Quali imprese meritano “credito”?

di Gian Luca Gregori

Il sistema imprenditoriale italiano si trova da tempo di fronte ad importanti e difficili sfide, quali la globalizzazione, l’ipercompetizione, la continua e rapida evoluzione tecnologica, le quali hanno innescato un processo di “selezione naturale” delle imprese, escludente soprattutto quelle incapaci di seguire i cambiamenti. Tale processo è stato accelerato ed accresciuto dagli effetti della crisi economico-finanziaria internazionale, i quali, peraltro, hanno comportato la “stretta” creditizia degli istituti bancari, limitando i progetti d’impresa ed alimentando il rischio di estinzione, in certi casi, anche di aziende caratterizzate da un’offerta competitiva ed in possesso di importanti know-how. Lo scenario appare ancora più problematico se si considera l’impatto degli interventi tesi a risanare i debiti pubblici di alcuni Paesi dell’Unione Europea, tra cui l’Italia. Si fa sempre più pressante, quindi, l’esigenza di favorire alcuni cambiamenti utili e necessari per consentire alle imprese di svolgere al meglio il loro rilevante ruolo nello sviluppo socio-economico. In particolare, possono essere rimarcati i seguenti temi prioritari.

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Abbiamo bisogno di relazioni forti e non mediate per prenderci cura direttamente dell’altro

di Gabriele Gabrielli

La paura dell’altro è una dimensione che sperimentiamo quotidianamente. Nel quartiere dove viviamo, negli ambienti di lavoro, quando guardiamo la televisione o ascoltiamo la radio, mentre siamo in macchina e ci fermiamo a un semaforo. Proviamo un misto di pudore e vergogna nel confessarlo, ma il timore c’è. Temiamo che l’altro, il diverso da noi, possa farci male e offenderci in qualche modo. Per esempio, non considerando in modo adeguato le nostre capacità, oppure facendo carriera più velocemente di noi; o ancora destabilizzando l’equilibrio costruito e su ci siamo adagiati. Come riescono a fare le nuove generazioni che ci creano profondo disagio. Sono lì che guardano, bussando alla porta di un benessere che si allontana e che costringe a rivedere al ribasso molte aspettative.

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Generazioni in dialogo tra “solventi” e “collanti”

di Luigi Alici

Nel suo ultimo libro, significativamente intitolato Insieme (Insieme. Rituali, piaceri, politiche della collaborazione, Feltrinelli, 2012), Richard Sennett parla di una dote sociale preziosa, che oggi rischia di essere smarrita: la capacità di collaborare, intendendola come “uno scambio in cui i partecipanti traggono vantaggio dall’essere insieme” (p. 15). La collaborazione suppone sensibilità nei confronti degli altri, capacità di ascolto, applicazione pratica di tale sensibilità nel lavoro e nella collettività. Secondo Sennett, invece, “il desiderio di neutralizzare la differenza, di addomesticarla, nasce… dall’angoscia tutta moderna per la differenza, un’angoscia che si interseca con l’economia della cultura consumistica globalizzata. Uno dei suoi effetti è quello di indebolire l’impulso a collaborare con coloro che rimangono irriducilmente Altro da noi” (p. 19). Il risultato di tale impoverimento relazionale è il tribalismo, che “abbina la solidarietà per l’altro simile a me con l’aggressività contro il diverso da me” (p. 14).

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