute dopo la seconda guerra mondiale hanno difficoltà a considerarsi anello di trasmissione verso un futuro che temono perché non sarà il loro. Si sono ripiegate e chiuse sulle loro paure. Concentrate a far proprie, con maggiore o minore consapevolezza, le idee e pratiche che annunciano con gran clamore la vincita della tecnica sulle fragilità dell’uomo, come l’invecchiamento e il progressivo indebolimento del corpo. Idee e pratiche narcisistiche incorporate nel mito dell’eterna giovinezza, vera manna per un’economia consumista e individualista che lo proclama e promuove.  No!

di Valentina Grassi grassi-bnDue tra i maggiori fattori di mutamento sociale nella contemporaneità sono profondamente interconnessi e chiamano gli osservatori e gli studiosi del sociale a una riflessione attenta sulle prospettive che si possono aprire: si tratta delle migrazioni, e quindi della questione dell’intercultura, e del declino del paradigma individualista come fondamento dei legami sociali, verso la valorizzazione di ciò che è comune. Quella sull’esclusività delle culture e sulla centralità della cultura occidentale come parametro di riferimento di tutte le altre è stata, si può affermare, una vera e propria fede. E come tutte le fedi è legata a un’adesione emozionale che agisce al livello dell’immaginario sociale: ebbene, la società occidentale oggi, tanto a livello strutturale quanto a livello dell’immaginario, sta mutando profondamente forma e l’ibridazione culturale è ormai un processo che coinvolge tutti gli ambiti della vita sociale.

di Sara Lombardi s-lombardiIn una settimana di piena estate, nel cuore di un piccolo paese tra le rigogliose valli di Ascoli Piceno, un’atmosfera fatta di serenità, semplicità, autenticità e curiosità ci ha accolti per vivere un’esperienza che si è rivelata indimenticabile. Sebbene ognuno di noi potesse già essere rivolto col pensiero alle vacanze finalmente vicine, quei giorni hanno sospeso le nostre vite. Le hanno catturate e immerse in una realtà fatta di conoscenza, sapere, valori di comunità. E’ così che a noi, un gruppo di giovani ricercatori e dottorandi, è stata concessa un’opportunità che oggi, più che mai, acquisisce un valore inestimabile: quella di potersi concedere il tempo e la possibilità di ascoltare e ascoltarsi, di assorbire, a volte in silenzio, a volte con l’impulso di chi istintivamente cerca il punto di incontro tra prospettive divergenti, pensieri rivelatori, idee sorprendentemente arricchenti.

di Mario Losito losito«Fragilità» ha la stessa radice di frangere, che significa rompere. La fragilità di un vetro pregiato di Murano o di un cristallo di Boemia: bello, elegante, ma basta poco perché si frantumi e si trasformi in frammenti inservibili. Conoscendone la natura, si deve avere cura del suo utilizzo, bisogna essere attenti a come lo si conserva: occorre tenerlo lontano da luoghi in cui si compiono azioni d'impeto, perché altrimenti quel vetro pregiato si fa nulla, solo ricordo. «Fragile» significa anche delicato, gracile. Come un fiore: basta un colpo di vento e un petalo si stacca e perde il suo profumo, divelto dalla sua funzione, muore. Il contrario di fragile è resistente, tetragono, indistruttibile. Siamo cresciuti all’interno di una cultura che crede che «grandi» siano coloro che hanno sempre vinto, mentre i «gracili» in un attimo si incrinano, si frantumano in tanti piccoli pezzi che non permettono di venire ricomposti.

L'intreccio di conoscenze, relazioni ed emozioni tra mura che...abbracciano

di Laura Copparoni copparoniScrivere a distanza di mesi relativamente all’esperienza della Summer School significa per me ripercorrere col pensiero quei giorni intensi di lavoro vissuti in compagnia di docenti e ricercatori universitari provenienti da ambiti di studio differenti in un clima di autentico scambio comunicativo ed emozionale. In pieno luglio, a Offida, un incantevole borgo medievale delle Marche, la Fondazione Lavoroperlapersona ha permesso a noi giovani ricercatori di incontrarci, di dialogare, di apprezzare, giorno per giorno, il piacere della scoperta. Abbiamo avuto modo, infatti, di sperimentare forme nuove di condivisione e di collaborazione in contesti che, accoglienti per dimensioni e struttura, sono divenuti sin da subito familiari. Tra questi, prima fra tutti, la sede della Fondazione, uno spazio racchiuso tra mura che raccontano una storia ricca di sudore, di creatività, di impegno, di fede. Mura all’interno delle quali abbiamo ascoltato, parlato, sorriso, comunicato i nostri saperi e le nostre passioni aprendoci alla prospettiva dell’altro.

di Marianna Astore astoreÈ mattina presto quando parto dalla stazione. Ho con me la valigia, una di quelle che servono quando si sta via qualche giorno, ma, nonostante sia il 22 luglio e il treno diretto verso la riviera romagnola, non sto andando in vacanza. Non ancora, almeno. Vado ad Offida - un  piccolo paese dell'ascolano di cui fino a qualche tempo prima non conoscevo nemmeno il nome – per partecipare alla Summer School promossa dalla Fondazione Lavoroperlapersona. L'iniziativa, segnalatami dalla Facoltà di Economia dell'Università Politecnica delle Marche, dove attualmente sono dottoranda, mi aveva incuriosito non poco perché si collocava in una posizione di originalità e novità nel panorama delle iniziative rivolte ai giovani ricercatori. Così, dopo averci pensato un po' su, mi ero detta: “Perché no?”. Di ragioni per partecipare ce n’erano, e diverse.