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Raffronti, antitesi e consonanze in terra marchigiana da Aldo Sergiacomi ad Osvaldo Licini La Fondazione Lavoroperapersona, nell’ambito del consueto evento “Aldo Sergiacomi in Piazza”, ha organizzato domenica 16 agosto 2015, presso il Teatro Serpente Aureo, una conversazione d’arte sul tema Raffronti, antitesi e consonanze in terra...

di Gabriele Gabrielli
gabrielliNel tempo che viviamo cresce la paura di essere esclusi, di non contare nulla, di uscire dal “giro”. Una paura che crea chiusura, che ci propone l’Altro come minaccia, qualcuno da cui difendersi. Camminiamo con passo incerto, timorosi di chi ci accompagna. Proviamo talvolta un senso di vuoto, mancandoci un lido sicuro dove poter vivere pienamente l’umanità. E’ un sentire diffuso che ci fa scoprire quanto sia generativa l’Accoglienza e fertili le sue molteplici dimensioni. Per queste ragioni la Fondazione Lavoroperlapersona l’ha posta, sin dalla sua nascita, al centro delle riflessioni e delle esperienze dei suoi seminari interdisciplinari. Per superare questo disagio il buon senso suggerirebbe di diventare tutti più operosi nella costruzione di una convivenza più degna dell’umanità e orientata al perseguimento del bene comune.

Recuperare il lavoro come espressione della persona e strumento di reinserimento sociale

di Gabriele Gabrielli
gabrielliSono in molti a pensare che questa sia un’illusione e che l’organizzazione e la gestione del carcere non stiano rispondendo adeguatamente al principio – sancito dall’art.27 della nostra Costituzione – che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Si è autorizzati a pensare che questa pedagogia penale sia stata tradita, dimenticata, abbandonata. Alcuni ritengono che il carcere, così com’è, viola “obblighi morali della comunità civile” come il rispetto della vita sacra della persona perché la mette in pericolo; moltiplica reati e rieduca assai poco. Allora perché non abolirlo? E’ la proposta che Luigi Manconi, Stefano Anastasia, Valentina Calderone e Federica Resta hanno messo per iscritto nel libro “Abolire il carcere”.

di Fabrizio Maimone maimoneAssistiamo impotenti ai naufragi dei migranti nel cuore del Mediterraneo, il Mare Nostrum. Migliaia di donne e uomini, che dopo aver sfidato le sabbie del deserto e i pericoli del mare, finiscono i loro giorni in quella sorta di monumento (funebre) all’egoismo umano, che è diventato il Mediterraneo, un tempo crocevia di culture e civiltà. Oppure, si ritrovano ad essere clandestini, costretti a lottare per la sopravvivenza in un Paese che sacralizza la libera circolazione dei capitali e delle merci, ma considera un reato la migrazione di tanti disperati, che cercano un futuro migliore. Eppure, la storia dell’umanità è anche una storia di migrazione. Papa Francesco, in un discorso pronunziato nel 2013, ha affermato che “Gesù, Maria e Giuseppe hanno sperimentato che cosa significhi lasciare la propria terra ed essere migranti: minacciati dalla sete di potere di Erode, furono costretti a fuggire e a rifugiarsi in Egitto”.